Firenze, il centrodestra in piazza Strozzi per Roggero: “Non vogliamo un martire, vogliamo verità”
Nessun grande annuncio, nessuna locandina imponente affissa per settimane in città.
La manifestazione di ieri sera in piazza Strozzi è nata quasi in sordina, con quella prudenza che oggi, a Firenze, sembra necessaria a chi si schiera pubblicamente su temi che toccano l’ordine pubblico
Il timore, neppure troppo velato tra gli organizzatori, era quello di attirare gli interventi provocatori dei soliti bempensanti, sempre pronti a trasformare in scontro ideologico quello che invece era pensato come un momento di riflessione civile e che in alcuni casi può sfociare in violenza. Eppure proprio questa scelta di basso profilo ha finito per rendere ancora più significativo quanto accaduto.
Il centrodestra fiorentino si è ritrovato in piazza per chiedere formalmente la grazia per Roggero, il gioielliere coinvolto nella nota vicenda giudiziaria che da mesi divide l’opinione pubblica cittadina e nazionale
La raccolta firme, indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stata al centro degli interventi dei promotori dell’iniziativa: il consigliere comunale Alessandro Draghi di Fratelli d’Italia e l’esponente della Lega Mossuto. Entrambi hanno tenuto a chiarire, con una precisione che vale la pena riportare, il perimetro esatto della richiesta: non si tratta di fare di Roggero un martire, né di mettere in discussione una sentenza che viene rispettata e, per certi versi, condivisa.
Si tratta invece di accendere un riflettore su un aspetto che troppo spesso, soprattutto a livello mediatico, viene ignorato o distorto: quello di un cittadino di settantadue anni, a cui sono stati diagnosticati postumi da stress post traumatico, e che ciononostante è stato descritto da larga parte della stampa e del dibattito pubblico non come una vittima fragile, ma come un lucido assassino
Il bersaglio polemico, neanche a dirlo, è la narrazione costruita da una sinistra che a livello nazionale siede all’opposizione ma che a Firenze governa la città: una narrazione che, secondo quanto ribadito dal palco, tende a dipingere la vittima di un’aggressione non come quello che effettivamente è, un anziano cittadino impaurito, messo alle strette da una minaccia concreta alla propria incolumità e a quella dei suoi familiari, ma come un lucido esecutore mosso da sentimenti di vendetta. È una differenza che non è affatto sottile: è la differenza tra il diritto alla legittima difesa, per quanto tragicamente esercitato in modo sproporzionato, e la costruzione a tavolino di un mostro mediatico utile a un certo tipo di narrazione politica.
A dare peso, e non solo politico, a questa lettura è intervenuto tra il pubblico lo psichiatra Piero Tozzi, voce che in piazza ha portato una chiave di lettura clinica difficilmente liquidabile come faziosa: un anno fa lo stesso Tozzi è stato vittima di un’aggressione a Firenze, nei pressi della stazione Leopolda, un’esperienza che gli ha permesso di guardare alla vicenda Roggero non solo con gli strumenti della professione, ma con la consapevolezza diretta di che cosa significhi trovarsi, senza preavviso, dall’altra parte di un gesto di violenza
Secondo Tozzi, nel caso Roggero non si è dato sufficiente rilievo alla componente psicologica del gesto: chi reagisce in modo incontrollato dopo essere stato aggredito si trova sotto l’effetto di scariche adrenaliniche che non permettono di equiparare quella reazione all’azione fredda e pianificata di chi aggredisce per primo. Chi ha vissuto esperienze simili, ha ricordato, sa bene che in quei momenti non si è affatto lucidi, e che spesso si compiono gesti fuori controllo per puro istinto di sopravvivenza.
Il problema, ha aggiunto, è che l’atteggiamento fiero e apparentemente controllato mostrato da Roggero in pubblico non ha lasciato trasparire questi effetti psicologici con la stessa evidenza che si riconosce, con maggiore empatia, ad altre vittime: non perché Roggero abbia sbagliato, né perché la sentenza non ne abbia tenuto conto, ma perché quell’atteggiamento ne ha in parte offuscato l’immagine agli occhi dell’opinione pubblica, condizionando forse anche la percezione dell’esito processuale
A margine dell’iniziativa, con la stessa sobrietà che ha caratterizzato tutta la serata, sono intervenuti anche i consiglieri regionali Iacopo Cellai di Fratelli d’Italia e Marco Stella di Forza Italia, che hanno ribadito quanto già detto da Draghi e dagli altri promotori, aggiungendo un passaggio di solidarietà rivolto a tutte le forze dell’ordine. Un ringraziamento non di circostanza a chi, quotidianamente e spesso rischiando in prima persona, difende la sicurezza delle nostre città e la tenuta della civile convivenza: un tema che, va detto, negli ultimi mesi a Firenze è tornato drammaticamente d’attualità.
Quello che colpisce, a bocce ferme, è il successo insperato dell’iniziativa
Proprio per la scelta di tenere un profilo basso, nessuno si aspettava un’adesione così ampia alla raccolta firme. E invece la piazza ha risposto, segno che il tema tocca una sensibilità diffusa in città, ben oltre i confini del tradizionale elettorato di centrodestra.
Un dato politico che meriterebbe, da parte di chi amministra Firenze, qualcosa di più di un silenzio imbarazzato
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