Degrado e insicurezza dove passa la tramvia a Firenze

Degrado e insicurezza dove passa la tramvia a Firenze

A Firenze esistono ormai due città che convivono senza incontrarsi davvero.

Da una parte c’è quella vetrina, tirata a lucido ogni giorno per il turismo mordi e fuggi: il percorso che da Piazza San Giovanni conduce verso Palazzo Pitti è un museo a cielo aperto, presidiato, controllato, ripulito da ogni forma di illegalità visibile.

Qui l’ordine non è solo garantito, è esibito. Le forze dell’ordine vigilano, i venditori abusivi sono spariti, le truffe ridotte al minimo.

È l’immagine che la città vuole dare di sé

Poi c’è un’altra Firenze, molto meno raccontata, che inizia appena ci si allontana da quella cartolina.

È una città stanca, attraversata ogni giorno da pendolari compressi su tramvie sovraffollate, dove il disagio sociale si mescola alla microcriminalità.

Qui si incrociano borseggiatori, spacciatori, persone senza fissa dimora, figure che si muovono ai margini e che trovano sempre nuovi spazi dove sostare, spesso invisibili finché non diventano un problema

Il caso del sottopasso della Federiga non è un episodio isolato, ma il sintomo di un equilibrio che si è rotto. I sottopassi del Viale Talenti, ormai evitati dai cittadini e superati da attraversamenti più comodi in superficie, sono diventati territori di nessuno.

Spazi residuali, abbandonati, che nel tempo sono stati occupati da chi non ha alternative: senzatetto, tossicodipendenti, piccoli spacciatori.

Luoghi dove anche le associazioni portano aiuti, cibo, coperte, cercando di tamponare un’emergenza che però finisce per radicarsi proprio lì.

In questo vuoto si inseriscono le baby gang. Non è solo una questione di violenza gratuita, che pure esiste ed è inaccettabile

È anche una dinamica di controllo del territorio, di conflitto tra marginalità diverse che si sovrappongono negli stessi spazi. I sottopassi diventano così punti di attrito, zone franche dove l’assenza dello Stato si trasforma in presenza di altri poteri, spesso improvvisati ma comunque reali.

Limitarsi a indignarsi per il singolo episodio rischia di essere un alibi

Il problema è strutturale. Se un luogo viene abbandonato, qualcuno lo occuperà.

E se viene lasciato al degrado, attirerà altro degrado. Chiudere e murare quei sottopassi inutilizzati non è una misura simbolica, ma una scelta di gestione urbana.

Allo stesso tempo, continuare a spingere il disagio verso le periferie senza creare alternative dignitose – dormitori, servizi igienici, percorsi di assistenza veri – significa semplicemente spostare il problema, non risolverlo

Il quartiere dell’Isolotto, e in particolare l’area del Viale dei Talenti, paga oggi anni di disattenzione. Di giorno e di notte cresce la percezione di insicurezza, mentre gli spazi pubblici vengono progressivamente abbandonati dai cittadini.

Quando succede, il declino accelera: meno persone vivono quei luoghi, più diventano terreno fertile per illegalità e degrado.

Firenze continua a raccontarsi come una città che non lascia indietro nessuno. La realtà, però, è più scomoda

Non si lascia indietro, si sposta. Si allontana dal centro, si nasconde sotto terra, si rende invisibile finché possibile.

Ma prima o poi riaffiora

E quando lo fa, non è più solo una questione sociale: diventa un problema di sicurezza, di convivenza, di qualità della vita per tutti.

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