FIRENZE, UN’ALTRA OPERAZIONE AD ALTO IMPATTO. ORA SERVONO ANCHE I CPR: NON CI SONO PIÙ ALIBI
Un’altra operazione straordinaria delle forze dell’ordine conferma quanto il tema della sicurezza sia oggi una priorità assoluta per Firenze.
Ed è la seconda in poche settimane: dopo il blitz del 17 luglio che aveva portato all’identificazione di oltre 800 persone tra la stazione di Santa Maria Novella e le piazze del centro, la Polizia di Stato è tornata in azione la sera di venerdì 24 luglio con un dispositivo ancora più esteso, capace di coprire in un’unica notte le Cascine, Campo di Marte, piazza Dalmazia, il Lungarno del Tempio, via Rocca Tedalda, Firenze Sud, la linea T1 della tramvia, via Palazzuolo e le stazioni di Santa Maria Novella, Campo di Marte e Rovezzano. La riprova che il Tram a Firenze sia utilizzato come hub logistico per lo spaccio.
Il bilancio del servizio “Alto Impatto” parla da solo: 749 persone identificate, di cui 407 cittadini stranieri, 8 denunce, 42 veicoli controllati, 27 misure di prevenzione. Tra i denunciati, un uomo trovato con 25 pasticche di MDMA e destinatario di un’accusa di detenzione ai fini di spaccio, un altro straniero sorpreso con cocaina e 330 euro ritenuti provento dello spaccio, due persone denunciate per ricettazione dopo il ritrovamento di un portafoglio e documenti altrui, e un cittadino italiano per inosservanza di un provvedimento dell’autorità. Sequestrati quasi 100 grammi di hashish, cocaina e marijuana grazie anche alle unità cinofile antidroga, e recuperato un motociclo rubato. Sono stati inoltre emessi 11 fogli di via, 7 avvisi orali, 5 DACUR (Daspo urbani) e 4 divieti di accesso ai locali pubblici. L’operazione, coordinata da via Zara, ha coinvolto Squadra Mobile, Divisione Anticrimine, Polfer, Reparto Prevenzione Crimine, Reparto Mobile e Nucleo Pol-Tramvia, con il supporto di un elicottero dell’VIII Reparto Volo e di un drone della Polizia di Stato
Numeri che fotografano un’attività investigativa intensa ma che, allo stesso tempo, evidenziano una realtà difficile: il lavoro delle forze dell’ordine è enorme perché enorme è il problema.
Negli ultimi mesi, però, qualcosa è cambiato anche sul piano normativo. Il Governo Meloni ha spinto con forza, sia in Italia sia in Europa, per modificare le regole sull’immigrazione irregolare e sulle procedure di asilo. Le nuove norme europee sui Paesi di origine sicuri e sul Paese terzo sicuro sono state approvate con l’obiettivo di accelerare le procedure e limitare i ricorsi che, in passato, hanno spesso rallentato o impedito l’esecuzione dei rimpatri.
È vero che anche con il nuovo quadro normativo restano possibili ricorsi individuali e il controllo del giudice non viene eliminato
Tuttavia, l’intento dichiarato della riforma è proprio quello di rendere più rapide le procedure e ridurre gli ostacoli ai rimpatri nei casi previsti dalla legge.
Per questo motivo si riapre inevitabilmente il tema dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). E qui il caso toscano non è più teorico. A oggi in Italia sono attivi dieci CPR: Milano, Gradisca d’Isonzo, Ponte Galeria (Roma), Palazzo San Gervasio, Macomer, Brindisi, Bari, Trapani, Caltanissetta e Torino. La Toscana non ne ha nessuno. Ad aprile il ministro dell’Interno Piantedosi ha individuato a Pallerone, frazione di Aulla in Lunigiana, un sito dismesso dal 1917 come possibile ubicazione. Il presidente Giani ha opposto un no netto, definendo la scelta “assurda e sbagliata” e condizionando un’eventuale apertura a una riforma della legge istitutiva dei CPR che garantisca “personale specializzato” e “maggiori garanzie di procedere con rapidità al rimpatrio”. Posizione legittima nel metodo, ma che di fatto, mesi dopo, lascia la Toscana l’unica grande regione italiana priva di una struttura per trattenere chi va rimpatriato.
Senza strutture nelle quali trattenere temporaneamente gli stranieri destinatari di un provvedimento di espulsione, il rischio è che molti decreti restino difficili da eseguire
È una posizione sostenuta da chi ritiene che il sistema dei rimpatri richieda un’infrastruttura adeguata per essere effettivo.
A questo punto anche la Regione Toscana è chiamata a una scelta politica chiara, e il caso Pallerone lo dimostra concretamente. Chi ritiene indispensabili i CPR sostiene che opporsi alla loro realizzazione, chiedendo peraltro una riforma di legge dai tempi indefiniti, significhi di fatto rendere più complicata l’esecuzione delle espulsioni degli irregolari e scaricare il peso della situazione sui territori. È una valutazione politica legittima, ma distinta dai dati di fatto.
Una metafora rende bene questa posizione: organizzare grandi operazioni di polizia senza avere CPR disponibili è come pescare decine di pesci e poi non avere il retino per trattenerli prima del termine della gara
Nel frattempo, però, le operazioni come quella di venerdì dimostrano che Firenze continua a richiedere un presidio straordinario del territorio, e che questa non è più un’eccezione ma un appuntamento ormai ricorrente. Questo dovrebbe far riflettere chi, per anni, ha liquidato l’emergenza sicurezza come un fenomeno prevalentemente “percettivo”.
Un ringraziamento sincero va agli uomini e alle donne della Polizia di Stato e a tutte le forze dell’ordine impegnate nelle operazioni di queste settimane. Professionalità, presenza sul territorio e dedizione meritano rispetto e riconoscenza
Ancora una volta hanno dimostrato di essere il vero argine contro un degrado che rischia di trasformare Firenze in una sorta di “Gotham City” toscana, con la differenza che qui non c’è un Batman: ci sono soltanto donne e uomini in divisa che, ogni giorno, fanno il loro dovere per garantire sicurezza ai cittadini.
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