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Home Firenze

Il Pd Fiorentino boicotta chi raccoglie firme per salvare gli alberi e abbraccia chi spacca vetrine: ecco la sua democrazia del campo largo

di Simone Margheri
28 Ottobre 2026
In Firenze
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Le comunità musulmane si distanzino dal terrorismo
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Il Pd Fiorentino boicotta chi raccoglie firme per salvare gli alberi e abbraccia chi spacca vetrine: ecco la sua democrazia del campo largo

La deriva antidemocratica del Soviet Fiorentino

A Firenze c’è un modo sicuro per scoprire quanto sia robusta la fede democratica di certa sinistra: provare a esercitare un diritto che disturba l’amministrazione. Basta una raccolta firme, e la democrazia diventa improvvisamente un affare da maneggiare con cautela.

Il comitato “Il verde non si taglia” ha superato le 5.000 firme nel Quartiere 2 e punta a 7.000, per chiedere ai residenti di potersi esprimere sul taglio di 428 alberi per la tramvia Libertà-Rovezzano. Code ai banchetti, bar e negozi che mettono a disposizione uno spazio, cittadini di tutte le età. Una partecipazione che un consigliere presente alle autenticazioni dice di non aver visto nemmeno alle elezioni. La reazione di una parte del Pd? Secondo la ricostruzione de La Firenze che Vorrei, il segretario del circolo di Peretola avrebbe indicato sui social i negozi da evitare, e il presidente del Quartiere 5, Filippo Ferraro, sarebbe intervenuto con un commento sugli “avvocati a cui non rivolgersi”, cioè i professionisti che aiutano la raccolta.

Ricapitoliamo. Un commerciante apre la porta a un tavolino con dei moduli. Un avvocato dà una mano. E dal Pd arriva l’indicazione di girargli al largo. Non si contesta la petizione: si punisce chi la ospita. Si colpisce il bar, la bottega, lo studio, perché la lezione arrivi forte e chiara a chiunque ci stia pensando

E il nome di Ferraro, purtroppo, non è nuovo a queste uscite. Dopo il 25 aprile, parlando della sede di Futuro Nazionale in piazza Tanucci, pronunciò la frase che resta nella memoria di chiunque abbia a cuore il vivere civile: “sennò ci si trova una sera e si fa qualcosa”. Un presidente di Quartiere, cioè un rappresentante delle istituzioni, che evoca una serata di “qualcosa” contro la sede di un partito legale. Il 30 aprile, tramite una nota del Comune, arrivarono le scuse e la spiegazione: voleva disincentivare iniziative private. Le scuse si leggono. Ma chi ricopre una carica pubblica non può permettersi di far suonare un invito a “trovarsi una sera” come una minaccia, né di indicare a chi non rivolgersi tra chi sostiene una petizione. Una volta è una caduta di stile. Due sono un metodo.

Si può detestare Futuro Nazionale, e molti a Firenze lo fanno

Si può amare la tramvia. Ma chi governa deve difendere il diritto di esistere di una sede politica e il diritto di firmare di un cittadino con la stessa fermezza, anche quando gli stanno antipatici. Soprattutto allora.

Le piazze, gli agenti e il silenzio a corrente alternata

Intanto le piazze italiane hanno mostrato il volto che conosciamo. A Milano, il 17 ottobre, negozi saccheggiati. A Firenze, il 24, una città che ha dovuto blindarsi: vetrine protette con pannelli di compensato, commercianti che abbassano le serrande per paura, via Tornabuoni presidiata, petardi, cariche, dieci persone con il passamontagna accompagnate in questura, i binari della tramvia occupati in stazione per circa un’ora. Nel Paese 371 fermati, di cui 110 minorenni. Per fortuna a Firenze le vetrine hanno retto. Non perché mancasse la voglia di arrivarci, ma perché c’erano cinquecento agenti a impedirlo.

Ed è qui che la sinistra dovrebbe farsi un esame di coscienza. Perché di fronte a tutto questo, a pochi giorni dal fermo di Youssef Siher, indagato dalla Procura di Milano per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo (e come ogni indagato, presunto innocente), ecco che cosa è arrivato da una parte del campo progressista: un consigliere del Pd del municipio 7 di Milano, Alessandro Corti, lo ha definito “prigioniero politico”

Un consigliere di Avs, Alaeddine Kaabouri, ha scritto “Siamo tutti Youssef Siher». Il Partito Comunista dei Lavoratori ha lanciato la campagna “Free Youssef”, mentre sui social circola un appello per l’assistenza legale a chi scende in piazza. Un deputato di Avs, Marco Grimaldi, ha spiegato che ci sono “più decreti che vetrine rotte”.

Più decreti che vetrine rotte. Lo vada a dire al titolare che ha passato la notte a tirare su i pannelli di legno, o all’agente che ha preso un petardo in faccia

Perché la domanda è semplice: dov’è la stessa premura per le forze dell’ordine che in queste settimane sono il bersaglio dei cortei? Dov’è la solidarietà per chi ha trascorso ore a fare da muro tra le vetrine e chi le voleva distruggere? Per un indagato si trova il tempo di un reel su Instagram. Per chi indossa una divisa, spesso, il silenzio.

La democrazia ha una sola misura

Nessuno pretende che la sinistra smetta di occuparsi della causa palestinese: difendere i civili di Gaza è legittimo e doveroso. Ma una politica estera fondata sui diritti umani non può essere a corrente alternata. Esistono altre guerre, altri civili, altri morti, che raramente trovano spazio nei cortei perché non servono alla narrazione del momento. La dignità di una vittima non dipende dalla sua utilità per una mobilitazione.

E allora chiudiamo dove abbiamo cominciato. Il Partito Democratico porta la parola ‘democratico’ nel nome. Bene: la dimostri. Condanni senza “ma” chi aggredisce gli agenti e devasta i negozi. Prenda le distanze da chi invoca il boicottaggio dei commercianti che ospitano una raccolta firme. Difenda il diritto di firmare, quello di ospitare e quello di dissentire.

Perché un partito che chiama “cittadini” solo quelli che la pensano come lui, prima o poi, non è più un partito democratico. È soltanto un partito.

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Tags: AlberiCOMUNE DI FIRENZEIN EVIDENZAPALESTINAPD
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