Firenze senza ascolto: un’amministrazione che pretende obbedienza invece di costruire ponti

Firenze senza ascolto: un’amministrazione che pretende obbedienza invece di costruire ponti

Negli ultimi mesi Firenze è tornata al centro di un acceso dibattito sul proprio futuro urbanistico.

La discussione attorno all’area ex Ogr di Porta al Prato, ai progetti collegati al nuovo quartiere e agli interventi sull’ex Teatro Comunale, ha messo in luce una frattura sempre più evidente tra amministrazione e una parte significativa della cittadinanza

A sollevare il tema è stata la petizione promossa da esponenti di storiche famiglie fiorentine e sostenuta dall’architetto Roberto Budini Gattai, che ha denunciato una pianificazione “appiattita sul mercato”, incapace di ascoltare proposte alternative e di valorizzare l’identità del territorio.

Il nodo non è soltanto tecnico, ma culturale e politico. I firmatari contestano la perdita di ampie porzioni di verde pubblico e la trasformazione di un’area strategica in un comparto ad alta redditività immobiliare. In alternativa, propongono un “Kulturforum” che integri il Teatro del Maggio e la Leopolda con un grande parterre alberato, restituendo spazio pubblico e funzioni culturali diffuse, alleggerendo il centro storico e valorizzando i capannoni storici delle Ogr attraverso una consultazione reale e trasparente

La sensazione diffusa è che questa proposta, pur articolata e coerente, non sia stata oggetto di un confronto approfondito. A ciò si aggiunge la replica del sindaco Funaro, secondo la quale “i cittadini di Novoli non sono di serie B”. Una dichiarazione che intende ribadire l’equità dell’azione amministrativa, oltre che continuare a dimostrare una grave mancanza di visione.

Per molti, ovviamente, suona come una risposta politica più che come un’apertura al dialogo.

Il punto non è stabilire gerarchie tra quartieri, bensì riconoscere che ogni trasformazione urbana dovrebbe nascere da un percorso condiviso, soprattutto in una città dalla storia stratificata come Firenze

Negli ultimi anni il capoluogo toscano ha visto sorgere interventi architettonici che hanno diviso l’opinione pubblica. Il cosiddetto “Cubo nero” dell’ex Teatro Comunale è diventato, per una parte dei cittadini, il simbolo di una modernità calata dall’alto, percepita come estranea al contesto urbano.

Lo stesso vale per alcune operazioni che hanno inciso sul paesaggio e sulla vivibilità di zone storicamente identitarie, come l’area attorno al Parco delle Cascine

Il timore è che si proceda per progetti isolati, senza una visione organica che tenga insieme ambiente, memoria storica e qualità della vita.Anche il capitolo delle grandi infrastrutture continua a far discutere.

I cantieri, la riduzione delle corsie e i disagi per le attività economiche hanno alimentato la percezione di una città permanentemente in trasformazione, ma non sempre in meglio.

Se in alcune aree si è registrato un beneficio in termini di collegamenti, in altre si sono accumulati problemi di accessibilità e perdite economiche

È legittimo domandarsi se, in passato, non si potesse immaginare una soluzione più proporzionata alle dimensioni e alla delicatezza del tessuto urbano fiorentino.Firenze non è una città qualunque: è un patrimonio storico e culturale di valore universale. Ogni scelta urbanistica dovrebbe misurarsi con questa responsabilità.

La critica che emerge da una parte della cittadinanza non è un rifiuto aprioristico del cambiamento, ma la richiesta di un cambiamento coerente con l’identità del luogo

Governare significa decidere, certo, ma anche ascoltare. Senza un confronto reale, il rischio è che le trasformazioni, pur legittime nelle intenzioni, vengano percepite come imposizioni e finiscano per alimentare una frattura tra istituzioni e comunità.

Sarebbe bene ricordare che la città è dei cittadini, e un’amministrazione dovrebbe esserne interprete, non controparte.

Governare significa fare da ponte tra visione politica e volontà popolare, non imporre un’unica direzione come fosse l’espressione esclusiva di un partito

Il vero ruolo di chi guida Firenze è ascoltare, confrontarsi e camminare accanto alla comunità, non precederla ignorandone le istanze.

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