Firenze ha paura di domani: la sinistra smetta di essere il serbatoio della rabbia di chi vuole il caos

Firenze ha paura di domani: la sinistra smetta di essere il serbatoio della rabbia di chi vuole il caos.

I commercianti sono stanchi di essere lo specchietto delle allodole del consenso politico radicale e radicalizzato.

Domani 24 ottobre Firenze sarà devastata come Milano?

Firenze arriva alla vigilia di sabato 24 ottobre con il fiato sospeso. Nel quadrilatero della moda, tra via Tornabuoni e via Roma, si parla di transenne e cartelli stradali da rimuovere, e i negozianti attendono disposizioni. La sindaca Sara Funaro assicura che la città è pacifica e che la violenza non sarà tollerata. Dopo Milano, Torino e Bologna, la paura è comprensibile.

La chiamata a scendere in piazza arriva dal “Movimento 17 ottobre”, nato da una pagina Instagram e da un gruppo Telegram di circa 250 iscritti, che annuncia cortei ogni sabato alle 15 in otto città, Firenze compresa. Un movimento nato sui social in pochi giorni, senza volti noti né strutture riconoscibili.
I facinorosi non sono il centrosinistra, ma sicuramente non sono cittadini onesti e lavoratori che si alzano ogni giorno anche per pagare le tasse che finanziano l’amministrazione locale non solo nazionale.

Chiariamolo subito: chi ha devastato le città non è l’elettorato del centrosinistra. Sono ragazzini, spesso giovanissimi, che si danno appuntamento sui social e arrivano in centro per lo scontro, non per le rivendicazioni

I numeri aiutano. A Milano, su 271 persone accompagnate in questura, 220 erano minorenni e 60 stranieri; tra gli arrestati, 13 erano stranieri. Una quota rilevante, quindi, anche se non la maggioranza assoluta. Aggiungiamo i ragazzi di seconda generazione e il quadro è chiaro: giovanissimi, in larga parte di periferia, molti stranieri, coordinati da internet. Il Post ha osservato che si tratta di minorenni, disorganizzati e senza chiare affiliazioni politiche. A Torino pesa invece la presenza dell’area di Askatasuna.

Non è xenofobia dirlo: è leggere i dati. La nazionalità non spiega la violenza, ma ignorare chi c’è in piazza non aiuta a prevenirla.

La piazza sociale come innesco

Il carovita, la sanità, i salari sono temi legittimi. Ma proprio perché sono sentiti, diventano l’innesco perfetto. Una manifestazione indetta per ragioni sociali raccoglie migliaia di persone, e basta una minoranza organizzata o anche solo emulativa per trasformarla in guerriglia. Non serve nemmeno una regia: bastano la convocazione online, il numero e le immagini dello scontro che corrono più veloci delle ragioni della protesta.

Qui sta il punto politico. Le piazze indette dalla sinistra per i temi sociali sono diventate il contenitore in cui entra chiunque voglia fare danni.

Buonismo e giustificazionismo: il serbatoio della rabbia

C’è poi la responsabilità culturale. Il buonismo e il giustificazionismo di una parte della sinistra verso certe realtà, antagonisti e pro Pal in primis, hanno creato un clima in cui la condanna arriva sempre con il “sì, ma”. Il disagio sociale diventa attenuante, la società diventa colpevole, il vetro rotto diventa metafora.

In questo modo la sinistra rischia di diventare il serbatoio di una rabbia autolesionista, facilmente manipolabile da chi non vuole risolvere nulla ma solo alimentare dissenso e fare danni. Sinceramente vedere come costante di piazza le bandiere palestinesi ormai nell’immaginario colkettivo è presagio di danni e scontri, e nessuna manifestazione per vittime civili può coprire intimidazioni e devastazioni, la sinistra sembra non comprendere questa associazione di idee che si sta sempre più sedimentando tra i cittadini comuni , bandiera palestinese = scontri di piazza e forse è ciò che si vuole.

Guerra ibrida: il sospetto sugli algoritmi

Qui entra il tema più delicato. Il ministro Crosetto ha detto che i fatti di Milano sono frutto di una guerra ibrida condotta con strumenti non convenzionali come TikTok, social e YouTube. Ha parlato anche della capacità di alcune nazioni di studiare con gli algoritmi la mente dei giovani e di influenzarla.

Il sospetto che dietro certi algoritmi ci siano interessi di destabilizzazione sociale di potenze straniere appare a molti sempre più fondato, e il rischio va preso sul serio. Ma onestà intellettuale vuole che si dica anche altro: Salvini ha escluso categoricamente regie straniere e fonti della Difesa non hanno confermato allarmi specifici che colleghino gli scontri alla guerra ibrida. Il sospetto resta tale finché non arrivano le prove. Ma la vulnerabilità delle nostre società alla manipolazione digitale è reale, ed è un tema di sicurezza nazionale, non di tifoserie.

La domanda scomoda: l’utile idiota

Alla luce di tutto questo, il punto vero è un altro. Quando la sinistra, a nostro giudizio ormai smascherata nel voler sfruttare il dissenso di piazza per giustificare le proprie rivendicazioni sulle disuguaglianze, capirà di essere l’utile idiota di altri scopi e altri interessi?

Interessi di chi? Di antagonisti e ambienti pro Pal il cui unico scopo è sovvertire l’ordine e imporre il proprio modo di pensare. E, se il sospetto di Crosetto avesse fondamento, di chi dall’esterno trae vantaggio dal caos. Non sono per forza alleati tra loro. Basta che usino la stessa piazza e la stessa rabbia.

La lezione degli anni di piombo

La sinistra che vuole tornare forza di governo dovrebbe fare ciò che fece quella di ieri negli anni di piombo: prendere le distanze, senza ambiguità, dalle Brigate Rosse. Il paragone non equipara i violenti di oggi ai terroristi di allora, che avevano ben altra struttura e ferocia. La lezione però vale: non si può permettere a chi usa la violenza di parlare in nome della propria causa.

Firenze, il banco di prova

Ma purtroppo la tentazione di mostrare una piazza, indetta magari per il carovita o per la spesa sanitaria, che si riempie di bandiere palestinesi, adesso mette angoscia anche a Firenze. E la condanna deve arrivare prima, durante e dopo, da tutti, qualunque sia la bandiera.

Il diritto di manifestare è sacro. Ma non è un alibi per chi considera strade e vetrine un territorio da conquistare.

Come dice un proverbio toscano, ‘chi è causa del proprio male pianga se stesso’. Ma sarebbe un prezzo troppo alto se a piangere fossero ancora i commercianti, i residenti e i fiorentini che chiedono solo di vivere in una città libera e sicura.

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