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Home Economia

Hormuz e Bab el-Mandeb, il rischio di un doppio shock sulle rotte globali

di Daniela Simonetti
13 Aprile 2026
In Economia
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Tra vittoria militare e sconfitta strategica, il dilemma della Casa Bianca
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Hormuz e Bab el-Mandeb, il rischio di un doppio shock sulle rotte globali

C’è una differenza sostanziale tra l’allarme e la realtà operativa dei traffici globali, ma quando si parla di snodi come Hormuz e Bab el-Mandeb, anche la sola percezione del rischio è sufficiente a muovere mercati, flotte e governi.

L’ipotesi di una chiusura simultanea dei due principali passaggi marittimi tra Medio Oriente, Asia ed Europa rappresenta uno scenario estremo, ma utile per comprendere la fragilità dell’architetturacommerciale globale

Il primo dato da chiarire è che non basta evocare una chiusura per renderla effettiva e duratura. Bloccare completamente lo stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, richiederebbe un confronto militare diretto e sostenuto, con conseguenze difficilmente controllabili anche per chi lo minaccia.

Lo stesso vale per Bab el-Mandeb, passaggio cruciale verso il Canale di Suez: la sua interruzione totale non è un interruttore che si accende e si spegne, ma un processo instabile, fatto di attacchi, rischi assicurativi e decisioni operative delle compagnie

Eppure, anche senza una chiusura formale, gli effetti si vedono già. Le grandi compagnie di navigazione stanno adottando deviazioni preventive, scegliendo rotte più lunghe attorno al Capo di Buona Speranza. Non è una decisione simbolica, ma economica: quando il rischio supera una certa soglia, assicurazioni e sicurezza dell’equipaggio pesano più dei tempi di consegna.

Qui emerge il vero nodo

Non serve che entrambe le rotte vengano sigillate per produrre un impatto globale. Basta che diventino inaffidabili. Ogni giorno aggiuntivo di navigazione si traduce in carburante, noli più alti e catene di approvvigionamento meno efficienti. Il risultato è una pressione inflattiva diffusa, che non colpisce solo l’energia ma l’intero sistema dei beni, dai componenti industriali ai prodotti di consumo.

L’Europa è particolarmente esposta. La dipendenza dal corridoio Suez–Mar Rosso rende il sistema logistico vulnerabile a crisi regionali che si trasformano rapidamente in shock economici

L’Egitto, da parte sua, rischierebbe un contraccolpo immediato sulle entrate legate al traffico del Canale, ma il danno più ampio sarebbe sistemico: una riorganizzazione forzata delle rotte globali che ridisegna tempi, costi e priorità.

Sul piano geopolitico, la questione non è solo chi controlla cosa, ma chi è in grado di influenzare il livello di rischio percepito. La leva non è necessariamente la chiusura totale, bensì l’instabilità continua. In questo senso, il potere si esercita più nella minaccia credibile che nell’azione definitiva.

Lo scenario di doppio blocco resta, allo stato attuale, un’ipotesi limite

Ma la direzione è chiara: il commercio globale non si ferma, si adatta. E ogni adattamento, oggi, ha un prezzo che finisce per essere pagato lontano dai luoghi della crisi, nelle economie quotidiane di chi consuma.

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