Giovani, la risorsa inascoltata che chiede regole e protezione
C’è una voce che attraversa le pagine de La voce di Iside, libro scritto da Claudia Conte, e che oggi interroga il Paese con forza: è la voce dei giovani.
Non una categoria astratta, ma una generazione reale, fragile e potentissima insieme. Una risorsa preziosa che rischia di restare inascoltata se continuiamo ad analizzarla solo attraverso slogan o contrapposizioni ideologiche.Si dice che i ragazzi siano cambiati
È vero. Sono nati nell’era digitale, crescono con i social e con uno smartphone in mano. Ma ridurre tutto a questo sarebbe superficiale. La tecnologia amplifica, non crea dal nulla. Un adolescente non ha ancora piena consapevolezza del tempo, del limite, della responsabilità. Se nessuno glieli insegna, lo schermo diventa rifugio, talvolta dipendenza, talvolta palcoscenico.
Il punto centrale resta educativo. Negli ultimi anni le istituzioni hanno spesso mostrato difficoltà nel proporre un quadro chiaro di valori condivisi: rispetto, senso del dovere, importanza della comunità,volontariato,partecipazione. In nome di una apertura talvolta poco governata e di un buonismo diffuso, si è perso il coraggio di affermare che le regole non sono imposizioni, ma strumenti di protezione
Senza confini chiari, i giovani non si sentono più liberi: si sentono disorientati. Oggi le istituzioni si trovano di fronte a una necessità urgente: proteggere questi ragazzi. Non solo garantendo sicurezza nelle città, ma intervenendo su un disagio che cresce nel silenzio. Sempre più giovani vivono isolamento, rabbia repressa, difficoltà relazionali. In alcuni casi, questa frustrazione sfocia in comportamenti emulativi e violenti. Colpisce il dato secondo cui circa il 5% degli adolescenti avrebbe registrato con il proprio smartphone un atto di violenza ai danni di un coetaneo.
Non è solo un numero: è il segno di una distanza emotiva preoccupante, dove il dolore diventa spettacolo.Anche il contesto sociale è cambiato profondamente
L’integrazione è una sfida complessa che richiede regole chiare, strumenti adeguati e percorsi seri. Accogliere senza governare i processi significa creare tensioni che ricadono soprattutto sui più giovani, i primi a percepire insicurezza e smarrimento. Non si tratta di individuare nemici, ma di riconoscere che ogni cambiamento va accompagnato con responsabilità.
La nostalgia del passato — dei pomeriggi nel campino sotto casa — non basta. Occorre ricostruire spazi di socialità vera: sport, associazionismo, cultura, presenza adulta.Perché la vera emergenza non è lo smartphone acceso, ma l’adulto assente e non solo
Il dibattito politico, spesso polarizzato, ha contribuito a irrigidire le posizioni anziché costruire soluzioni. Eppure la questione educativa non dovrebbe appartenere a una parte sola. È una responsabilità collettiva.
Se per anni alcune scelte hanno indebolito il senso del limite e dell’identità comune, oggi il compito non è alimentare divisioni ma ricostruire fondamenta
I giovani non chiedono permissivismo. Chiedono punti di riferimento credibili. Chiedono adulti capaci di ascoltare ma anche di guidare. Perché una nazione che non investe nei propri ragazzi — nella loro sicurezza, nei loro valori, nella loro crescita — non perde solo il futuro: perde sé stessa.
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