Greta, sacerdotessa del clima che non ha nulla di scientifico

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E chi lo dice che Greta Thunberg rappresenta la “scienza”? Come nota il politologo Alessandro Campi su Istituto di Politica, la causa perorata da quest’ultima è certamente nobile e grandiosa: la salvaguardia del pianeta contro il rischio – dato come imminente – della sua distruzione causata dai cambiamenti climatici.

Ma come definire, se non come tipicamente populiste, le modalità attraverso le quali Greta e i suoi seguaci stanno conducendo la loro battaglia? Come spiega sempre Campi, nel fenomeno Greta Thunberg gli stilemi tipici del “populismo”, “sino a diventare qualcosa a metà tra una moda politico-mediatica che si fa forte della nostra cattiva coscienza e un movimento di massa che inclina verso il misticismo para-religioso, sono tutti facilmente riconoscibili. A partire dal più elementare e costitutivo d’ogni populismo: la divisione del mondo in buoni (i molti) e cattivi (i pochi). I primi sono gli abitanti del pianeta (il popolo inteso in questo caso come umanità), i secondo sono i capi di governo e gli esponenti dell’establishment finanziario e industriale mondiale”.

Inoltre, osserva il politologo, le posizioni che Greta sostiene in materia d’ambientalismo sono intrise, a dir poco, di un allarmismo che sconfina nel millenarismo di marca apocalittica. Una tesi, quella di Greta Thunberg, che nessuno può mettere in discussione se non vuole essere tacciato di “negazionismo” sul clima o altro. Ma che, per l’appunto, di “scientifico” non ha proprio nulla perché sul tema, piaccia o meno ai climaticamente corretti, un dibattito esiste, soprattutto su quanto, nel concreto, l’uomo incida nel processo dei cambiamenti climatici. Discuterne è sintomo di “anti-gretismo”? No.

Almeno che, per i “gretini”, la “scienza” non sia, in realtà, una fede incondizionata in ciò che la loro beniamina dice. Come abbiamo riportato nei giorni scorsi, nell’indifferenza generale 500 scienziati di tutto il mondo hanno inviato al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, una lettera contro l’allarmismo climatico. Lanciata da Guus Berkhout, geofisico e professore emerito presso l’Università dell’Aja, l’iniziativa è il risultato di una collaborazione tra scienziati e associazioni di 13 Paesi. Pubblicato in un momento in cui l’agenda internazionale pone il clima in cima alla lista delle preoccupazioni, questa “Dichiarazione europea sul clima” ha lo scopo di far sapere che non c’è urgenza né crisi irrimediabile.

Come spiegano gli studiosi, il clima varia da quando esiste il pianeta con fasi naturali fredde e calde.La piccola era glaciale si è conclusa solo di recente, intorno al 1850, quindi non sorprende che oggi stiamo vivendo un periodo di riscaldamento”. Il caldo, intanto, cresce con un ritmo inferiore alla metà di quanto era stato inizialmente previsto e meno della metà di ciò che ci si poteva aspettare.

Gli scienziati scrivono senza mezzi termini che quella in cui ci troviamo non è un’emergenza. Spiegano che i modelli di divulgazione generale sul clima, su cui si basa attualmente la politica internazionale, sono inadeguati. E contro il “catastrofismo” di FridaysforFuture e di Greta Thunberg si sono schierati, lo scorso giugno, anche un centinaio di studiosi e scienziati italiani di fama internazionale con l’obiettivo di incentivare un serio dibattito sul futuro del nostro pianeta in base alle attuali conoscenze scientifiche e scevro da condizionamenti politici“. La petizione, inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Senato Elisabetta Casellati, al Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, contiene unun caloroso invito ai responsabili politici affinché siano adottate politiche di protezione dell’ambiente coerenti con le conoscenze scientifiche. Tra i firmatari troviamo Uberto Crescenti, Giuliano Panza, Franco Prodi, Franco Battaglia e Antonino Zichichi.

Come nota proprio il prof Franco Battaglia, oggi stiamo appunto uscendo dalla Piccola Era Glaciale, e lo stiamo facendo da oltre tre secoli e non possiamo farci niente. Anzi, proprio questi ultimi 150 anni ci hanno offerto un clima straordinariamente stabile. Oltre ogni aspettativa: +0.8 gradi appena in ben 150 anni. Ci sono altre tesi? Benissimo, se ne discuta, senza allarmismi. Altrimenti quella in Greta Thunberg è una “fede” e l’allarmismo contenuto nelle sue tesi rischia di essere poco utile e molto controproducente.

Roberto Vivaldelli www.ilgiornale.it

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