Centrodestra che perde non si cambia

A conti fatti la disfatta non c'è stata, ma guai a non imparare la lezione

Centrodestra

Il centrodestra esce sconfitto da queste Comunali, niente di drammatico, ma sicuramente è un campanello d’allarme.

I numeri

Il centrosinistra governava cinque capoluoghi, prima di queste amministrative, ed il centrodestra uno.

La situazione è rimasta invariata.

Prima delle elezioni il centrodestra governava 35 grandi Comuni, e ne ha persi due.

Trieste è stata mantenuta per un soffio e Torino e Roma sono passati al centrosinistra, dal Movimento cinque stelle.

La percentuale più alta l’ha comunque spuntata l’astensionismo: i sondaggi confermano una preponderante maggioranza nazionale del centrodestra, ma se gli elettori non votano, rimarrebbe solo virtuale.

Anche se Fratelli d’Italia si conferma il primo partito e in crescita, l’autocritica onesta e non scontata di Giorgia Meloni è un’ottima presa di coscienza.

A livello nazionale cambierebbe?

Le Comunali sono battaglie locali e i candidati hanno un peso non indifferente.

Anzi. La persona è molto più importante a livello amministrativo, la sua preparazione e la sua popolarità locale.

Nelle elezioni politiche nazionali, si vota più per il leader partitico, per il governo, per le idee e strategie, e, in uno zoccolo duro di ogni schieramento, per religione o abitudine.

Il centrodestra nel paese è maggioranza, da anni, ma per giochi di Palazzo ne è mezzo dentro e mezzo fuori.

E questo è il punto.

La Lega sbaglia a fare il partito di lotta e di governo.

Giorgia Meloni sbaglia a fare il gioco degli avversari con abiure a richiesta.

Il centrodestra necessita di un moderato che faccia da leader e da collante, alla Berlusconi, che però ormai è troppo vecchio e bersagliato.

Le ricette sono quindi in re ipsa.

Il centrodestra, la storia degli ultimi vent’anni lo dimostra, vince se il leader è un moderato che fa da cuscinetto tra Lega e Fdi, che, per differenziarsi, l’uno dall’altro tendono ad esagerare ed hanno sbagliato molte mosse.

La Lega a fare il partito di lotta e di governo, la Meloni a fare abiure a richiesta di chi si arroga ancora il ruolo di dare patenti di democrazia. Fanno il gioco degli avversari.

Di Berlusconi però ne nasce uno al secolo, il leader del centrodestra è ancora da venire. E non può essere semplicemente chi rappresenta il partito con più voti.

Se non arriverà, i governi ‘tecnici‘ , ‘dei responsabili’ o ‘di unità nazionale’ saranno ancora una volta l’unica, comoda e deteriore, soluzione.

 

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