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Home Economia

Firenze contro le imprese: l’incapacità politica diventa repressione economica

di Daniela Simonetti
23 Gennaio 2026
In Economia
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Firenze contro le imprese: l’incapacità politica diventa repressione economica

Firenze è diventata il laboratorio di un’amministrazione che cambia le regole mentre la partita è in corso e poi presenta il conto, salato, a chi ha creduto nelle istituzioni.

La vicenda dei dehors nel centro storico non è un dettaglio tecnico né una disputa estetica sul decoro: è la fotografia di un’incapacità politica che si ripete, si consolida e finisce per colpire sempre gli stessi, imprese e cittadini

Il nuovo ridimensionamento delle superfici, imposto dopo che per anni le stesse misure erano state autorizzate e incentivate, rappresenta l’ennesima dimostrazione di una gestione improvvisata.

Non si tratta di correggere un eccesso marginale, ma di stravolgere investimenti già realizzati, spesso per centinaia di migliaia di euro, sulla base di regolamenti approvati dalla medesima amministrazione che oggi li rinnega.

Qui non c’è alcuna visione, c’è solo una continua retromarcia che diventa economicamente devastante

Le imprese hanno fatto ciò che lo Stato e il Comune chiedono da sempre: hanno investito, si sono adeguate alle norme, hanno progettato strutture esterne nel rispetto delle autorizzazioni rilasciate.

Oggi quelle stesse imprese vengono colpevolizzate, additate come responsabili di un presunto degrado urbano, quando in realtà sono vittime dirette di scelte amministrative sbagliate

È una narrazione comoda: scaricare sugli imprenditori il peso politico degli errori di chi governa.

Cambiare continuamente le regole non è segno di rigore, ma di debolezza. È l’ammissione implicita di non aver saputo valutare prima l’impatto delle proprie decisioni.

Se piazza della Repubblica o altre aree del centro risultano oggi sovraccariche, la responsabilità è interamente di chi ha concesso quelle occupazioni di suolo pubblico senza una progettualità seria e senza una visione di lungo periodo

Tornare oggi a ridurre superfici e imporre modifiche strutturali significa massacrare economicamente attività che devono ancora ammortizzare investimenti enormi, spesso coperti da mutui e finanziamenti.Il danno non è solo contabile.

Ridurre i dehors significa ridurre i tavoli, limitare la fruibilità degli spazi, comprimere i ricavi e mettere a rischio posti di lavoro. È una scelta che colpisce il cuore del tessuto economico del centro storico e che dimostra una totale indifferenza verso le conseguenze reali delle politiche adottate.

Un’amministrazione che agisce così non governa: reagisce, e lo fa sempre a spese di chi produce valore

Qui emerge il nodo politico centrale: l’assenza di assunzione di responsabilità.

Un’amministrazione capace, di fronte a un errore riconosciuto a posteriori, interviene per rimediare anche economicamente.

Questa, invece, pretende di correggere i propri fallimenti scaricandoli integralmente su imprese e cittadini, come se l’instabilità normativa fosse un rischio d’impresa e non una colpa politica

Non esistono tavoli di confronto seri, non esiste ascolto del territorio, non esiste la volontà di costruire regole condivise e stabili. Esiste solo la pretesa di imporre nuovi vincoli, nuovi costi, nuove penalizzazioni, mentre si ignora che il tessuto imprenditoriale è il vero motore della città. Senza imprese che investono, Firenze non genera flussi economici e non sostiene nemmeno le entrate dell’amministrazione stessa.

Una politica urbana responsabile avrebbe imposto fin dall’inizio regole chiare, sostenibili e durature

Avrebbe valutato l’impatto economico prima di autorizzare investimenti milionari diffusi. E se l’errore fosse emerso dopo, avrebbe avuto il coraggio di assumerne il costo, ad esempio sospendendo o azzerando i canoni di occupazione del suolo pubblico per il tempo necessario a compensare i danni prodotti.

Continuare a cambiare le regole, invece, significa mandare un messaggio devastante: a Firenze investire è un azzardo, perché ciò che oggi è consentito domani può diventare una colpa

È questa l’eredità più grave di un’amministrazione che dimostra, ancora una volta, di non saper governare la complessità e di preferire la scorciatoia politica del capro espiatorio alla responsabilità delle proprie decisioni.

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Tags: ECONOMIAFIRENZEIMPRESEIN EVIDENZATOSCANA
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