Il Dolore di chi Resta: La Testimonianza di Mehrnaz Partow sull’Iran.
Le parole di Mehrnaz Partow, una ragazza iraniana, colpiscono profondamente e dovrebbero aprire gli occhi a tutti coloro che tacciono di fronte alle atrocità del regime iraniano .
Il video che commenta – girato in una classe di Teheran dove studenti onorano il figlio dell’insegnante ucciso nelle proteste – è la riprova che il dolore di chi resta è parte integrante della colpa di chi uccide .
Giudici che impiccano in Iran nel nome di Allah fingono di essere dalla sua parte, ma difendono solo un regime fallimentare e criminale, una cricca delinquenziale al potere
Contesto del VideoIl video mostra studenti che si alzano in piedi per rispetto verso l’insegnante, mentre cantano “Sogand” – un inno che giura sul sangue dei compagni e sulle lacrime delle madri – in commemorazione del figlio perso nelle proteste antigovernative
L’insegnante rimane in piedi, con un’espressione di dolore indimenticabile, mentre uno studente legge un testo in memoria del ragazzo svanito dal banco
Questo momento cattura quaranta giorni dopo la tragedia, evidenziando la resistenza quotidiana contro la violenza del regime.Testimonianza Integrale di Mehrnaz Partow”Da ieri ho guardato questo video più di 20 volte e ogni volta ho pianto tantissimo.
Non so perché questo video mi faccia piangere così tanto, rispetto ai video molto più terribili che in questi giorni e in questi anni ho visto sulla violenza in Iran. Scrivo qui per condividerlo con voi che leggete e, in qualche modo, per aprire qui i miei pensieri con voi.All’inizio del video qualcuno dice “In piedi”. “In piedi” è un segno di rispetto; è un invito ad alzarsi per onorare una persona. Quella persona è il loro insegnante.
Purtroppo “in piedi” nei sistemi dittatoriali viene usato anche come gesto di rispetto verso il dittatore, e se qualcuno non si alza può essere punito
Ma qui, davanti a un insegnante, simoboleggia il rispetto e l’onore che si riconosce a questo ruolo.Poi si vede il volto di quell’insegnante quando inizia il canto “Sogand”. Mentre la canzone intona (giuro sul sangue dei miei compagni e giuro sulle lacrime delle madri) L’insegnante capisce di cosa si tratta e rimane in piedi fino alla fine, con un’espressione che non riesco a togliermi dalla mente.
Non so e non riesco a immaginare cosa gli sia passato per la testa in quel momento
Gli hanno portato via suo figlio. Forse ora ha altri quaranta “figli” nella sua classe, ma il dolore per quel figlio perduto nessuno e niente potrà mai sostituirlo.
Poi uno degli studenti legge un testo in memoria del figlio del suo insegnante; un ragazzo che come molti altri, da un giorno all’altro, non è più tornato al suo banco
E alla fine si vede il dolore di un padre che non crolla, anche se dentro forse è completamente distrutto.Questo video, a differenza di tanti altri, non mostra direttamente la violenza. Quando guardo video di violenze terribili, è come se non riuscissi a credere che possa esistere un livello simile di brutalità. Forse è un meccanismo di difesa della mente che mi fa prendere un po’ di distanza e non connettermi oltre un certo limite, perché è troppo al di là di ciò che riesco a concepire.
Ma questo video mostra la vita di chi resta, quaranta giorni dopo la perdita di un figlio
Mostra le conseguenze di quella violenza e di quella crudeltà. Qui il dolore, la tristezza, la nostalgia, la rabbia e perfino un piccolo frammento di speranza e resistenza sono più comprensibili, più umani.
Ed è proprio questo che permette di capire più profondamente la tragedia: che ognuno di quei corpi nei sacchi neri era la moglie, il marito, il padre, il figlio o la figlia di qualcuno.Qualcuno che, dopo aver visto e sopportato tutta quella violenza, non ha altra scelta che andare avanti, presentarsi in classe e continuare a svolgere la propria responsabilità sociale”.
Riflessione PoliticaNon si tratta solo di grandi equilibri geopolitici: le guerre sì, ma è impossibile giustificare il genocidio di un popolo innocente, la morte continua di giovani e le mani sporche di sangue di questa fratellanza criminale.
Il regime iraniano persiste con violenza estrema, elevando la soglia della repressione contro chi resiste. Queste storie umane impongono di non voltarsi dall’altra parte .
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