IL RIFLESSO PAVLOVIANO DELLA PALESTINA
Esiste un riflesso condizionato verminoso che non risparmia nessuno, né destra né (figuriamoci) sinistra, e investe persino il Presidente della Repubblica. Un coazione ad agire generalizzata per la quale quando si parla di Israele o – peggio ancora – quando si intende dire qualcosa a favore di Israele, bisogna infilarci per forza Gaza, la Cisgiordania e i palestinesi.
Ogni occasione, anche quella più tragica diventa un esercizio (non richiesto) di equilibrismo diplomatico. Se si testimonia solidarietà a Israele bisogna per forza controbilanciare con la sofferenza dei palestinesi! Anche basta!!!
È accaduto anche ieri, quando si commemorava il 7 ottobre, nel terzo anniversario del più feroce massacro antiebraico dalla Shoah.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo aver giustamente ricordato l’orrore dell’attacco terroristico di Hamas, ha avvertito la necessità di richiamare le sofferenze dei palestinesi, la devastazione di Gaza e la prospettiva dei due Stati. Analogamente Giorgia Meloni, pur esprimendo una condanna inequivocabile del terrorismo e dell’antisemitismo, ha inserito nel proprio messaggio un riferimento alle sofferenze degli abitanti di Gaza e alle violenze contro i civili palestinesi in Cisgiordania.
Due dichiarazioni diverse per sensibilità e accenti, accomunate tuttavia dalla stessa impostazione: persino il 7 ottobre, persino nella giornata dedicata alla memoria delle vittime israeliane, la Palestina deve trovare il proprio spazio. Perché?
Perché non è possibile, almeno per un giorno, ricordare esclusivamente gli uomini, le donne e i bambini massacrati da Hamas? Perché la commemorazione di quel pogrom contemporaneo deve necessariamente trasformarsi in una riflessione complessiva sul conflitto israelo-palestinese? Perché la pietà per gli ebrei deve necessariamente avere la sorella gemella?
Badate bene, questo non significa rinunciare alla complessità o dedurre chissacché, ma una ricorrenza dedicata al massacro compiuto da Hamas, deve rimanere confinato a quello!!!
La memoria ha una sua dignità. E ha anche il diritto di non essere continuamente accompagnata da un contrappeso.
Il 7 ottobre non è la giornata del conflitto israelo-palestinese. Non è la giornata della soluzione dei due Stati. Non è la giornata nella quale distribuire equamente attenzione tra due popoli, non è la giornata della Cisgiordania (Giudea e Samaria). Invero, non è la giornata per fare alcuna analisi politica. Serve testimoniare dolore per gli ebrei trucidati.
Né più né meno
Non è difficile da comprendere, eppure, sistamaticamente la sindrome di Gaza colpisce inesorabilmente tutti. Come se Israele non meritasse una solidarietà tutta propria.
Ora, se questo avviene regolarmente a sinistra (anzi, in quel campo, potrebbe persino essere un apertura di credito.. il fatto che si ricordino di dire qualcosa per il 7 Ottobre) rimango obiettivamente sconcertato quando questo riflesso condizionato interessa la destra italiana.
Da una sinistra che da decenni ha fatto della causa palestinese una componente essenziale della propria identità fino al punto di diventare settaria, questa impostazione può apparire politicamente prevedibile
Da una destra che da tempo ha fatto i conti col passato e ha maturato una forte vicinanza allo Stato ebraico (pur nella critica talvolta), da una destra che finalmente ha infranto il tabù antiebraico che ha caratterizzato la nostra politica estera durante tutta la prima Repubblica, francamente mi aspetto molto di più!
Non perché la destra debba essere indifferente ai palestinesi
Ma perché dovrebbe avere gli strumenti culturali per sottrarsi a una rappresentazione del Medio Oriente nella quale Israele sembra non poter mai esistere come soggetto autonomo, con una storia, una civiltà, una legittimità e una tragedia proprie.
Israele viene troppo spesso raccontato esclusivamente attraverso la questione palestinese. La sua sicurezza, la sua democrazia, la sua identità nazionale e persino le vittime del terrorismo vengono ricondotte a un’unica cornice interpretativa: il rapporto con i palestinesi.
È una deformazione che finisce per attribuire alla causa palestinese una centralità quasi obbligatoria, come se costituisse la chiave necessaria per comprendere qualsiasi evento riguardante lo Stato ebraico. Un perenne convitato di pietra che non è sempre così necessario!
Ebbene, non è così! E fa davvero specie che non si riesca a sottrarsi da questo inganno mentale che finisce per avere incomprensibili esiti svalutativi persino nei momenti tragici.
Una destra consapevole del valore dell’identità nazionale, della continuità storica dei popoli, della sovranità e del diritto delle nazioni a difendere la propria esistenza dovrebbe comprendere questo punto meglio di chiunque altro. Possibile che Giorgia Meloni sia caduta con tutte le scarpe in questa trappola narrativa?
Quando si commemorano le vittime di un attentato terroristico in Europa, non si avverte normalmente l’obbligo di dedicare una parte equivalente del discorso alle rivendicazioni politiche o alle sofferenze delle popolazioni dalle quali provengono i terroristi. Si riconosce la specificità della tragedia. Si rispettano i morti. Si condanna il crimine.
Perché con Israele questo principio sembra diventare improvvisamente così difficile?
Naturalmente Mattarella e Meloni non hanno giustificato Hamas, né equiparato esplicitamente vittime e carnefici. Sarebbe folle sostenerlo. Il problema è più sottile e proprio per questo più importante: l’automatismo per cui una manifestazione di solidarietà verso Israele sembra dover essere accompagnata da una contestuale presa di posizione sulla Palestina.
Lo voglio dire chiaro e tondo: non c’è nessun obbligo
Nessun collegamento è dovuto, si può parlare di uno senza tirare in ballo sistematicamente l’altro. Questo non fa venir meno le legittime posizioni che ciascuno può avere. Non si diventa meno “umani” o meno solidali se in una ben precisa circostanza si omette di citare i palestinesi.
Per una volta, mettiamo al bando l’equilibrismo peloso che rischia di rendere inappropriata una posizione finalmente forte che questa destra ha avuto il merito di assumere a sostegno di Israele
Esistono occasioni nelle quali non è obbligatorio essere equilibristi. Non è necessario parlare di tutti.
Ci sono dei giorni in cui il coraggio consiste nel ricordare soltanto chi quel giorno è stato massacrato!
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