Firenze città più cara nel 2026!

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Firenze città più cara nel 2026!

Firenze è diventata finalmente oltre che la città più insicura anche la più cara d’Italia, e ovviamente per la giunta sarà colpa del Governo di centro destra brutto e cattivo.

Ma cosa sta succedendo?

Perché sta accadendo? Purtroppo avviene non per caso, ma per una somma di scelte politiche, inerzie amministrative e mancate correzioni di rotta che negli anni hanno progressivamente trasformato il capoluogo toscano in un luogo sempre meno accessibile per chi ci vive e lavora.

Nel 2026 il dato è ormai consolidato: il costo della vita a Firenze supera quello di quasi tutte le altre città italiane, incluse metropoli storicamente più costose, con una crescita che non trova un equivalente aumento dei salari

Secondo le più recenti rilevazioni sui prezzi al consumo, una famiglia fiorentina spende centinaia di euro in più all’anno rispetto alla media nazionale solo per mantenere lo stesso tenore di vita.

La spesa alimentare mensile è stabilmente tra le più alte d’Italia, i servizi incidono in modo crescente sui bilanci domestici e i costi legati alla mobilità urbana continuano ad aumentare senza un miglioramento percepibile della qualità del servizio, anzi i tempi di permanenza nel traffico sono da record anche per i lavori ” ventennali ” della ormai mitologica tramvia.

A tutto questo si aggiungono utenze, assicurazioni e tariffe locali che, sommate, erodono in modo sistematico il potere d’acquisto

Ma il vero nodo, quello che rende Firenze strutturalmente cara, è l’abitazione. Il mercato immobiliare è ormai fuori scala rispetto ai redditi medi cittadini. Gli affitti hanno raggiunto livelli che rendono proibitivo vivere entro i confini comunali per giovani, famiglie monoreddito, lavoratori del settore pubblico e privato.

Anche l’acquisto di una casa è diventato un obiettivo irraggiungibile per una larga parte della popolazione, con prezzi al metro quadro che continuano a crescere nonostante la stagnazione economica generale.

Di fronte a questo scenario, l’amministrazione comunale di centrosinistra ha continuato a rivendicare il successo del “modello Firenze”, un modello che però sembra funzionare soprattutto per investitori immobiliari, grandi operatori turistici e rendite di posizione

La città è stata progressivamente orientata verso un’economia del turismo intensivo, senza strumenti efficaci di compensazione per i residenti. Ogni nuovo affitto breve, ogni nuova struttura ricettiva nel centro storico, ha contribuito a ridurre l’offerta abitativa stabile, spingendo verso l’alto i canoni e svuotando interi quartieri della loro funzione residenziale.

Il paradosso è evidente: Firenze cresce in attrattività internazionale, ma perde abitanti

Chi non può permettersi i prezzi del centro viene spinto verso la periferia o fuori città, allungando tempi di percorrenza, aumentando i costi di trasporto e peggiorando la qualità della vita.

È una dinamica nota, ma affrontata finora con interventi timidi, spesso annunciati più che realizzati, e comunque incapaci di invertire la tendenza

Sul fronte dei salari, la situazione è altrettanto critica. Firenze non è Milano, ma ha ormai costi comparabili. I redditi, però, restano quelli di una città con un’economia basata in larga parte su turismo, commercio e servizi a basso valore aggiunto.

La conseguenza è un divario sempre più ampio tra quanto si guadagna e quanto serve per vivere dignitosamente

Un divario che colpisce soprattutto giovani, lavoratori precari e famiglie con figli.

L’amministrazione di centrosinistra ha spesso attribuito il caro vita a fattori esterni: l’inflazione globale, le tensioni internazionali, il contesto economico nazionale.

Tutti elementi reali, ma insufficienti a spiegare perché Firenze si collochi stabilmente ai vertici delle classifiche del caro vita.

La verità è che la città paga anni di scelte che hanno favorito la trasformazione urbana senza una visione sociale equilibrata

Pochi vincoli sugli affitti brevi, scarsa programmazione sull’edilizia residenziale pubblica, una pianificazione urbanistica più attenta all’immagine che alla sostenibilità sociale.

Il risultato è una città sempre più selettiva, dove vivere diventa un privilegio e non un diritto. Una città che rischia di perdere il suo tessuto umano, fatto di residenti stabili, famiglie, lavoratori, studenti. Senza questa componente, Firenze smette di essere una comunità e diventa un prodotto, venduto al miglior offerente.

Il caro vita non è solo un problema economico, ma un indicatore politico

Racconta chi viene tutelato e chi no. Racconta le priorità di chi governa. Nel caso di Firenze, racconta una lunga stagione di governo di centrosinistra che ha preferito puntare sulla rendita e sull’attrattività turistica, rinviando sistematicamente il tema dell’abitare e del costo della vita.

Se non si cambia direzione, Firenze rischia di diventare una città splendida ma vuota, ricca di visitatori e povera di cittadini

Una città dove lavorare diventa sempre più difficile e vivere sempre più costoso

E a quel punto, il prezzo più alto non sarà quello degli affitti o della spesa al supermercato, ma quello pagato in termini di coesione sociale e futuro urbano.

Terminiamo dicendo che il caro vita è strettamente legato alla sicurezza in quanto non esistendo gabbie salariali gli agenti di ps mandati dal governo in rinforzo continueranno a chiedere il trasferimento non appena insediati.

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