Cuoi e pelle fuori dalla normativa sulla deforestazione: l’Italia sfida Bruxelles
Nel dibattito in corso al Parlamento europeo sulla normativa legata alla deforestazione e alla regolamentazione delle filiere produttive, torna con forza un tema che riguarda direttamente una delle eccellenze industriali italiane: il comparto del cuoio e della pelletteria
A Bruxelles si sta discutendo l’impostazione del regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR), che mira a limitare l’importazione e la commercializzazione di prodotti legati al disboscamento globale, ma che secondo diverse posizioni politiche e industriali rischia di applicarsi in modo eccessivamente estensivo a settori che non avrebbero un legame diretto con la deforestazione stessa.
È in questo contesto che si inserisce la richiesta, portata avanti da diversi eurodeputati italiani, di distinguere chiaramente le filiere: da un lato quelle effettivamente responsabili di impatti diretti sulle foreste, dall’altro comparti come il cuoio e la pelletteria, che rappresentano una parte fondamentale del tessuto produttivo italiano, in particolare in aree come la Toscana, dove il distretto della pelle costituisce un pilastro economico e occupazionale
La posizione espressa da esponenti di Fratelli d’Italia e in particolare dall’eurodeputato Francesco Torselli si inserisce proprio in questa linea: evitare che normative nate con finalità ambientali condivisibili finiscano però per tradursi in un aggravio burocratico e competitivo per settori che non avrebbero un collegamento diretto con il fenomeno della deforestazione.
Secondo questa impostazione, non emergerebbero infatti dati o studi scientifici che dimostrino un nesso diretto tra la filiera del cuoio e della pelletteria e i processi di deforestazione, motivo per cui si chiede che tali comparti non vengano ricompresi nell’ambito di applicazione della normativa
La preoccupazione, condivisa da una parte significativa del mondo produttivo, è che un’applicazione rigida e non calibrata del regolamento possa penalizzare proprio quelle eccellenze del Made in Italy che competono sui mercati internazionali grazie alla qualità, alla manifattura e alla reputazione costruita nel tempo.
Il rischio evidenziato è quello di introdurre ulteriori oneri amministrativi e di tracciabilità senza un reale beneficio ambientale proporzionato, ma con un impatto diretto sulla competitività
Il dibattito a Bruxelles, dunque, si muove lungo una linea di equilibrio complessa: da una parte l’obiettivo condiviso della tutela delle foreste a livello globale, dall’altra la necessità di non compromettere settori industriali strategici per l’economia europea e italiana.
In questo quadro, la battaglia politica degli eurodeputati italiani si concentra sulla richiesta di una revisione o quantomeno di una calibrazione più mirata del perimetro normativo, affinché il principio ambientale non si traduca in un danno economico non intenzionale per comparti come quello della pelletteria, particolarmente rilevanti proprio in territori come la Toscana.
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