Colpo di calore nel cane, come si riconosce e cosa fare subito

Colpo di calore nel cane, come si riconosce e cosa fare subito

Ogni estate la stessa storia, cani lasciati in macchina con i finestrini socchiusi “perché sono via cinque minuti”, passeggiate sul lungomare alle due del pomeriggio, corse al parco sotto il sole di luglio. Poi il cane barcolla, vomita, collassa. E il proprietario non capisce cosa sta succedendo.

Il colpo di calore nel cane non è un malessere passeggero. È un’emergenza veterinaria che può uccidere in meno di un’ora. La temperatura corporea del cane sale oltre i 41 gradi, gli organi interni iniziano a cedere, e se non si interviene subito il danno diventa irreversibile. Il problema è che la maggior parte dei proprietari non sa riconoscere i primi segnali, e quando se ne accorge è spesso troppo tardi.

I cani non sudano come noi. L’unico meccanismo che hanno per disperdere calore è l’ansimazione: quella respirazione accelerata a bocca aperta che chiunque abbia un cane conosce bene. Funziona, ma fino a un certo punto. Quando la temperatura ambientale supera i 30 gradi e l’umidità è alta, quel sistema non basta più. Il cane accumula calore più velocemente di quanto riesca a smaltirlo, e da lì in poi è una corsa contro il tempo.

Chi rischia di più

Non tutti i cani sono ugualmente vulnerabili. Le razze brachicefale, quelle col muso schiacciato, sono le più esposte. Bulldog Inglese, Bulldog Francese, Carlino, Pechinese, Boxer: la conformazione delle loro vie respiratorie rende l’ansimazione meno efficiente, e quindi la termoregolazione più fragile. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2020 ha confermato che i cani brachicefali hanno un rischio di colpo di calore doppio rispetto alle razze con muso normale. Non il doppio in condizioni estreme. Il doppio in condizioni normali di una giornata calda.

Ma non sono solo i brachicefali a rischiare. I cani anziani, quelli in sovrappeso, quelli con il mantello scuro o molto folto, quelli con patologie cardiache o respiratorie preesistenti sono tutti nella fascia di pericolo. E poi ci sono i cani che non sanno fermarsi: quelli talmente eccitati dal gioco o dalla corsa che continuano anche quando il corpo gli sta dicendo di smettere. I Border Collie, i Labrador, i meticci ad alta energia. Non si fermano perché vogliono accontentare il proprietario, o perché il gioco è troppo divertente. E il proprietario non li ferma perché “tanto si sta divertendo”.

I segnali che anticipano il collasso

Il colpo di calore non arriva senza preavviso. Il problema è che i primi segnali sono facili da confondere con la normale stanchezza da caldo. Il cane ansima più del solito. Fin qui niente di strano, pensi. Poi l’ansimazione diventa affannosa, rumorosa. La saliva si fa densa e appiccicosa. Le gengive cambiano colore: da rosa diventano rosso scuro, oppure violacee. Il cane cerca ossessivamente l’ombra, si sdraia e non vuole più alzarsi. Diventa confuso, barcolla.

Se a quel punto non si interviene, arrivano il vomito, la diarrea (spesso con sangue), i tremori muscolari. E poi il collasso. A quel livello il cane rischia insufficienza renale acuta, edema cerebrale, coagulazione intravascolare disseminata. Termini medici che significano tutti la stessa cosa: il corpo sta cedendo.

La Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bologna inserisce il colpo di calore tra le emergenze più frequenti nei mesi estivi, con un tasso di mortalità che può superare il 50% nei casi in cui l’intervento arriva tardi. Cinquanta per cento. Un cane su due non ce la fa.

Cosa fare nei primi minuti

Se il cane mostra i segnali descritti sopra, bisogna agire subito. Non domani, non tra un’ora, non “quando arriviamo a casa”. Subito.

La prima cosa è spostare il cane all’ombra, in un luogo ventilato. La seconda è abbassare la temperatura corporea, ma in modo graduale. Ed è qui che si commette l’errore più comune e più pericoloso: l’acqua gelata. Sembra logico, il cane scotta, lo raffreddo con acqua fredda. Sbagliato. L’acqua gelata provoca vasocostrizione periferica: i vasi sanguigni della pelle si restringono e il calore resta intrappolato all’interno del corpo. L’effetto è opposto a quello desiderato.

