Firenze brucia piano. E la politica guarda dall’altra parte

Firenze brucia piano. E la politica guarda dall’altra parte

Ieri pomeriggio, in pieno giorno, un uomo di 33 anni è stato colpito da un’arma da fuoco in via de’ Pucci, a pochi passi dal Duomo, in una delle strade del centro che a quell’ora pullula di turisti e di cittadini che si spostano per lavoro e per studio.

Portato in codice rosso a Careggi con una ferita alla spalla, non è in pericolo di vita.

Secondo il suo racconto, un gruppo di giovani lo avrebbe circondato e aggredito a scopo di rapina, e da quel gruppo sarebbe partito il colpo.

Uno sparo. In centro a Firenze. Di pomeriggio.

Chi segue queste pagine sa che non è la prima volta che scriviamo di sicurezza in questa città, e non ci piace l’idea di doverlo fare ancora.

Ma questa volta qualcosa è diverso

Non perché la violenza a Firenze sia una novità — purtroppo non lo è — ma perché uno sparo nel cuore della città, a due passi dal monumento più fotografato d’Italia, segna un salto di qualità che non si può più minimizzare.

Pochi mesi fa, a febbraio, avevamo già scritto di un episodio che aveva fatto indignare mezza Italia: un 17enne, addormentatosi ubriaco sulla tramvia nella notte tra il 14 e il 15 febbraio, era stato trascinato fuori dal convoglio da un 32enne marocchino senza fissa dimora, già noto alle forze dell’ordine, e violentato sotto un cavalcavia nei pressi dell’aeroporto

L’uomo è stato condannato a dieci anni di reclusione e dovrà versare 60mila euro alla famiglia della vittima. Dopo aver scontato la pena, sarà espulso dall’Italia.

La sentenza è arrivata. Ma il problema non è andato da nessuna parte.

La risposta della politica fiorentina, allora come oggi, è stata quella che ormai conosciamo a memoria: solidarietà alla vittima, ringraziamenti alle forze dell’ordine, qualche dichiarazione di circostanza, e poi il silenzio.

La sindaca Funaro e la maggioranza che la sostiene preferiscono parlare di inclusione, di accoglienza, di modelli virtuosi. Tutto legittimo, per carità.

Ma quando un ragazzo viene stuprato su un mezzo pubblico e un uomo viene ferito da un proiettile in centro città, forse è il momento di fare un passo indietro e chiedersi se il modello stia funzionando davvero.

Perché il danno, a questo punto, non è solo quello fisico alle vittime

È un danno di immagine che Firenze non può permettersi.

Questa è una città che vive di turismo, che accoglie milioni di visitatori ogni anno, che esporta nel mondo un’idea di bellezza e di civiltà

Uno sparo vicino al Duomo non è una notizia locale: è una notizia che gira sui giornali stranieri, che finisce nelle chat dei tour operator, che spinge qualcuno a riconsiderare il prossimo viaggio. La politica può fingere che non sia così. La realtà è un’altra cosa.

E mentre Firenze cerca di fare finta di niente, basta guardare cosa sta succedendo altrove per capire dove si arriva quando si aspetta troppo

A Belfast, nella notte tra l’8 e il 9 giugno, un uomo sulla quarantina è stato aggredito e accoltellato ripetutamente da un richiedente asilo sudanese.

L’arresto dell’aggressore ha scatenato violente proteste anti-immigrazione: manifestanti hanno dato fuoco a un autobus e ad alcune auto, aggredito attività commerciali straniere e scontrato con la polizia.

Il premier britannico Starmer ha definito la situazione intollerabile. Piccoli cortei di protesta si sono formati anche a Londra e in altre città britanniche.

Non stiamo dicendo che Firenze sia Belfast

Stiamo dicendo che Belfast non è diventata Belfast in un giorno. È diventata così dopo anni in cui i segnali sono stati ignorati, minimizzati, ricondotti a episodi isolati. Il copione è sempre lo stesso: prima i casi singoli, poi la percezione di impunità, poi la tensione sociale che esplode in modi che nessuno riesce più a controllare.

La politica fiorentina ha ancora il tempo di cambiare rotta

Ma deve smettere di trattare la sicurezza come un tema scomodo da lasciare alla destra, e cominciare a trattarla per quello che è: una condizione di base senza la quale tutto il resto — il turismo, la coesione sociale, la vivibilità dei quartieri — semplicemente non regge.

Uno sparo in centro a Firenze non è normale. E non dovrebbe diventarlo.

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