Fini e la casa a Montecarlo, è morto il custode dei segreti: chi è, cosa porta nella tomba

Franco Pontone, ex segretario amministrativo di Alleanza Nazionale, è morto martedì 2 giugno portando con sé nella tomba i segreti nascosti sulla vendita della casa di Montecarlo che ha stroncato la carriera politica di Gianfranco Fini. L’abitazione era stata donata nel 1999 al partito “Alleanza Nazionale” dalla contessa Anna Maria Colleoni. Proprio delle delicate pratiche di accettazione dell’eredità della nobile si dovette occupare Pontone. Un patrimonio immobiliare immenso diviso tra Roma, Ostia, Monterotondo e Montecarlo. Come accennato fu una di queste vendite, anzi svendite (appartamento monegasco di Boulevard Principesse Charlotte 14) – ricorda Il Tempo – gli costò l’iscrizione nel registro degli indagati per truffa insieme a Fini, allora presidente di An.

“Pervennero alla sede del partito telefonate da persone residenti in Montecarlo che si informavano se l’appartamento fosse in vendita”, spiegò l’ex segretario amministrativo interrogato nel 2010 dal pm di Roma. A quanto pare, almeno nel 2000-2001, l’affare – prosegue Il Tempo – non interessava. “Siccome si trattava soltanto di richieste di informazioni generiche fu risposto che non era intenzione del partito venderlo. Fino a che, nel luglio 2008, il presidente Fini mi contattò per dirmi che l’appartamento di Montecarlo si vendeva e che il prezzo di vendita era di 300 mila euro. Poi precisò che la sua segretaria particolare, mi avrebbe telefonato e comunicato il giorno in cui mi sarei dovuto recare a sottoscrivere l’atto di compravendita. Mi spiegò che l’indicazione di 300mila euro era congrua per le condizioni fatiscenti dell’immobile. Fino al momento della stipula del contratto innanzi al notaio non ho saputo chi fossero gli acquirenti”, riferì.
 

 

Fin qui tutto nella norma, se non fosse che anni dopo la Procura di Roma scoprì che l’appartamento della Colleoni apparteneva a due società riconducibili a Elisabetta (compagna di Fini) e Giancarlo Tulliani (“cognato” di Fini). L’abitazione era stata pagata con i soldi sottratti al Fisco italiano dal “re delle slot” Francesco Corallo, per poi essere venduto a ottobre 2015 a un milione e 360mila euro. Da qui l’accusa di riciclaggio trasnazionale che vede oggi a processo l’ex presidente dalla Camera, insieme alla compagna, il cognato e il suocero.

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