Il Tirreno e la censura di sinistra: la notizia proibita che imbarazza il potere
Alle volte capita che la verità si imponga con tutta la forza dell’autoevidenza di talché non può essere ignorata e suscita legittime indignazioni.
È quanto sta accadendo all’interno del giornale Il Tirreno, prestigiosa voce della carta stampata sulla costa toscana
Ebbene, per quotidiano di Livorno – Via Alfieri, il momento della verità è arrivato: la redazione si ribella, sfiducia il direttore Cristiano Marcacci e denuncia apertamente ciò che moltissimi lettori avevano intuito da tempo: l’evidente tentativo di insabbiare una notizia politicamente rilevante e che va a interessare, non la destra cattiva e fascista sempre sotto esame da parte dei dispensatori di moralità a targhe alterne, ma l’ intoccabile potere del centrosinistra toscano.
Il caso Manetti – figura di primo piano legata al governatore Giani e oggi assessore della Giunta – è finito su tutte le testate nazionali. Tutte tranne una: Il Tirreno, che ha scelto deliberatamente il silenzio
La vicenda è nota. Si tratta del contestato abuso da parte di Manetti perpetrato a danno di altri cittadini allorché ha pensato bene, per saltare la fila in mancchina, di invadere la corsia di emergenza dell’A11 secondo il noto cliché “Io sono io e voi non siete un c….” In suo soccorso è giunto niente meno che il Presidente GIani a bordo della sua auto blu per chiedere chiarimenti alla polizia intervenuta, ma il tempestivo intervento presidenziale non sotrae la protetta da multa e ritiro della patente.
Il solerte GIani ha personalmente accompagnato la Manetti negli Uffici della Prefettura e ì non si sa bene cosa sia successo o se sia effettivamente successo qualcosa
Di tutto ciò ne dà conto lo stesso Ministero dell’Interno.
Insomma un fatto che nel gergo si indica come “notiziabile” e infatti tutta la stampa locale e nazionale ha parlato. Tutti, tranne, appunto il Tirreno!
Una coincidenza? Una distrazione?
No. La redazione lo dice chiaramente: è stata una scelta politica. Una linea editoriale di fatto. Un “silenzio narrante” come se il Tirreno fosse divenuto la nuova Pravda del potere toscano
A testimonianza di ciò, mon solo il quotidiano evita la notizia dell’anno in Toscana, ma nello stesso giorno pubblica un’intervista zuccherosa a Giani, senza che il giornalista possa aggiornarla o osare inserire una domanda scomoda sul caso Manetti.
È questo il giornalismo “progressista” che per anni ha dato lezioni di moralità agli altri?
È questo il famoso pluralismo che la sinistra invoca quando teme che la destra possa cambiare qualcosa?
Prova provata del paradosso dei moralisti: censurano gli altri, tacciono su se stessi e per questo bene hanno fatto i giornalisti del Tirreno a parlare senza mezzi termini di “burqa all’informazione”.
Parole forti, certo ma non certo infondate.
Il punto, infatti non è solo ciò che è stato taciuto, ma il perché è stato taciuto
E la risposta – che piaccia o no – è politica: il caso riguardava una figura vicina al governatore Giani, quindi: silenzio.
Lo stesso giornale che in passato ha riempito pagine intere per denunciare presunti “attacchi alla stampa” quando governava il centrodestra, ora si ritrova coinvolto nel più imbarazzante degli episodi senza che stavolta nessuno possa addossare la responsabilità a Roma, a un ministro di destra o a un clima di intimidazione: il bavaglio se lo sono messi da soli.
Proviamo a immaginare un giornale di destra che copre le magagne di un politico di destra. Qualcuno si sarebbe immediatamente stracciato le vesti parlando di censura, fascismo, autoritarismo e altre amenità. Invece, quando coinvolta è la sinistra, appunto, un silenzio assordante
La contestazione dei giornalisti del Tirreno poi aggiunge altri significativi fattori per la propria contestazione, questa volta dal sapore più marcatamente sindacale.
Si contestano carichi di lavoro ingestibili, rischio di nuovi tagli, redazioni da chiudere, anni di cassa integrazione, zero piani di rilancio, esclusiva dipendenza da fondi pubblici per garantire la sopravvivenza del quotidiano.
E anche in questo caso, un direttore muto e un’azienda completamente afasica. Insomma, un sistema al limite del collasso che però evidentemente, quando c’è da proteggere il potente di turno, funziona alla grande!
Questa vicenda, invero, che ci dice molto sul clima che si sta respirando in regione, ma anche su quali sono i potenziali elementi di breccia nel muro della gestione del potere toscano.
La sfiducia da parte dei giornalisti del Tirreno e la denuncia sul “burqa dell’informazione” è un atto politico che significa che forse la sinistra toscana non controlla più tutto
In altre parole, la legittima ribellione dei redattori è un segnale che dovrebbe far tremare più di un palazzo regionale.
Perché se perfino in un giornale tradizionalmente vicino al centrosinistra scatta una rivolta interna contro la censura, significa che in Toscana sta cambiando l’aria. E anche chi per anni ha vissuto di rendite politiche e editoriali ora deve fare i conti con la realtà.
La domanda finale è semplice:
Se ne renderanno conto i gestori del potere?
O, nella loro tracotanza, questo aspetto passerà nel silenzio che ormai sembra pervadere la politica regionale che, al di là di slogan, non riesce ad andare?
Certo è che intanto Il Tirreno ha perso credibilità. I suoi giornalisti lo sanno. E hanno deciso di non coprire oltre un sistema che sta implodendo sotto il suo stesso peso.
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