Il 2026 segna un anno straordinario per il trasporto aereo italiano.
Fiumicino continua a stabilire record di passeggeri, confermandosi non solo il principale hub nazionale, ma un vero motore per l’economia
Anche il Sud cresce: aeroporti come Napoli, Bari e Catania registrano flussi in aumento, mentre Bergamo consolida la sua posizione tra i principali scali low cost del Paese. L’Italia sembra pronta a volare più in alto che mai.
Ma non tutti riescono a cogliere l’opportunità. Firenze, città di fama mondiale, resta ingabbiata in un limbo infrastrutturale che la penalizza pesantemente
L’aeroporto, uno snodo strategico per turismo, business e connettività internazionale, rimane stagnante. Anni di promesse non mantenute e di rinvii burocratici hanno trasformato una potenzialità straordinaria in un’occasione persa.
Il punto di responsabilità è chiaro: la giunta di centro-sinistra guidata dal governatore Giani non ha mai messo in atto una strategia concreta per lo sviluppo dell’infrastruttura
Al contrario, le decisioni e le incertezze della Regione hanno spesso rallentato o bloccato qualsiasi progetto significativo.
Non si tratta di mere difficoltà tecniche, ma di scelte politiche: un’amministrazione che avrebbe potuto trasformare Firenze in un hub competitivo a livello europeo ha scelto la prudenza e il conservatorismo, sacrificando lo sviluppo economico della città sull’altare della lentezza decisionale.
Il risultato è evidente: mentre Fiumicino vola, il Sud decolla e Bergamo cresce, Firenze resta ferma, privata di un’occasione storica
L’aeroporto non è solo un’infrastruttura: è un volano di crescita, un biglietto d’ingresso per il mondo. Eppure, sotto l’attuale amministrazione, la città continua a guardare da lontano quello che potrebbe essere il suo futuro più prospero.
In un’Italia che sembra aver ritrovato lo slancio dei voli internazionali, la stagnazione di Firenze è un monito. L’ora delle scelte decisive è arrivata: trasformare le promesse in fatti non è più un’opzione, ma un’urgenza
Ogni giorno perso è un’opportunità che vola via, lasciando la città a inseguire il progresso invece di guidarlo.
