Don Chisciotte, Parsifal e la politica

Don Chisciotte, Parsifal e la politica

Romano Guardini, sacerdote, filosofo e teologo tra più profondi del ‘900, secondo molti studiosi uno dei riferimenti di Papa Francesco, nel suo libro Lettere sull’ autoformazione (Morcelliana, 1956) inserisce anche una nota sulla politica.

Ci piace recuperarla perchè nella sua particolarità e collocazione storica è uno di quei classici scritti che, remando controcorrente, può servire sia come fine provocazione che grimaldello maieutico per sferzare la politica di oggi.

Il teologo italo-tedesco parte dall’assunto che il politico autentico, come un antico cavaliere, è chiamato non a fare un semplice lavoro, ma a compiere una vera e propria “opera”, possibile solo per una persona totalmente libera.

Nel descrivere la “vera radice” di questa particolare “opera”, parte da ciò su cui la politica non deve fondarsi: mera scaltrezza, grandi discorsi e parole ad effetto, spirito agitato e tumultuoso, richieste impossibili.

Di particolare interesse, se messa a confronto con i nostri giorni, la questione dello stile nel fare politica. Guardini, pensando proprio alla forza limpida dei cavalieri, si chiede: “Quale il migliore “nemico”? Colui che nell’agone non disprezza l’avversario, non lo calunnia e denigra”. E sul “nemico” migliore prosegue: “È quello che combatte tanto decisamente da costringerci a chiamare a raccolta tutte le nostre forze migliori”.

Politica “comunanza” di uomini liberi

In positivo Romano Guardini sceglie innanzitutto la pietra miliare su cui basare il profilo del politico autentico, cavaliere della contemporaneità, affermando che “la politica è disciplina”. E subito dopo articola in dettaglio questa premessa.

È l’arte di lavorare con tenacia e decisione, tenendo sempre in considerazione le convinzioni degli altri in vista del bene comune.

Ancora: è l’arte di saper vedere tutte le forze disponibili e riuscire a collegare.

È inoltre l’intelligente azione che riunisce gli uomini liberi in un libero lavoro associato (“comunanza”).

L’arte di gettare ponti anche tra posizioni antitetiche.

La facoltà di costruire sintesi, senza però offendere la verità.

Particolare sottolineatura quella che Guardini dedica alle scorciatoie, da non seguire mai, ovvero quella che conduce all’unità solo apparente ed imposta con l’astuzia o la forza.

La sapienza delle virtù reali

Riproponiamo infine il suo ritratto del cavaliere dedito a compiere l’impresa, totalmente sovrapponibile con quello del politico che non rinuncia mai alla sua preziosa “opera”.

Forse qualcuno potrà sorridere, con la mente subito a Don Chisciotte. A noi, permettete, piace più ricordare Parsifal.

Per compiere un’opera – scriveva il teologo italo-tedesco – occorre essere veri uomini: stabili e sicuri; forti dinanzi alla tumultuosità esterna. Avere sempre una vista chiara, una volontà incrollabile ed un cuore libero.

Ma ci vuole anche la sapienza delle “virtù reali”, conoscendo di sé le forze migliori e le debolezze.

Soprattutto sentirsi ed essere uomini liberi, costruendo “comunanze” con altri uomini liberi.

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