Dodici mesi di agonia?

Dodici mesi di agonia?

Nemmeno il tempo di smaltire la sbornia post Referendum che la sinistra torna nella solita noia barbosa delle altrettanto solite tematiche poltronare.

Il 2027 si avvicina e sarà un anno di campagna elettorale feroce

A sinistra scaldano i motori, con la solita scalmanata guerra di tutti contro tutti.
C’è chi vuole le primarie (come Conte) chi prende tempo per non farle (tipo Bonelli) e chi ondeggia di qua e di là in attesa di capire cosa vuole veramente fare da grande (ad es. La Schlein tanto per cambiare).

Nel frattempo, il leader Cinquestelle si mostra attivo e proattivo in barba agli alleati

Detta le regole , si intrattiene in incontri internazionali alla chetichella con l’inviato di Trump, suscitando dietrologie sulla ricerca di accreditamento internazionale della propria leadership .

Una cena fra amici – a detta degli interessati – che fa tremare la sinistra riformista e che rievoca il periodo sovranista di Giuseppi

Di contro, la sinistra riformista è già partita all’attacco dell* propri* Segretari* che vorrebbe sostituire con nomi più o meno azzardati, dalla Salis (Silvia) all’ex capo della polizia Gabbrielli.
Insomma, il solito vecchio copione della solita vecchia sinistra. Un pollaio a caccia di poltrone e strapuntini e al contempo zero programmi comuni, zero idee, nessuna visione di Paese.

Una sinistra ormai accomunata soltanto dall’odio verso il Governo Meloni ma incapace di costruire un progetto politico coerente o vagamente credibile

Ad oggi non esistono punti di contatto rilevante fra i partiti del centrosinistra sulle questioni fondamentali. Dalla politica estera all’economia, dal fisco al Lavoro, da anni non esiste una linea condivisa, se non un accozzaglia di temi buttati lì alla rinfusa nella speranza che tutto si componga come per pagina. Tutt’al più slogan per fare fessi i polli.

Purtroppo, come l’ultimo referendum ha dimostrato, questi slogan sono tutt’altro che inefficaci e i polli evidentemente sono ben felici di passare per fessi

Perciò, sebbene la prima sensazione di fronte a tanta tempesta in un bicchier d’acqua (poltronaro) farebbe ridere, guai a sottovalutare il pericolo.

Il 2027 è lontano e vicino al tempo stesso e ogni giorno che passa Senza una reale consapevolezza di ciò che si deve fare, è un giorno perso

L’armata Brancaleone è tanto sconclusionata quanto agguerrita e costituisce un avversario potenzialmente temibile.

Le primarie potrebbero voler dire “visibilità” mediatica, partecipazione (più o meno ampia) e mobilitazione (c’è da riconoscere un certo talento della sinistra in tal senso) . Insomma un anno di protagonismo pubblico potrebbe galvanizzare l’elettorato di riferimento e contemporaneamente oscurare il centrodestra che, impegnato in evidenti faide interne, rischia di logorarsi in questi 12 decisivi mesi.

Occorrerebbe un nuovo slancio dell’azione di Governo Senza accomodarsi su allori che evidentemente non esistono più

O quantomeno non sono così comodi come si pensava.

C’è chi a destra ritiene che la soluzione per questo anno elettorale sia quella di rincorrere al centro l’elettorato nell’illusione che i moderati siano davvero l’ago della bilancia.

Le scelte fatte subito dopo la sconfitta referendaria fanno tremare i polsi, le posizioni espresse a tratti allibenti. Questa non è la strada.

Rincorrere la sinistra sulla propria narrazione è suicida

Un anno così rischia di essere un anno molto pericoloso .
Chi scrive, ad esempio, è molto preoccupato dell’alta percentuale degli elettori del centrodestra che hanno votato NO al referendum. Si tratta di un segnale chiaro al Governo che trascende la materia Giustizia.

Chi scrive è molto preoccupato della piega che ha preso il centrodestra

Oggi, al contrario di ulteriori svolte centriste, istituzionali e moderate , c’è bisogno di più destra. E se, come dice Anna Applebaum, in politica non esistono spazi vuoti (perché qualcuno li occupa) non lasciamo che questi spazi vuoti vengano occupati da altri.

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