Garantismo a targhe alterne per la sinistra italiana. Il doppio metro della sinistra tra Modena e Bologna

giustizia italia

Garantismo a targhe alterne per la sinistra italiana. Il doppio metro della sinistra tra Modena e Bologna
La nuova perizia sul caso di Modena obbliga a rileggere le reazioni politiche seguite all’investimento del 16 maggio. I periti hanno stabilito che Salim El Koudri era capace di intendere e di volere al momento dei fatti e che il disturbo psichiatrico riscontrato non ebbe alcun nesso causale con l’azione.

Ognuno è libero di trarne le conclusioni sulla matrice del gesto a distanza di mesi e di una vittiima

Certo è che la realtà giudiziaria è molto più complessa del “gesto di un folle” che, nelle ore successive alla tragedia, una parte della sinistra volle accreditare come fatto assodato scendendo in piazza a Modena con il proprio sindaco.
Ed è qui che nasce il problema politico.

A Modena il sindaco convocò una manifestazione appunto, già il giorno dopo, invitando a non strumentalizzare quanto accaduto

Poteva essere un appello alla prudenza. Ma sinceramente sembrò più come una risposta politica preventiva, pensata per disinnescare in anticipo ogni lettura ideologica dei fatti e di fatto portando a farlo comunque, ma il cui scopo probabilmente era di non consentire il risveglio cognitivo di una parte del proprio elettorato.

La cosa più fastidiosa l’attenzione a questi temi più che alle vittime

Una di loro sarebbe morta mesi dopo, al termine di un’lunga agonia, per le conseguenze dei traumi riportati.

Forse, prima di preoccuparsi di chi avrebbe potuto “strumentalizzare” la tragedia, bastava stare accanto alle vittime e alle loro famiglie, lasciando che fossero gli investigatori, esperti, psichiatri e i magistrati a stabilire cosa fosse realmente accaduto

La perizia rende oggi quella prudenza ancora più necessaria in casi analoghi in futuro che ci auguriamo non debbano più verificarsi.

Ma Modena porta alla luce una questione più ampia: il garantismo a geometria variabile della sinistra italiana nel 2026.
Il vizio è sempre lo stesso: fretta di assolvere chi si considera “amico”, fretta di condannare, spesso prima di conoscere tutte le circostanze, chi si considera estraneo o ostile. Modena e Bologna sono due casi emblematici della stessa contraddizione.

A Modena abbiamo visto l’invito a non strumentalizzare, l’accento sulla fragilità psichica dell’autore, la richiesta di evitare letture politiche premature

A Bologna, con il sindaco Matteo Lepore, abbiamo visto la dinamica speculare: la politica scesa in piazza per chiedere giustizia dopo un trattamento sanitario obbligatorio finito in tragedia.

Chiedere giustizia è legittimo

Difendere i diritti è doveroso. Ma proprio per questo il principio deve essere uno solo: prima i fatti, poi le responsabilità, infine le valutazioni politiche.
Il garantismo non è un abito da indossare quando protegge qualcuno e da smettere quando serve a denunciare qualcun altro.
Se davanti a un fatto drammatico che coinvolge una persona vicina al proprio mondo culturale o politico prevale l’invito alla prudenza, mentre davanti a un fatto altrettanto drammatico che coinvolge istituzioni, forze dell’ordine o l’altro campo prevale subito la richiesta di responsabilità, allora non c’è più garantismo coerente. C’è prudenza con gli amici e indignazione con gli avversari.
È anche per questo che una parte crescente dell’opinione pubblica guarda con diffidenza alla sinistra contemporanea e le supplettive di Reggio Calabria ne sono la conferma ma alla sinistra preme solo tenere stretto l’elettorato indottrinato Tosco Emiliano. Il problema non è che difenda i diritti. Il problema è che sembra difenderli selettivamente.

Non è sbagliato temere che una tragedia venga strumentalizzata

È sbagliato temerlo soltanto quando a rimetterci sarebbe il proprio campo.
Non è sbagliato chiedere giustizia per un uomo morto durante un TSO. È sbagliato trasformare quella richiesta in una manifestazione politica prima che siano accertati fatti e responsabilità, e pretendere dagli altri la prudenza che non si è praticata in casa propria.

La politica dovrebbe avere un solo metro

Non uno per gli amici e uno per gli avversari.
Non uno quando il protagonista è musulmano e uno quando è un agente pubblico.

Non uno quando la vicenda alimenta il dibattito sull’integralismo islamico e uno quando permette di puntare il dito contro lo Stato, la polizia, le istituzioni

La vera tutela dei diritti comincia quando si smette di chiedersi da che parte stia la persona coinvolta.

Perché se il garantismo dipende da chi è l’imputato, la vittima o l’istituzione coinvolta, non è più garantismo

È politica.
Ma si sa per la sinistra l’etica politica si applica ai nemici e si interpreta per gli amici

Leggi anche:

SEGUICI SU GOOGLE

Exit mobile version