CREDO CHE CI SIANO DEI LIMITI

TRANSGENDER

CREDO CHE CI SIANO DEI LIMITI che non andrebbero mai superati.
Però purtroppo, a Bologna è successo, negli asili nido comunali.

Gli asili nido sono strutture che accolgono un’utenza che va dai 3 mesi ai 3 anni.
Bambini quindi piccolissimi, alcuni lattanti.
Bambini che spesso ancora non hanno imparato a dire bene le parole “mamma, papà”.

A mangiare da soli, ad addormentarsi senza piangere

Bambini in formazione dunque a cui è
stato letto il libretto “Piccolo Uovo”, che spiega che esistono tanti tipi di famiglie.
Con due papà, o due mamme, e che sì, anche queste si chiamano famiglia.

NON SI STA PARLANDO di ragazzi delle superiori, che magari hanno un’età in cui si possono confrontare, discutere, anche dissentire.

Qui si sta parlando di “carte assorbenti”.
Così infatti è la mente di un bimbo tanto piccolo che non possiede ancora gli strumenti per capire, per difendersi, per riferire cosa gli è stato raccontato.

Questo è successo a Bologna e non solo in una struttura

ALLA RICHIESTA DI SPIEGAZIONI di un papà, le pedagogiste dei due nidi e la pedagogista di distretto non hanno smentito.

Anzi hanno rivendicato.

Asserendo che l’educazione è anche politica.

Che ubbidivano ad un mandato.

Che bisogna “gettare i primi semini dall’infanzia”.

Confermando inoltre che a Bologna sono anni che circola questo tipo di letteratura infantile.

Libricini dal titolo:
” Tutte le famiglie “,
” E con Tango siamo in 3″,
“Piccolo uovo: maschio o femmina”,
” Nei panni di Zaff”, in cui si racconta la storia di un bimbo che sogna di diventare una principessa… inevitabilmente col pisello

MI CHIEDO A QUESTO PUNTO quale mito si voglia sfatare con un pubblico in miniatura.
Quale sarebbe il pregiudizio che bimbi di quell’età potrebbero avere?
A un anno, due anni, non esistono infatti pregiudizi da decostruire.
C’è solo una mente da formare.
E chi decide di plasmare quella mente ancora vergine, per piantare i suoi “semini” non sta educando, sta indottrinando.

Perché la teoria gender non ha basi scientifiche, è pura ideologia

Non biologia, non medicina, non psicologia dello sviluppo.
Solo e soltanto ideologia.
Che pretende di “insegnare” ad un bimbo che essere maschio o femmina è una opinione.
Una costruzione sociale, un abito da indossare.
Ad un adulto lo si può anche raccontare perché sarà lui poi a decidere se crederci o meno.
A un bimbo di un anno però lo si può solo imporre perché non ha strumenti per difendersi.
Perché ci crede a quello che gli viene raccontato.
Questi libretti sono stati proposti senza un minimo confronto con i genitori.
Senza provare a capire se i contenuti, tanto delicati, fossero approvati dalle famiglie.
Senza dare la possibilità di dire NO, GRAZIE!

IL PADRE DOPO AVER CHIESTO INVANO la rimozione di quei testi, ha potuto fare una cosa sola: ritirare le figlie dalla struttura

E questo non si può sentire.
Perché è esproprio del diritto dei genitori all’ educazione dei propri figli.
Di un diritto sancito dall’articolo 30 della Costituzione, ma che ormai pare essere diventata carta straccia, tutte le volte che c’è di mezzo l’ideologia.
Nessuno si è scusato tra gli educatori.
Anzi hanno ribadito che questo

“lo vuole l’amministrazione, che è un mandato politico”.

MA COSA VUOL DIRE?
Il comune di Bologna non può decidere al posto dei genitori l’educazione dei figli.
Questa è una dittatura.
Camuffata da storielle narrate dalla maestra.
Che ha la voce dolce e che per i bambini è sempre “bella e buona”.

NON PUÒ ASSOLUTAMENTE il potere pubblico entrare in un asilo nido per modellare l’identità sessuale di un bambino

Questa non è educazione è imposizione.
Dove si usano i bambini per rieducare i genitori.

Il nido, la scuola in generale, soprattutto quella frequentata da minori, dovrebbe restare il luogo più neutro e protetto che esista.

Non di certo un laboratorio ideologico dove si sperimenta sui bambini la teoria gender.

Il limite superato a Bologna non è un dettaglio ma un limite fondamentale.
Quello tra educazione e manipolazione.

Giù le mani dai bambini.
Fuori la politica dalla scuola, soprattutto dai nidi.

Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it

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