Firenze è una città in crisi

Firenze è una città in crisi
Di identità, di cultura, di prospettive. Una crisi sociale, ancora non economica grazie alle rendite. Che però non producono ricchezza. La mantengono, non la diffondono.

È una città stanca, incattivita

Amministrata da una sinistra in crisi di consensi e di idee e contesa da una destra senza un’idea complessiva di governo. Che picchia sulla “sicurezza” come unico mantra ma che non è pronta per sostituirsi ad una gestione del potere che qui più che altrove si è fatto sistema.

Con i centri veri del consenso in mano ai soliti noti, che amministrano uno stantio quotidiano e si rianimano in campagna elettorale diventando comitati per questo o quel candidato più che per un partito; con sempre minori prospettive nazionali dopo gli anni d’oro del renzismo imperante che aveva dato ad una Firenze periferia del potere l’idea di essere di nuovo centro

Un Rinascimento di soldi a pioggia in arrivo da Roma grazie alle “c” aspirate nei palazzi che contavano ma che non sono riusciti a trasformare davvero la città. Firenze non ha fatto il salto di Torino post olimpiadi invernali o anche (con ovviamente ben altre condizioni di partenza) della Napoli di Bassolino del G8. Non è riuscita nemmeno a consolidarsi come Milano dopo l’Expo in città veramente europea e dinamica.

Non era nelle sue corde, è vero, ma non ci ha nemmeno provato

Ha costruito, venduto, affittato e messo in banca. Che di solito va bene nel breve periodo e per i soliti. Ma alla lunga impoverisce. E tanto.
Un sindaco che per dieci anni ha gestito tutto il gestibile con una maggioranza assoluta e senza opposizione esterna per quello che poteva contare e soprattutto senza opposizione interna, che nei “regimi” è quella silenziosa che fa paura, che è stata marginalizzata e poi bandita, bastava avere una voce leggermente differente.

Si citofoni a Cecilia Del Re, se si hanno dei dubbi in proposito

Gli anni del COVID che hanno esteso i differenziali tra la città marginale di chi prende i mezzi pubblici (tra l’altro gestiti sempre peggio) per venire in centro da periferie sempre più difficili, o non sa più come girare in macchina, e chi abita il centro storico oppure sfrutta quei chilometri quadrati di arte schiacciate e bancarelle fino all’ultimo turista. Oppure vive in quelle due o tre zone che ancora ricordano la Firenze che era. Sempre meno, certo.

Ma che comunque hanno lo stesso reddito medio delle città tedesche oppure olandesi e dove gli stranieri che si vedono sono spesso soltanto i collaboratori domestici

Che non creano allarme sociale, anzi. Sono spesso loro l’allarme per difendere le proprietà di chi ci abita.
Si vive male a Firenze? No. Si vive peggio di prima?
Sì. C’è un tessuto sociale e solidaristico ancora in piedi? Sì. È lo stesso di dieci/quindici anni fa? No. E si sente, e si percepisce. Ed emerge nelle mille pagine social che sono sicuramente estremizzate ma sono un segnale che per troppo tempo non è stato ascoltato: che per adesso vota contro chi governa su facebook e non ancora nelle urne. Ma che non mi stupirei poi scegliesse una strada diversa.

Così all’improvviso

Come è successo a Bologna una volta, a Roma, a Genova ma anche in roccaforti che parevano impossibili da perdere per il centrosinistra.
Non so se la destra sia pronta. Se i fiorentini hanno voglia di sceglierla e perdere le collaudate certezze della confort zone del gigante rosso. Non so.
So che sarà la sfida dei prossimi due anni. E sarà interessante essere attenti osservatori per capire se i cinquecento stipendiati dalla politica continueranno ad essere gli stessi anche tra qualche anno.

Oppure saranno sostituiti da qualcun altro

E quella sarebbe davvero una grande rivoluzione in una città che non ha mai voluto farne.
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