Commento dell’Avv. Giuseppe Longo del Comitato Pro-life insieme

Commento dell’Avv. Giuseppe Longo del Comitato Pro-life insieme

Dura risposta della Chiesa del Triveneto alla legge regionale sul suicidio assistito

Tempestiva risposta della Chiesa Triveneta alla legge volta a introdurre in Veneto il suicidio assistito, approvata il 2 settembre senza ancora una legge dello Stato che l’abbia normativamente legittimato. Ciò rende il deliberato consiliare veneto a rischio d’incostituzionalità (ns. articolo del 2 settembre).
In attesa che il vulnus sia acclarato la Chiesa Triveneta non ha mancato di fare sentire la propria voce.

E lo ha fatto senza indugi con i toni forti e accesi che questa iniziativa “mortifera” richiede e merita

Con un documento approvato a firma congiunta di tutti i vescovi del Triveneto, emanato il 12 settembre dalla Conferenza Episcopale Regionale in esito ai lavori del loro consesso riunito a Bibione. Come hanno puntualizzato i vescovi, può considerarsi una conquista di civiltà ogni iniziativa volta a garantire percorsi di cure palliative per alleviare la sofferenza e la richiesta di aiuto dell’ammalato; non certo, come invece si insinua, la soppressione della sua vita, più conveniente per i badget sanitari, Anzi, come l’esperienza medica dimostra, è proprio quando l’ammalato tende ad arrendersi che diventa decisiva una prossimità che lo induca a recedere da eventuali tentazioni di sconfitta definitiva.

Per questo, ammonisce ancora la Conferenza Episcopale, in circostanze del genere il malato non ha bisogno di suggerimenti volti a indurlo a congedarsi dalla vita, dissimulati da atteggiamenti ispirati a un vacuo pietismo che non risponde affatto a delle situazioni tanto drammatiche quanto complesse

Per cui nella loro elusione, il suicidio assistito assume il significato di una scelta che non tiene conto in maniera corretta e adeguata, della struttura intrinsecamente relazionale e sociale che si ascrive a ogni persona, nel cui ambito devono ricondursi tutte le vicende e i rapporti umani. Non solo, ma al contempo costituisce un’opzione che finirebbe per orientare in maniera progressiva ma incessante la cultura e il sistema sanitario, e prima ancora la stessa accezione della dignità umana, verso il disprezzo della vita, con l’utilizzo del falso concetto di morte degna in rapporto a quello di qualità della vita.

Con l’effetto di condurre a una estenuazione dell’etica della cura e della prossimità e di disattendere quanto già oggi invece efficacemente garantito dalla medicina della terapia del dolore e delle cure palliative; coniugate alle varie modalità di assistenza domiciliare, sostegno e accompagnamento già previste dai protocolli promananti dalla legge n.38/del 2010, ancor più da implementare e sviluppare

Ricordano i Vescovi “La Chiesa sempre attenta alle sofferenze umane dell’anima e del corpo, rigetta ogni forma di accanimento terapeutico, ascolta la voce dei poveri e dei fragili e invita tutti, con empatia e desiderio di sincero dialogo, a ripensare tali complesse questioni al di fuori di ogni prospettiva ideologica”. Perché non esiste e non può esistere un diritto a morire, ma il diritto a vivere!

Le considerazioni dei vescovi triveneti colgono perfettamente nel segno e sottendono temi ineludibili

In definitiva il retaggio del deliberato legislativo voluto dalla assemblea regionale veneziana nonchè da altre regioni come Emilia Romagna e da ultimo pure da Sicilia e Puglia che si stanno ponendo nel suo alveo, sarebbe quello di imporre un’accelerazione tesa a mutare un’eccezione in una prestazione.

Acclarato che la Chiesa del Triveneto ha dimostrato di non avere affatto archiviato questo dossier, come del pari la Conferenza Episcopale Siciliana con la sua forte critica ad analogo progetto di legge proposto in sede isolana, si attendono sintoniche e altrettanto tempestive iniziative da parte della CEI

Avv. Prof. Giuseppe Longo
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it

Leggi anche:

SEGUICI SU GOOGLE

Exit mobile version