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EVOLUZIONE O IMPLOSIONE: L’EUROPA È CHIAMATA IN CAUSA, MA È ASSENTE

di Filippo Confalonieri
15 Gennaio 2026
In RIFLESSIONE
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patriota europeo
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EVOLUZIONE O IMPLOSIONE: L’EUROPA È CHIAMATA IN CAUSA, MA È ASSENTE

La ininterrotta e costante dissipazione delle risorse naturali del pianeta e la ricerca di fonti energetiche e di materiali rari e preziosi è il tema centrale che condiziona la storia politica e sociale degli ultimi trent’anni.

A cominciare dalle guerre in Iraq e Kuwait, per continuare con la deposizione di Gheddafi, la guerra in Siria, la recentissima guerra russo-ucraina ed infine la deposizione forzata di Maduro

Una politica internazionale che, agli occhi meno attenti, potrebbe sembrare casuale e imprevedibile, ma che nella realtà segue logiche di espansione e contenimento del potere di tre nazioni egemoni, due su tutte USA e Cina.

Ricordo la presenza cinese in Africa, molto radicata e organizzata: mentre ero in Algeria per lavoro e frequentavo tutta la fascia del Maghreb, notavo come i cinesi, con la loro solita maniera discreta e riservata, avessero in realtà in mano i principali appalti e le concessioni più importanti da parte degli Stati africani, che in cambio di infrastrutture strategiche concedevano risorse e spazio all’ambiziosa Cina

Gli USA, essendo alla fine una democrazia, seppur molto particolare, peccano nell’alternanza dei propri leader; in Cina non è differente, così come in Russia. La loro debole democrazia, o meglio edulcorata dittatura, consente continuità politica e decisionale che, sommata a una forma culturale di tipo secolare, rende l’azione costante e duratura, con il solo intento di primeggiare.

Così, fatti e azioni come la deposizione di Maduro — cialtrone sostenuto da Russia e Cina, ma anche partner di Iran e di tutte le compagini anti-occidentali — così come la guerra a Gaza, il conflitto russo-ucraino, per finire con la contesa sulla Groenlandia, sono mosse sulla scacchiera della strategia internazionale, in cui ogni Paese leader cerca di fare un’azione anticipata e inaspettata, volta a cogliere gli avversari impreparati o, perlomeno, in difetto

Per chi non sa leggere tra le righe sembra un inizio di 2026 scoppiettante, ma ogni anno è figlio del suo predecessore; così questo 2026 vede accentuate le conseguenze di azioni di destabilizzazione iniziate nel 2020 e che oggi mostrano i propri frutti. Azioni di intelligence mirate a creare reazioni a catena in Ucraina, Siria, Venezuela, Palestina ed infine Iran.

Il paradosso è che l’Europa si affaccia a questo cambiamento epocale del mondo non da protagonista, ma per la prima volta non è più il centro nevralgico della storia: è un possibile terzo incomodo per USA e URSS e semplicemente un mercato di conquista per la Cina

La mancata capacità di sviluppare un’idea di Stati Uniti d’Europa, dettata dalle differenze culturali profondissime e dal “campanilismo” accentuato, fa del vecchio continente un coacervo di scontento e di idee divisive, a scapito di un’ottica unitaria e di una politica condivisa.

In Europa si pensa alla moneta unica, alla gestione unitaria della produzione industriale ed agricola, fino alla gestione dell’energia e della sua produzione; si vocifera di una volontà di creare un esercito europeo

Esisteva la Divisione Eurofor, che univa sotto un comando itinerante Italia, Spagna, Portogallo e Francia, ma è stata sciolta inspiegabilmente prima che compisse anche una sola missione di peacekeeping.

Eppure, nonostante questi fondamentali passi verso l’unità, non si riesce ad avere una politica europea a livello internazionale e inter-unione; non si accetta l’idea che possa esserci un governo dell’Europa turnante per paura di perdere potere a livello nazionale.

Il risultato è noto: assenza dalle decisioni internazionali che contano e sottomissione totale agli USA

Basti pensare che, invece di muoversi coesi per un’azione pro-Ucraina decisa e condivisa, si è preferito creare un’unione dei Paesi “volenterosi”, con la Gran Bretagna che funge da leader: incredibile, folle direi.

Quindi veniamo a questi prossimi mesi: probabili sovvertimenti di regime in Iran, Colombia, Brasile e Cuba (non necessariamente in questo ordine); numerosi atti di terrorismo o tentati golpe in Africa, sostenuti dalle numerose fazioni in gioco, sempre per controllare metalli o risorse rare e preziose.

Della scorsa settimana un tentativo di golpe in Burkina Faso da parte dei francesi, fallito, e azioni di sobillazione in Centro Africa volte a contrastare i nuovi potentati russi

Tutte le grandi potenze cercano risorse dove esse si trovano, perché il mantenimento di questo apparato militare è un peso economico fortissimo ma necessario in questo frangente, più che mai, poiché adesso si stanno decidendo le sorti del mondo per i prossimi trent’anni.

Mi spaventa pensare che niente avvenga in maniera spontanea e naturale, ma semplicemente perché è stato indotto da servizi infiltrati per anni, che spesso risultano efficaci ma che poi non sanno controllare i mostri che generano: l’ISIS ne è un esempio fulgido.

Quindi, in sintesi, dopo la caduta dei Pasdaran in Iran e di Maduro in Venezuela, andremo a vedere il declino e la liberazione di Cuba; poi qualche scandalo condizionerà la vita politica di Lula, mentre il presidente colombiano credo potrebbe fare la stessa fine di Maduro

Dipende molto da lui, ma di più dalla volontà di Trump.

Dopo questi cambiamenti, sicuramente positivi per quei Paesi, dobbiamo considerare la ricaduta sul mondo, che comunque da qui a dieci anni culminerà con l’inevitabile scontro tra Cina e USA. Qui la vicinanza con la Russia di una delle due parti potrebbe rivelarsi fondamentale, così come il continuo aggiornamento degli apparati di difesa.
In questa ottica faranno la differenza.

L’Europa, se non cambia, rischia di implodere e con lei alcuni di quei piccoli Paesi membri; mentre, senza una Unione forte, è destinato a declinare il potere delle grandi nazioni europee, Italia compresa

La speranza è che si ritrovi la volontà di unità e di vera cooperazione strutturata tra gli Stati europei. Intanto godiamoci lo spettacolo, che per ora ci vede spettatori interessati ma che presto potremmo dover fronteggiare in prima persona, e cerchiamo di far tesoro del poco tempo rimasto per colmare lo svantaggio.

Per la prima volta da anni siamo proprio noi italiani i partner più vicini agli USA: speriamo che questo crei i presupposti per una mirata e veloce azione coesa

Mai come adesso ci sarebbe bisogno, infatti, di un’Europa forte e unita.

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Tags: groenlandiaIN EVIDENZAITALIAPotenzeRisorse
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