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Firenze, sugli autobus la paura viaggia ogni giorno. Ora basta tavoli: servono decisioni

di Simone Margheri
6 Luglio 2026
In Cronaca
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Firenze, sugli autobus la paura viaggia ogni giorno. Ora basta tavoli: servono decisioni
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Firenze, sugli autobus la paura viaggia ogni giorno. Ora basta tavoli: servono decisioni.

Ancora violenza. Ancora un autobus trasformato in un luogo di paura. Ancora lavoratori e passeggeri lasciati soli.

Nel giro di una settimana due episodi hanno riportato al centro un’emergenza che da tempo non può più essere liquidata come una sequenza di fatti isolati

Sulla linea 25, lungo via Bolognese, una lite furibonda tra un gruppo già noto alle cronache è degenerata in lanci di bottiglie di vetro: una ha colpito uno dei litiganti, l’altra è finita sul parabrezza a pochi centimetri dall’autista, che è stata ripetutamente insultata e minacciata di morte se avesse osato fermare la corsa. Risultato: linea sospesa, due ambulanze, una collega sotto shock. Sulla linea 131, nella tratta Colle Val d’Elsa-Poggibonsi-Firenze, una turista francese è stata presa a schiaffi da un ragazzo del gruppo che disturbava il viaggio, colpevole solo di aver chiesto un po’ di rispetto, mentre gli altri intimavano all’autista di continuare a guidare e guardare avanti.

Due episodi diversi, accomunati dallo stesso messaggio: chi lavora e chi utilizza il trasporto pubblico non si sente più al sicuro

Di fronte a questo, i sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti hanno scritto una lettera durissima all’assessore regionale ai Trasporti Filippo Boni, alla sindaca Sara Funaro, alla prefetta Francesca Ferrandino e all’Osservatorio della Città Metropolitana. La domanda che pongono è tanto semplice quanto scomoda: fino a che punto bisognerà arrivare prima che si adottino misure serie?

E la proposta con cui chiudono la lettera è un atto d’accusa più eloquente di qualsiasi comunicato istituzionale: valutare la sospensione del servizio notturno entro le 22, perché non è più sostenibile far correre autobus che poi vengono sistematicamente fermati per aggressioni, con danni a mezzi, personale e conti aziendali

Non è la prima volta che accade, e non è nemmeno la seconda. Il 23 aprile un’autista è finita in ospedale con un attacco di panico dopo sputi e un tentativo di aggressione fisica sulla linea 37 al Galluzzo. A gennaio un uomo aveva minacciato con un coltello l’autista della linea 25 a una fermata di via Fra’ Bartolomeo, in un video che ha fatto il giro del web; pochi giorni dopo un ventiduenne aveva aggredito una passeggera in tram alla fermata Arcipressi, colpendo anche l’autista intervenuta.

Ogni volta la stessa liturgia: comunicati di solidarietà, riunioni, tavoli in Prefettura, un protocollo sulla sicurezza del Tpl fiorentino firmato il 2 dicembre 2025

Ma mentre si discute, le aggressioni continuano, e ad oggi le uniche misure concrete restano quelle messe in campo da Autolinee Toscane per conto proprio, a cominciare dalle cabine di guida interamente chiuse.

Non si può pretendere che un autista gestisca contemporaneamente il traffico, il mezzo, decine di passeggeri e perfino situazioni di violenza. Non è il suo mestiere e non può diventarlo. Eppure è esattamente questo che accade ogni sera sulle linee più esposte, dove la responsabilità dell’ordine pubblico finisce per essere delegata di fatto a chi sta al volante.

Serve un cambio di passo concreto: maggiore presenza delle forze dell’ordine sulle linee più problematiche, controlli mirati nelle fasce orarie a rischio, utilizzo sistematico di telecamere e bodycam, generalizzazione delle cabine protette, e pene certe per chi aggredisce il personale del trasporto pubblico

Il progetto “Viaggiare Sicuri” della Polizia Municipale, con agenti in borghese a bordo, è un passo nella direzione giusta, ma resta troppo limitato per coprire l’intera rete. E resta ancora inevasa la promessa della Polmetro, annunciata dal Viminale quasi due anni fa e mai arrivata a Firenze.

Molte città europee hanno affrontato problemi analoghi investendo davvero nella sicurezza del trasporto pubblico. Firenze non può continuare a rincorrere gli eventi, né può continuare a rispondere a ogni aggressione con un nuovo comunicato di solidarietà che non cambia nulla sul campo.

La sicurezza non è una bandiera politica, ma un diritto

È il diritto di un’autista a tornare a casa dopo il turno senza essere minacciata di morte. È il diritto di una turista di visitare Firenze senza essere presa a schiaffi su un autobus.

È il diritto dei cittadini di utilizzare un servizio pubblico senza paura

Ogni nuova aggressione rende meno credibili le promesse e più urgente il passaggio dalle parole ai fatti. Perché quando la violenza diventa routine, il vero rischio è che ci si abitui. E una società che si abitua alla violenza ha già iniziato a perdere una parte della propria libertà.

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Tags: AUTOBUSFIRENZEPRIMO PIANOSICUREZZAVIOLENZA
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