Immigrazione o invasione?

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Jean Raspail – Dal 1 gennaio al 31 dicembre 2020 in Italia sono sbarcati 34.154 clandestini. A fronte degli 11.471 arrivati nel 2019. Un fenomeno che, comunque lo si giudichi, è preoccupante per dimensioni e progressione. Uno stato di cose cresciuto a dismisura nell’Italia che chiude in casa i propri cittadini per aprire invece, indiscriminatamente, porte e porti a chiunque si affacci sul suo mare.

Un fenomeno che, sebbene rivestito da alcuni di un manto umanitario, serve in realtà ad alimentare il sistema corrotto dell’accoglienza e dello sfruttamento economico di disperati privi dì qualsiasi possibilità di redenzione sociale. 

Ora, per meglio farci comprendere le ragioni ideologiche che spingono parte del mondo intellettuale e dell’informazione (e, più in generale, tutta la Sinistra) ad incoraggiare irresponsabilmente la venuta di clandestini che sta minando la tenuta finanziaria delle politiche di integrazione e la stessa tenuta sociale del Paese, la rivista “Panorama” e il quotidiano “La Verità” hanno deciso di uscire in edicola, in questi giorni, con un libro dedicato a Jean Raspail. Un libro che parla di questo romanziere che per primo raccontò, decenni or sono, di una immigrazione sotto forma di invasione; e che si conclude con un saggio dello stesso Raspail intitolato «Il Grande Altro». È un testo la cui lettura mi permetto di suggerire a tutti.

Jean Raspail è uno dei più interessanti e straordinari scrittori contemporanei francesi. La cui opera, pur essendo stata largamente insignita di prestigiosi riconoscimenti e premi letterari, viene continuamente oscurata dall’establishment mediatico e dall’industria culturale per via delle idee tradizionaliste e monarchiche dell’autore, lontano anni luce dai codici del buonismo e dai canoni del politicamente corretto.

Quasi del tutto sconosciuto in Italia -dove, se non sbaglio, sono stati tradotti solo due suoi libri: «Le Champ des Saints (Il Campo dei Santi)» e «L’anneau du pêcheur (L’anello del pescatore)»- Raspail è un geniale scrittore visionario, capace di anticipare temi e avvenimenti della nostra storia.

Il Campo dei Santi, L’Anello del Pescatore

Con «Il Campo dei Santi» pubblicato nel 1973 ha anticipato il tema dell’immigrazione incontrollata che si fa invasione etnica. Ironizzando con perfida intelligenza su quella “gauche caviar” dal pensiero debole ma snob. E su quella chiesa dalla debole teologia che ha sostituito il Bene con i buoni sentimenti. Due soggetti collettivi che, in odio ormai alla civiltà occidentale, si sottomettono psicologicamente ancor prima che culturalmente agli invasori, ai portatori di una identità totalmente altra, ovviamente sempre in nome dell’’umanitarismo! 

E, in un altro libro del 1995, «L’anello del pescatore», Raspail narra la storia della controversa discendenza carismatica di Pietro con due Papi dei giorni nostri che, diversissimi tra loro, si temono e si cercano entrambi! Insomma, si può non essere d’accordo con certe sue idee o espressioni ma Raspail è sicuramente uno scrittore col quale confrontarci.

Tanto più che possiamo farlo anche piacevolmente, assaporando una prosa brillante e suggestiva. Il che accade di rado, purtroppo.

Jean Raspail è morto a giugno del 2020. Ci ha lasciato un’opera che insegna a coltivare il rispetto della nostra identità per aprirci, responsabilmente e veramente, alla comprensione e al rispetto dell’altrui identità. Come ha fatto, a mio avviso, in modo esemplare in «Qui se souvient des hommes? (Chi si ricorda degli uomini?)», uno dei suoi libri più belli e toccanti che racchiude una profonda lezione di moralità.  

È proprio vero che, a volte, i romanzieri sanno parlare dell’uomo e della sua storia molto meglio dei filosofi o degli storici. Resta il fatto che rifugiarsi in certe letture è un balsamo per il cuore e per la mente. Specie di questi tempi le cui cronache ci condannano a strampalate idiozie, che paiano tutte uscite da un improvvido bestiario. 

 

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