IL FASCISMO DA CATEGORIA POLITICA A STATO DELL’ESSERE
Proprio stamattina, sotto un post “sciocco” di una pagina social di natura satirica che, per scherzo, chiedeva se avessimo gradito Nicola Gratteri quale premier, avendo io risposto un secco NO, venivo apostrofato da un altro utente della rete come “fascista”.
Non è la prima volta che tale epiteto – che ricordo costituisce oggetto di diffamazione aggravata a mezzo social – mi viene rivolto con evidente intenzione offensiva
Orbene, premesso che la suddetta intenzione con il sottoscritto va totalmente vana, cionondimeno mi offre l’occasione per riflettere brevemente su cosa sia oggi il fascismo e chi siano i veri fascisti e sull’uso allegro di questo termine per colpire l’avversario politico.
È una riflessione che mi accingo a fare di malavoglia poiché, personalmente, contesto in modo radicale l’utilizzo del termine come una categoria ontologica per descrivere univocamente metodologie e convinzioni, relegando – nel mio piccolo – il “fascismo” a un preciso periodo storico che oggi non esiste più, se non nella mente ottenebrata degli antifascisti da operetta
Ma, scendendo per un momento nel loro campo di gioco, non può negarsi che l’utilizzo bulimico dell’epiteto abbia come comune denominatore il fatto che esso sia indirizzato a chiunque dissenta ovvero esprima opinioni che collidono con il pensiero unico progressista oggi dominante o che, quantomeno, aspira ad essere tale.
Una concezione quella di fascismo che, come ho avuto modo di specificare tante volte anche da queste colonne, cessa di essere un riferimento storico o una categoria politica per diventare categoria dell’essere.
Il fascista non ha una sua individualità politica, non ha un suo pensiero, persino non ha una ideologia di riferimento, bensì è un demone da evocare a comando quando qualcuno si mostra contrario a certi presunti valori che – come una nuova Chiesa – il progressismo intende far assurgere a dogmi indiscutibili.
Umberto Eco – che certamente aveva uno spessore intellettuale estremamente superiore rispetto ai cialtroni da social e ai loro attuali padrini politici – parlava di Ur Fascismo, intendendo per tale un concetto a-storico fondato essenzialmente su 14 parametri alla ricorrenza dei quali – non si capisce bene se tutti o qualcuno – si era inesorabilmente in presenza di Fascismo, in ogni tempo e in ogni luogo.
Tuttavia, anche a una sola breve lettura dei suddetti parametri non si può che osservare come essi siano talmente generici da andare a colpire praticamente qualsiasi pensiero che affondi nella tradizione e in un sistema di valori di natura conservatrice
Logico che nei 14 parametri di Eco ve ne sono alcuni assolutamente folli e da respingere con tutta la potenza del caso, ma nel complesso per Ur Fascismo si va ad intendere niente più e niente meno che buona parte del “core” del pensiero conservatore.
Il danno tuttavia prodotto dalla posizione di Umberto Eco, ben al di là delle intenzioni dell’intellettuale, non sta tanto nella riflessione teorica, quanto nell’interpretazione estensiva e surrettizia che di questo termine hanno fatto in molti a partire dalla quasi totalità della sinistra italiana, e quindi poi, per partenogenesi dai suoi alfieri fra intellettuali e semplici simpatizzanti.
Invero, ogni cosa che contrasta con la visione progressista del mondo e delle relazioni, ha finito per essere considerato fascista, con delle coordinate talmente ampie che se fosse per questo nuovo CLN in stato di allerta permanente, si potrebbero aprire le galere intellettuali per rinchiudervi molti, troppi “dissidenti”
D’altra parte, con un doveroso bagno di realismo, non si può che evidenziare che, al di là di alcuni sparuti gruppi di nostalgici, per lo più ininfluenti, il fascismo in quanto tale non esiste più. Nessuno pensa più di conculcare le libertà personali, nessuno pensa più di mettere in discussione lo stato democratico, nessuno pensa più alla legittimazione ufficiale di una elite spirituale al comando (diverso è invece ciò che accade nei fatti, ma come si può vedere, le moderne elites sono tutt’altro che basate sullo spirito).
Insomma, molti dei parametri stessi dell’Ur Fascismo di Eco sono obiettivamente tramontati
Ne è rimasta, pertanto, una categoria del tutto vuota concettualmente, ma estremamente flessibile che si adatta bene a ogni dissenso.
Ed ecco che se non vuoi Gratteri premier, sei fascista; se non sei a favore dei presunti diritti LGBT sei fascista; se sei contro l’immigrazione incontrollata sei fascista, se non accetti il salario minimo sei fascista e via dicendo.
Quando magari con argomentazioni serie, logiche e sensate uno si schiera contro ciò che il progressismo globalista vuole imporre in termini di agenda culturale prima ancora che politica, è inesorabilmente stigmatizzato come fascista e perciò delegittimato
Dal punto di vista concettuale il fascismo è divenuto una clava da usare all’occorrenza ed è quindi comprensibile che l’unico orizzonte ideologico sia un altrettanto generico antifascismo.
In carenza di idee, privi ormai di una visione del mondo, certuni si rifugiano in questo collante ideologico che – esattamente come per il suo opposto – ha perso ogni attinenza storica, persino valoriale, per diventare un mito totalmente sganciato dal tempo e dallo spazio.
Vi è poi chi sostiene che il fascismo non sia tanto una questione di opinione quanto di metodi violenti e intolleranti; ma anche in questo caso, non mi risulta che ciò avvenga nella quotidianità da parte di chi pur si richiama esplicitamente a quella ideologia
Al contrario, metodi violenti e intolleranti li possiamo osservare praticamente in ogni manifestazione della sinistra estrema – alfiera di quei punti programmatici progressisti-globalisti – che ogni volta devasta le città, aggredisce le Forze dell’Ordine o si fa latrice di istanze violente nei confronti di persone magari appartenenti ad altre e ben selezionate religioni.
Violento e intollerante è chi compila liste di proscrizione indicando i nemici politici da abbattere ad esempio, esattamente come nel Novecento facevano i regimi totalitari europei
E allora sorge un dubbio: poichè il dissenso è perseguito da coloro i quali si dichiarano antifascisti, poichè la violenza è esercitata da chi esalta il culto della Resistenza partigiana estenendola persino a organizzazioni terroristiche, se il sostegno ai regimi totalitari attuali viene perpetrato da chi sfila con la bandiera rossa, non è che, magari per la eterogenesi dei fini, e giocando sempre sul campo avversario recependone le categorie, si può che dedurre che i veri fascisti sono proprio coloro che ostentano l’antifascismo?
