Edilizia italiana, Conflavoro porta il vento del cambiamento: al centro Cassa Edile, imprese e competitività

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Edilizia italiana, Conflavoro porta il vento del cambiamento: al centro Cassa Edile, imprese e competitività

In un momento storico in cui il settore delle costruzioni fatica a ritrovare slancio e competitività, una voce delle imprese italiane ha alzato il tiro con proposte concrete di riforma e innovazione: Conflavoro, confederazione che rappresenta migliaia di piccole e medie imprese su tutto il territorio nazionale, ha rimesso al centro del dibattito pubblico il tema della Cassa Edile e della contrattazione collettiva nel comparto

Il 21 gennaio scorso, a Roma, sono tornati sotto i riflettori due temi che Conflavoro considera cardine della modernizzazione del settore: la Cassa Edile e il DURC edile (Documento Unico di Regolarità Contributiva), strumenti che oggi segnano profondamente la vita amministrativa e i costi delle imprese delle costruzioni. Storicamente, la Cassa Edile è un ente nato nel 1919 – che funge da strumento di gestione di istituti contrattuali come ferie, tredicesime e accantonamenti per oltre mezzo secolo di storia industriale del nostro Paese.

Tuttavia, per Conflavoro questa istituzione – pur avendo svolto un ruolo importante nell’assicurare tutele in un settore caratterizzato da alta mobilità del lavoro – è diventata negli anni un elemento di inefficienza e un costo non più sostenibile

Secondo l’associazione guidata dal presidente Roberto Capobianco, che vanta migliaia di imprese associate in tutte le regioni italiane, il sistema delle casse edili grava su imprese e lavoratori con costi elevati e procedure complesse. Per questo motivo, già negli ultimi anni Conflavoro Costruzioni ha promosso l’idea di un nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro nel settore edile che non preveda l’obbligo della Cassa Edile, redistribuendo i risparmi derivanti dalla sua abolizione in maggiore formazione, sicurezza e retribuzioni dirette.

Questa strategia, presentata e ribadita nei recenti incontri di gennaio, non è soltanto una proposta progettuale: è già diventata pratica operativa

Nel corso del 2024, Conflavoro Costruzioni ha siglato, insieme al sindacato Confsal, il primo contratto collettivo nazionale per il comparto edile senza Cassa Edile.

Un’intesa che – secondo i promotori – potrà generare oltre un miliardo di euro di risparmi annui, da reimmettere in investimenti produttivi, in salute e sicurezza nei cantieri e in migliori condizioni economiche per i lavoratori.Il dibattito di fine gennaio attorno alla Cassa Edile e al DURC, quindi, non è un evento isolato: rappresenta la prosecuzione di una campagna culturale e politica tesa a ridefinire il ruolo delle imprese italiane in un mercato globale sempre più competitivo. Conflavoro, forte di una rappresentanza estesa e di una visione modernizzatrice, guarda anche all’integrazione europea e alle politiche di sviluppo del settore, posizionandosi come interlocutore determinante nei tavoli tecnici con istituzioni e stakeholder

È una sfida profonda quella che Conflavoro lancia all’ecosistema dell’edilizia: non si tratta solo di alleggerire costi o snellire procedure burocratiche. L’obiettivo è favorire un salto di qualità nella capacità competitiva delle imprese italiane, recuperando risorse da investire in innovazione, sicurezza e qualificazione professionale dei lavoratori.

In un Paese che ambisce ad un serio rilancio della sua industria delle costruzioni, questo approccio potrebbe segnare una svolta non solo contrattuale, ma culturale

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