C’è in corso più di una guerra

Guerra

La guerra Russia/Ucraina che da blitz krieg prevista (dalla Russia) si è trasformata in un conflitto che dura da 500 giorni e non accenna a diminuire, anzi aumenta di intensità cospargendo di ansie l’Occidente e di contraccolpi la nomenclatura russa.

Con singolari figure di capitani di ventura che operano nel mondo al servizio dell’opaco neozarismo su cui molti di noi, anch’io nel mio piccolo, avevano posto le speranze di una Russia finalmente fuori dal nefasto comunismo sovietico e dentro al concerto delle democrazie occidentali.

Non sta andando così né nell’Ucraina assalita, né nella Russia a partito unico ed oppositori in carcere, né con la Wagner che opera in tutto il mondo per conto dello zar russo, a sostegno dei satrapi africani e perfino di Maduro, campione del marxismo sud americano, così come – per inciso – a sostegno del falso mito cileno Allende c’erano 25.000 miliziani cubani cui il mito mai fa cenno: allora Fidel Castro oggi Evgeny Prigozin a sostenere gli eroi del comunismo sud americano, autentici affamatori dei loro popoli.

Per la verità l’uso di compagnie di ventura è diffuso in molti Stati. Offre alcuni vantaggi:

In realtà dir male della CIA a mezzo film, libri, articoli, short televisivi e narrazioni radiofoniche, tacendo su tutte le porcherie dei “Servizi” concorrenti, in particolare cinesi e islamici, è come sparare sulla Croce Rossa, ma fa tanto senso democratico ed etica dello Stato: l’etica dei Dem americani, declinata in U.E. dall’armata della sinistra unita, peraltro ogni tanto pagata dagli emiri con i sacchi di soldi del Qatar nelle case dei sinistri eurodeputati (storia fatta uscire in fretta dagli schermi dell’informazione) e dai  mandarini cinesi che hanno accreditato l’ineffabile Conte, unico nel contesto dei G7 ad aver condotto il proprio Paese (noi!) nella impervia e pericolosa “via della seta”. Col complice silenzio della Lega per Salvini premier!

E tuttavia il querulo ma furbissimo Conte rompe i santissimi come se fosse uno statista vero mentre resta un cinico cuculo della politica (il nido dei grillini è diventato suo), cerca di formare una improbabile coppia con l’altro parvenu della politica italiana, la signorina Schlein, eletta segretaria di un partito non dagli iscritti del partito ma dai passanti, molti dei quali avversari. Per dirla in termini aziendalistici è come se il presidente della mia società fosse stato nominato dai miei concorrenti: Mai visto! Immaginiamoci un governo Conte/Schlein. Un incubo!

La guerra della Francia

quella di Francia – conclamata dai moti recenti – e delle periferie islamizzate dell’Europa occidentale, guerriglia più che guerra, che si consuma giorno per giorno da anni nel silenzio complice delle debolezze governative e del modulo accogliente, tollerante e “buonista” che le sinistre europee ( ma anche l’attuale Papa: basta vedere il curriculum dei 18 cardinali, elettori del prossimo conclave, nominati oggi) narrano, ma nelle cui viscere c’è il ben più perverso fine del cambiamento politico, culturale e perfino etnico che il centrodestra teme e denuncia.

La “guerra” europea

Volge a favore del centrodestra, i cittadini europei sembrano aver deciso che la misura è colma. È evidente la disperazione del “sistema” che ha alimentato e si è alimentato della commistione della sinistra ideologica e degli interessi miliardari che la difendono. Un abbraccio demagogico da caso di scuola, con tutti i mezzi di comunicazione nella proprietà dei miliardari globali, tutti a sostenere le causa delle sinistre unite!

La guerra domestica della Magistratura “impegnata“

In questi giorni gli irriducibili della ANM ci riprovano. In una disperata “ultima raffica” tornano all’attacco di un governo democraticamente eletto, nella speranza di ottenere la stesso risultato del novembre 1994, quando l’attacco congiunto di Magistrati di sinistra, Presidente della repubblica (Scalfaro), mezzi di informazione, riuscirono a far cadere quel governo a colpi di avvisi di garanzia poi mutati in precotte sfiducie parlamentari: il Parlamento si era trasferito negli uffici del club “Mani Pulite” gestito – per conto di terzi –  dal procuratore Borrelli, quello di “resistere, resistere, resistere”. Non si è mai saputo bene a che cosa.

I consueti partiti di sinistra e il carrozzone M5S offrono la copertura politica. L’armata dei media di proprietà dei miliardari alleati offre la copertura comunicativa. L’ANM è in trincea. Guerra guerreggiata per tenere rigorosamente fermo il “sistema”, per intenderci quello così efficacemente descritto da Palamara, uno dei suoi principali artefici e unica vittima accertata delle sue rivelazioni.

Per parafrasare Von Klausewitz, le inchieste dei giornali e delle TV (di Stato!) con il combinato disposto delle azioni di uno spezzone irriducibile della Magistratura sono la continuazione della politica con altri mezzi.

Le guerre interne alle coalizioni e ai singoli partiti

Palese quella a sinistra fra PD e M5S col corollario dei verdi/comunisti: annunci di nozze e successive rotture, palchi e proclami condivisi e poi disertati e sconfessati: nessun progetto, solo critica feroce ai progetti degli avversari. Un po’ poco.

A me fa pena il partito radicale, portatore di grandi valori democratici e innovativi, oggi ridotto da un tale Magi e da una irriconoscibile Emma Bonino, ad una imbarazzante funzione ancillare di una coalizione che è l’opposto delle istanze pannelliane.

A destra la guerra è rimandata al confronto delle europee 2024, col loro spietato metodo proporzionale.

Ne usciranno alcuni verdetti chiari: quanto varrà la Lega per Salvini premier? Forza Italia sopravviverà alla perdita del suo fondatore? FdI consoliderà la sua egemonia nella coalizione?

I risultati elettorali odierni nei singoli Paesi europei indicano il declino dei partiti di sinistra. Se sarà confermato alle prossime elezioni europee, la musica potrebbe cambiare anche in U.E.: dopo i decenni dei tic socialisti/popolari e delle euroburocrazie loro espressione, potrebbe arrivare un governo europeo consapevole dei bisogni reali della gente, impegnato a risolvere i problemi dell’oggi e non a predisporre l’avvento di un utopico avvenire.

In questa prospettiva ottimistica, viene da dire “io speriamo che me la cavo”.

 

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