Guerra o non guerra, chi paga si sa

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Guerra o non guerra, chi paga si sa

La guerra in Ucraina avrebbe dovuto essere negli intendimenti di Putin ‘un’operazione speciale’ da chiudersi al massimo in una settimana.

Lo spiegò benissimo nel 2022 Silvio Berlusconi amico e confidente di Putin.

In una settimana deporre Zelensky, mettere su un governo di “ persone perbene” per rispondere alle richieste dei russi-ucraini del Donbass. Pratica chiusa

Non è andata così. Comunque vada a finire i Russi hanno nei fatti già perduto la guerra che non volevano. Conflitto che a oggi ha una durata pari alla seconda guerra mondiale e costi umani e di risorse enormi e sproporzionati.Oltre alla cattiva figura di una potenza messa in stallo da uno stato ben minore e ,questo sì , di pessima reputazione internazionale quanto a onestà e capacità della sua classe dirigente.

In Iran gli americani volevano decapitare il regime confessionale e mettere su anche loro un governo di ‘persone perbene’, in tre giorni

Non è andata così, pur con la decapitazione realizzata.

Gli americani si sono impantanati e hanno già perso nei fatti una guerra che dicevano di non volere e che ha fra l’altro penalizzato oltre misura l’Islam aderente al Patto di Abramo, vittima delle ritorsioni belliche iraniane.

La prima cosa che viene in mente è che sia Putin che Trump dovrebbero rivedere le proprie intelligence, sicuramente non all’altezza

L’altra è che lo stato delle cose è a oggi una realtà non voluta nè programmata dalle due potenze, la quale, come tutte le cose non volute sta evolvendo per suo conto.

Questa Waterloo dei servizi, delle previsioni, dei globalismi, ha fatto sì che due colpi di mano che avrebbero dovuto coinvolgere 5 nazioni al massimo ( Usa, Israele, Iran, Federazione Russa,Ucraina ) hanno interessato con atti e conseguenze belliche in tutto ( per adesso) più di 25 stati: Corea del Nord, Bulgaria, Romania, Polonia, Moldova, Lituania, Bielorussia, Germania, Irak, Turchia, Siria, Cipro, Libano, Giordania, Arabia Saudita, Yemen, Oman, Barhein, Qatar, Emirati Arabi Uniti ( Dubai, Abu Dhabi..). Cioè una buona parte di mondo.

L’ingresso della Germania fra i belligeranti di una guerra definita ‘ibrida’, alza il livello e avvicina la probabilità di ulteriori estensioni

Inoltre gli atti bellici dei principali contendenti si stanno allargando a tutti i territori dei paesi coinvolti con vittime civili che ormai non fanno quasi più notizia.

È a questo punto che ritornano in auge di nuovo le presunzioni di sé, l’ansia di profitto, il protagonismo, le manovre più spericolate e criminali, caratteristiche insopprimibili del capitalismo selvaggio

Sì perché quando l’economia e la finanza, i mercati, i dazi, le imposizioni economiche le sanzioni, i veti e i permessi guidano la cosiddetta politica, loro pedissequa donna di servizio, il target non sarà mai la pace o le armi tacitate. Fatto il punto della situazione da lì si riprende a sfruttare lo status quo e a far profitto.

Gli Usa, una volta compreso che taglieggiare l’Europa occidentale e i paesi Nato non basta più al First America, hanno approfittato del fiasco iraniano per mettere il mercato petrolifero sotto scacco

La loro produzione petrolifera fracking è costosissima ma li ha riportati a essere i leader mondiali del mercato degli idrocarburi. Soltanto che per venderlo quel petrolio ,visti gli elevatissimi costi di coltivazione dei giacimenti, è necessario che il prezzo sia alto, ma alto parecchio.

Si dice con cognizione di causa che il petrolio da fracking diventa conveniente se il mercato si tiene sopra i 70 dollari al barile e che se è a 50, l’estrazione si compie in passivo

Perfetto. Allora si tiene chiuso Hormuz, e poi siccome anche la Russia deve smettere di intromettersi nel mercato, via con le sanzioni, le distruzioni di petroliere di flotta ombra, le intimidazioni a chi si avvicina al petrolio a buon mercato. Così l’Europa ancella taglieggiata e senza diritti pagherà il conto.

Questo succede nel mondo, ma la Meloni e la Schlein continuano a essere pervicacemente atlantiste e filo Ue

Più che còlte dalla sindrome di Stoccolma, appaiono sensibili al mantenimento dei posti che occupano. Così la prima ha invertito un suo cavallo di battaglia, ‘ meglio cento giorni da pecora ( e li festeggio) che uno da leone ( che neanche ho preso in considerazione)’. Mentre l’altra avvolta nelle battaglie lgbtq+ teme le primarie, anch’essa rovesciando i suoi princìpi e denegando la fonte della sua immeritata leadership. Così va il Mondo di sopra, nell’atarassia pigra e colpevole degli italiani, che non hanno neppure un moto di protesta per un governo che ha in cassa molti più dei soldi necessari per azzerare iva e accise e lenire le prepotenze dei mercati. Invece la premier impudicamente smemorata, mentre festeggia un record che sarebbe piaciuto a Andreotti, dimentica le promesse e persegue la politica della lesina, per una ‘ stabilità’ alla Quintino Sella fuori tempo, fuori misura e controproducente.

Politica cara ai suoi danti causa e piangendo una miseria inesistente da un lato e lodando meriti altrettanto inesistenti dall’altro

Unica preoccupazione di tutte e due acchiappare di nuovo gli elettori e continuare la pantomima voluta da Mario Draghi e c, che , lo sappiano entrambi, sta per cambiare cavalli.

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