IL PONTE AL PINO LO HA FATTO RFI, IL MERITO SE LO PRENDONO LA SINDACA E GIANI. BENVENUTI NELLA FIRENZE DEL TAGLIO NASTRO DEL NASTRO E DELLA POLITICA DA PALCOSCENICO.
A Firenze è nata una nuova disciplina olimpica amministrativa: la staffetta del merito altrui e il taglio del nastro, due specialità in cui da Ieri Eugenio Giani e
Sara Funaro sono medaglia d’oro, si sono presentati al Ponte al Pino con quell’espressione soddisfatta di chi ha appena consegnato alla città un’opera propria come se l’avessero, progettata, finanziata e diretta.
Forbici in mano, sorriso da inaugurazione, dichiarazioni sul “gioco di squadra”
Peccato che il ponte non lo abbia costruito né la Regione né il Comune, ma RFI, Gruppo FS: un intervento da circa 17 milioni di euro, scritto nero su bianco nei comunicati della stessa Rete Ferroviaria Italiana, inserito nel programma di rinnovamento del nodo ferroviario fiorentino e stranamente al taglio del nastro l’unica autorità realmente coinvolta nel progetto non era presente il Ministro Matteo Salvini del ministero delle infrastrutture perlappunto.
Ilncontributo dell’amministrazione locale, sia chiaro, esiste ed è persino doveroso: viabilità, segnaletica, Polizia Municipale, il trasporto pubblico sostitutivo finanziato con 1,3 milioni provenienti dalla convenzione con RFI.
È il lavoro che ci si aspetta da un ente locale quando un’infrastruttura nazionale attraversa il proprio territorio
Ma organizzare i bus sostitutivi non equivale ad aver costruito il ponte, per quanto la sintassi istituzionale provi a confondere le due cose.
Giani, davanti alle telecamere, ha parlato di “Toscana delle innovazioni, delle infrastrutture, del gioco di squadra fra Ferrovie, Comune e Regione”. Tradotto dal politichese: quando l’opera riesce, il merito è di tutti; quando qualcosa si inceppa, il merito torna misteriosamente a essere di qualcun altro.
È la stessa logica per cui, se il treno arriva in orario, si taglia il nastro della stazione; se arriva in ritardo, si convocano subito le Ferrovie a spiegare.
Il vero banco di prova è a due chilometri di distanza
Perché allora questa solerzia comunicativa non si applica anche alle opere in cui il Comune è davvero, integralmente, senza alibi, il soggetto responsabile? Per esempio allo stadio Artemio Franchi, dove la stazione appaltante è Palazzo Vecchio e dove, guarda caso, di inaugurazioni in anticipo non se ne vedono.
Il consigliere Massimo Sabatini, della Lista civica Eike Schmidt, denuncia il cantiere da tempi non sospetti, molto prima che diventasse comodo farlo. Già nel marzo 2025 parlava di un possibile anno di ritardo, accusando l’amministrazione di procedere senza una rotta chiara
Nell’agosto 2025 il ritardo documentato si era ridotto, si fa per dire, a sei mesi, con dubbi sollevati anche sulla conformità di alcune lavorazioni alle regole UEFA. A dicembre, dal confronto sui cronoprogrammi ufficiali, alcune lavorazioni della nuova Curva Fiesole risultavano slittate di 16 mesi e 9 giorni, altre di 19 mesi e 16 giorni.
Il 2026 non ha smentito la tendenza, l’ha semmai arricchita di dettagli. A febbraio Sabatini parlava di continui cambi progettuali e di errori a ripetizione
A luglio tornava sui costi crescenti e su sei varianti già intervenute. Ad agosto, dopo oltre tre mesi di richieste di accesso agli atti, solleciti, rinvii e una diffida formale, il Comune ha infine consegnato, il 28 agosto, il testo delle quattro riserve presentate dall’appaltatore: nel mezzo, anche una discussione su una data, scritta prima come 5 marzo 2025 e poi corretta in 5 marzo 2026, con l’errore attribuito alla Segreteria Generale.
Dalle carte emerge che le prime tre riserve valgono circa 1,7 milioni di euro e contengono una richiesta di almeno 30 giorni aggiuntivi: la voce più pesante riguarda la riprofilatura in legno della Maratona, da sola quantificata in circa 1,4 milioni
La quarta riserva è quella che pesa di più sul piano politico: l’impresa parla di un “anomalo andamento dei lavori”, di frammentazione e perdita di produttività, arriva a definire l’appalto come trasformato in un “appalto a regia” e si riserva ulteriori richieste di danni ancora da quantificare. Sabatini ha annunciato un Question Time per il 7 settembre, chiedendo quanto sia costato davvero correggere il progetto originario e quante pretese dell’appaltatore siano già confluite nelle varianti senza essere contabilizzate come riserve.
L’assessora allo Sport Letizia Perini ha replicato che non ci sono nuovi costi rispetto a quelli già comunicati e che l’appalto procede attraverso gli strumenti previsti dalla normativa: nessuno scandalo, solo la fisiologia di un cantiere complesso. Resta il fatto che l’opera vale quasi 300 milioni di euro, che le riserve sono arrivate solo dopo mesi di resistenza documentale, e che i cittadini fiorentini, come sottolinea lo stesso Sabatini, avrebbero il diritto di sapere se quelle riserve siano state respinte, siano ancora in valutazione o si siano già tradotte nelle sei varianti succedutesi nel tempo.
Due fotografie, una sola morale
Da una parte un’opera di RFI, finanziata e realizzata da RFI, che arriva a compimento e viene inaugurata con la partecipazione, legittima, delle istituzioni locali. Dall’altra un’opera di cui il Comune è pienamente responsabile, dove si accumulano ritardi, variazioni progettuali, riserve dell’appaltatore e domande a cui non arrivano risposte se non dopo diffide e Question Time.
Si capisce allora perché il Ponte al Pino ispiri tanto entusiasmo istituzionale: quando l’opera è di altri, basta esserci al momento del taglio del nastro
Quando l’opera è davvero propria, il nastro rischia di restare l’unica cosa presentabile.
Amministrare una città non significa essere bravi a farsi fotografare davanti a un’opera costruita da altri. Significa esserci quando arrivano i problemi, non solo quando arrivano le telecamere. Il vero talento amministrativo non consiste nel posare accanto al lavoro compiuto da RFI, ma nel portare a termine, nei tempi e nei costi previsti, quello che dipende davvero dalla propria giunta.
Sul Ponte al Pino, dunque, l’applauso va a chi lo ha davvero costruito: RFI. Ai nostri amministratori locali riconosciamo volentieri il merito di essere arrivati puntuali alla foto
Sul Franchi, invece, prima di tagliare qualunque nastro, forse converrebbe aspettare che i lavori siano davvero finiti, e magari anche capire quanto ci sarà davvero costato finirli.
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