L’acqua deve essere fresca, non fredda. Temperatura ambiente, o appena sotto. Si bagna il cane su collo, ascelle, inguine, le zone dove i vasi sanguigni passano più vicini alla superficie. Si possono appoggiare panni umidi sulle stesse zone, cambiandoli spesso perché si scaldano in fretta. Se c’è un ventilatore, si accende. Se c’è una corrente d’aria, ci si mette in mezzo.

Terzo passaggio: offrire acqua da bere, poca per volta. Mai forzare il cane a bere. Se è troppo debilitato per bere da solo, non insistere. Bagnare le labbra e la lingua con un panno umido e portarlo dal veterinario il prima possibile.

Perché il veterinario serve sempre, anche se il cane sembra riprendersi. I danni interni del colpo di calore possono manifestarsi ore dopo, quando il proprietario pensa che il peggio sia passato. Insufficienza renale, problemi di coagulazione, danni neurologici. Servono esami del sangue, fluidoterapia endovenosa, monitoraggio. Non basta il fai da te.

Gli errori che peggiorano tutto

Ne ho già citato uno: l’acqua gelata. Ma ce ne sono altri. Avvolgere il cane in asciugamani bagnati e lasciarli addosso. L’asciugamano si scalda, diventa una coperta termica, e intrappola il calore invece di disperderlo. I panni bagnati vanno cambiati ogni due o tre minuti, altrimenti fanno più male che bene.

Altro errore: immergere il cane in una vasca d’acqua fredda. Stesso principio dell’acqua gelata, vasocostrizione e shock termico. Il raffreddamento deve essere progressivo.

Altro ancora: aspettare. “Vediamo se si riprende.” “Magari è solo stanco.” “Gli do un po’ d’acqua e passa.” Non passa. Il colpo di calore è progressivo e ogni minuto conta. La predisposizione al caldo varia enormemente da razza a razza, e chi vuole capire quanto il proprio cane sia esposto può partire dalle schede sanitarie di Pelo Lindo, dove ogni razza ha un profilo dedicato con vulnerabilità specifiche legate al clima e alla conformazione fisica.

Prevenzione, l’unica cosa che funziona davvero

La parte triste di tutto questo è che il colpo di calore è quasi sempre prevenibile. Le regole sono semplici e le conoscono tutti, ma ogni estate qualcuno decide che non valgono per lui.

Non lasciare il cane in macchina. Mai, per nessun motivo, per nessuna durata. L’abitacolo di un’auto parcheggiata al sole raggiunge i 50 gradi in pochi minuti anche con i finestrini abbassati. Questo dato lo ha confermato l’ENPA con campagne ripetute ogni anno, eppure ogni anno i vigili del fuoco sfondano finestrini per salvare cani che ansimano in auto parcheggiate al supermercato.

Evitare le passeggiate nelle ore centrali della giornata. Il termine “ore centrali” non significa mezzogiorno in punto. Significa dalle 11 alle 17, quando l’asfalto raggiunge temperature che possono ustionare i polpastrelli del cane. Un test veloce: appoggiare il dorso della mano sull’asfalto per cinque secondi. Se scotta, il cane non ci cammina.

Garantire sempre acqua fresca e ombra. Sembra ovvio, eppure quanti cani si vedono legati fuori dai bar in pieno sole mentre il proprietario prende il caffè? Quanti giardini senza una zona d’ombra dove il cane possa ripararsi?

Adattare l’esercizio fisico alla temperatura. Il cane non decide da solo di fermarsi. Sta al proprietario capire quando è troppo. E con le razze brachicefale, “troppo” arriva molto prima che con un segugio.

Il colpo di calore è una di quelle emergenze che non dovrebbero esistere. Non è un incidente imprevedibile, non è una malattia rara, non è sfortuna. È quasi sempre il risultato di una disattenzione, di un “tanto cosa vuoi che succeda” che si trasforma in una corsa dal veterinario con il cane avvolto in un asciugamano bagnato sul sedile posteriore. Informarsi prima è l’unica cura che funziona.

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