Enrico Letta, storia di uno che sereno non sarà mai

partito democratico

Correva il lontano 17 gennaio del 2014 quando Matteo Renzi tirò la più grossa stoccata/gufata della storia della  politica moderna. Enrico Letta era il Presidente del Consiglio e Renzi gli disse: Enrico stai sereno. Poi sappiamo tutti come è andata a finire: Letta è emigrato a Parigi.

Adesso mi sembra che la storia stia per ripetersi. Un personaggio mite come Zingaretti che abbandona la segreteria del PD dicendo che lui è stanco delle lotte poltronistiche interne al partito, è una bomba nucleare. Ti dà la misura del covo di vipere che c’è all’interno.

Ecco quindi l’idea geniale: trovare la vittima sacrificabile che possa traghettare nella maniera più indolore possibile i democratici al prossimo congresso.

Letta, a mio avviso ha poco da stare sereno. È vero che in questo modo ha la possibilità di farsi rivedere sul panorama politico italiano. Ma a che prezzo? Letta stai sereno. Al massimo torni a Parigi.

Enrico Letta è un uomo con un profilo politico sicuramente di livello, ma non è adatto a fare il segretario di partito. Lo vedo più come uomo istituzionale. Ma la sua figura è stata accuratamente scelta perché: se ce la fa, bravo e medaglina d’oro e pacca sulla spalla. Se non ce la fa… pazienza, tanto è abituato a farsi trombare.

Quando ieri ho visto le immagini dell’uomo “solo al comando”, che prendeva il taxi, ingobbito e invecchiato, nascosto dietro la mascherina/bavaglio, mi sono intristito per lui. Gli occhi dell’uomo nel miglio verde. Sa di essere stato condannato a morte. Ma non ha saputo reagire.

 

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