Il dramma delle prostitute, ridotte alla fame dal covid-19

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Dramma delle prostitute – «Sapete indicarmi un posto dove poter lasciare il mio cane? Non riesco più a mantenerlo». Sibel la prende alla larga. Dopo alcuni giorni in casa, la trans brasiliana, 27 anni, è dovuta tornare in strada per racimolare quei pochi soldi indispensabili per la sopravvivenza.

Dramma della sopravvivenza

«Venti euro, amore – ripete – faccio un cliente e vado via». È giorno. In via Portuense passa solo qualche auto, non si ferma nessuno. « Ho fame – confida finalmente agli operatori dell’ unità strada – vivo in un piccolo appartamenti con altre due ragazze, non possiamo ricevere » . Sibel accetta il pacco alimentare: una scorta di pasta, pelati, legumi utili per circa una settimana.

Appunta il numero degli operatori e l’indirizzo del banco alimentare del suo quartiere. Da quando era arrivata a Roma, sette anni fa, non le era mai capitato di trovarsi in una situazione di così profondo disagio economico. Una volta estinto il debito con le due donne trafficanti che l’ hanno portata in Italia, Sibel ha sempre vissuto della sua professione senza poter contare su altri aiuti.

L’unico riferimento sono le associazioni impegnate nelle riduzione del danno e nel contrasto alla tratta delle schiave del sesso. « Quelli dei preservativi » adesso distribuiscono pacchi alimentari in strada e a domicilio. «Non è un’ iniziativa caritatevole – precisano gli operatori – ma un’azione di prevenzione » .

Le ragazze

Il cibo diventa uno strumento per instaurare o rinsaldare il patto di fiducia con «le ragazze » , conoscerne la storie e poter fornire loro le coordinate per emanciparsi. Passando per le denunce alle forze dell’ordine quando è necessario, i corsi di lingua e avviamento al lavoro. In piena quarantena, delle 1953 prostitute intercettate nel 2018, continuano a esercitare sul ciglio delle consolari solo i soggetti più fragili: alcune delle 361 trans, fra brasiliane, colombiane, argentine e delle 773 donne romene. Sono rimaste solo le rom giovanissime.

Spinte dalla fame, sono costrette a sfidare i divieti e i rischi del contagio. Sopravvivono grazie ai pacchi alimentari delle associazioni, alle mense sociali. Chi è ancora schiava dei trafficanti, invece, resta in casa. Non ha problemi di sostentamento perché incrementa di circa 100 euro al giorno il proprio debito iniziale (oscilla tra gli otto e 20mila euro) da estinguere imposto dalle organizzazioni criminali al momento dell’ arrivo in Italia. È il caso delle 575 donne nigeriane censite dalle associazioni. Rischiano di perdere tutto.

«In questo momento paradossalmente sono tra le più tutelate – è all’allarme degli operatori – se la pandemia andrà avanti ancora un mese rischiano seriamente di scivolare nella povertà più assoluta. Perché i trafficanti le cacceranno dagli appartamenti per sgravarsi di ogni spesa, pronti poi a sfruttare altre donne quando sarà conclusa l’ emergenza » . Da schiave del sesso a nuove senza fissa dimora. È la prospettiva agghiacciante che riguarda una fetta cospicua delle prostitute che esercitano sulle strade di Roma .

Luca Monaco per “la Repubblica – Edizione Roma” 

                         
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