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Home Firenze

IL SINDACO FUNARO RESPINGE LE ACCUSE DI SVENDITA DELLA CITTÀ

di Simone Margheri
17 Febbraio 2026
In Firenze
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IL SINDACO FUNARO RESPINGE LE ACCUSE DI SVENDITA DELLA CITTÀ
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IL SINDACO FUNARO RESPINGE LE ACCUSE DI SVENDITA DELLA CITTÀ

Nell’intervista rilasciata a La Nazione, la sindaca Sara Funaro respinge con decisione l’accusa di aver “svenduto” Firenze. La sua tesi è chiara: quindici anni fa la città era segnata da contenitori vuoti e caserme abbandonate, oggi quegli spazi sono stati recuperati e restituiti alla collettività.

Il piano operativo comunale avrebbe trasformato aree degradate in quartieri dotati di servizi. Una narrazione lineare, che però lascia aperte diverse questioni politiche

È indubbio che il riuso degli immobili dismessi fosse una priorità. Aree come le Ex Officine Grandi Riparazioni o la zona della Leopolda rappresentavano per anni il simbolo di una città incapace di valorizzare il proprio patrimonio edilizio.

La riqualificazione era necessaria. Ma la questione sollevata dalle opposizioni non riguarda il “se” intervenire, bensì il “come” e soprattutto il “per chi”.

Se la rigenerazione urbana si traduce prevalentemente in residenze di fascia alta, studentati privati e grandi superfici commerciali, l’equilibrio tra interesse pubblico e rendita immobiliare torna inevitabilmente al centro del dibattito. Il caso delle ex caserme è emblematico. La sindaca rivendica il recupero di complessi un tempo abbandonati, ma non entra nel merito delle alternative scartate.

L’area dei Lupi di Toscana, ad esempio, secondo alcune proposte avrebbe potuto ospitare un nuovo presidio ospedaliero collegato alla tramvia, con servizi di radioterapia oggi carenti

Una scelta strategica diversa, che avrebbe inciso sul sistema sanitario metropolitano. Il confronto su queste priorità resta sullo sfondo.

C’è poi l’episodio drammatico legato al cantiere Esselunga in un’area ex militare, che ha acceso un faro sulle condizioni di sicurezza e sul modello di sviluppo adottato. Anche qui il nodo non è la riqualificazione in sé, ma la qualità e la finalità degli interventi.

Sul fronte dell’emergenza abitativa, Funaro elenca cifre consistenti: oltre 100 milioni di euro stimati tra riqualificazioni e nuove operazioni, 32 milioni nel triennio per l’edilizia residenziale pubblica tramite Casa S.p.A., 20 milioni straordinari per ristrutturazioni, 4 milioni annui per il contributo affitto, oltre a possibili investimenti tramite la Banca Europea per gli Investimenti

Dati rilevanti, rafforzati dal riferimento all’aumento degli investimenti certificato dal Il Sole 24 Ore.
Tuttavia, il problema posto dalle opposizioni non è solo quantitativo. È strutturale. Gli affitti continuano a crescere e non più soltanto nel centro storico.

Il blocco delle nuove locazioni turistiche nell’area Unesco sta producendo un effetto di spostamento verso quartieri periferici, dove la pressione dei canoni aumenta e la popolazione residente avverte un cambiamento rapido dell’equilibrio sociale. Se la dinamica di mercato prosegue in questa direzione, il rischio è che l’intervento pubblico finisca per inseguire l’emergenza anziché governarla.

L’intervista insiste sulla continuità amministrativa tra passato e presente, rivendicando una visione coerente

Meno spazio viene dato a un’eventuale autocritica sulla tempistica delle scelte che hanno accompagnato l’esplosione del turismo e la progressiva trasformazione del mercato immobiliare. Il cambio di passo sull’abitare arriva in un contesto già profondamente modificato.
Il punto politico resta dunque aperto: la Firenze che emerge da questi anni di trasformazioni è più accessibile per chi lavora in città?

La produzione di edilizia sociale compensa davvero la crescita della rendita privata? Le funzioni pubbliche sono state prioritarie rispetto a quelle commerciali?

La sindaca difende con decisione il lavoro svolto e porta numeri a sostegno. Ma le opposizioni sollevano interrogativi che non si esauriscono nei dati di bilancio. Riguardano il modello di città, l’equilibrio tra sviluppo e coesione sociale, la capacità di garantire servizi e abitazioni a prezzi sostenibili.
Su questo terreno, più che la contrapposizione tra narrazioni, servirà nei prossimi anni una verifica concreta: se Firenze rimarrà una città abitabile per ceti medi e lavoratori, o se la pressione immobiliare continuerà a ridisegnarne la fisionomia continuando a far spostare i residenti nell’interland alla ricerca di costi abitativi adeguati agli stipendi dei Fiorentini che in massima parte ormai non possono più permettersi l’idea di abitare in una città tra le più care d’Italia.

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Tags: FIRENZEFUNAROIN EVIDENZAPARTITO DEMOCRATICOSINDACO
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