• Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
oAdHoc News Quotidian
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
AdHoc News Quotidiano
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home Firenze

CASCINE, QUANDO LA SICUREZZA RESTA SOLO NEI COMUNICATI

di Simone Margheri
7 Giugno 2026
In Firenze
0
ANCORA VIOLENZA ALLE CASCINE

immigrazione incontrollata

70
VISITE
CondividiTwitta

CASCINE, QUANDO LA SICUREZZA RESTA SOLO NEI COMUNICATI

Le Cascine fanno ancora paura. E la giunta Funaro si scopre senza idee strutturali

L’inchiesta pubblicata ieri da La Nazione, costruita sulle testimonianze dirette di cittadine fiorentine, fotografa con impietosa precisione lo stato del parco delle Cascine nel giugno del 2026. Il quadro è quello di sempre: lo spaccio attorno alla fermata T1 del Fosso Macinante, i balordi che presidiano il lungarno, le donne che evitano il parco o lo attraversano soltanto di giorno e in gruppo, mai da sole, mai dopo le sedici.

«Per una donna è un incubo passarci», sintetizza una delle intervistate. Un’altra, Lucia Verdi, ricorda i concerti notturni all’Anfiteatro degli anni passati e conclude con una resa: «Oggi non lo rifarei». Laura Mezzanotte, madre di una studentessa universitaria, racconta di un borseggiatore «ben curato, sembrava un universitario» che in pieno giorno ha sfilato il portafoglio a sua figlia nella stretta del marciapiede

Barbara Venturi, commerciante con negozio di fronte al ponte della T1, descrive un presidio quotidiano di spacciatori che fuggono in monopattino non appena la pattuglia gira l’angolo. Dice che è appena stata in Scozia e che lì si lascia la finestra del pianterreno aperta. «Perché qui non si riesce?»

È una domanda retorica. Ma meriterebbe una risposta politica seria, che questa amministrazione non ha ancora dato

La Polcascine, il reparto della polizia municipale dedicato al parco, ha operato nei soli primi cinque mesi del 2026 con quasi quattro servizi al giorno: 580 servizi totali, 1.273 agenti impiegati, 816 persone controllate, 5 arrestate, 21 denunciate, 25 ordini di allontanamento.

Numeri che la giunta Funaro esibisce con orgoglio e che l’assessore Andrea Giorgio presenta come prova di risposte sempre più efficaci

Peccato che siano esattamente i numeri che, nella stessa pagina del quotidiano, convivono con le testimonianze di chi nel parco non ci mette più piede. I controlli ci sono. Il problema resta. La differenza tra i comunicati stampa di Palazzo Vecchio e la realtà percepita dai cittadini è un baratro che nessuna conferenza stampa può colmare.

Torniamo alla campagna elettorale del 2024. Funaro aveva promesso una “Fondazione pubblica Cascine Bene Comune”, con una regia unica del parco, sportiva, ricreativa e culturale. Una fondazione. Una regia unica

Nel frattempo, le pattuglie operano dalle 7.30 alle 19.30, con una sola pattuglia serale dinamica fino alle 23. Il che significa, con franchezza, che dalle 23 in poi il parco appartiene a chi lo vuole. La fondazione non esiste. La regia unica non esiste. Esistono i turni della municipale e le ordinanze prefettizie.

Il caso Mulina: quindici anni di incapacità conclamata

Nel cuore stesso del parco, a poche centinaia di metri dalla fermata del tram che è il principale crocevia dello spaccio, c’è una ferita aperta che racconta meglio di qualsiasi statistica la qualità della governance fiorentina degli ultimi tre lustri.

L’ultima corsa all’ex ippodromo delle Mulina si è tenuta nel marzo del 2012. Da allora il complesso vive in stato di abbandono, con occupanti abusivi che hanno trasformato le antiche scuderie in dormitori di fortuna, finestre murate e sistemazioni di fortuna.

Nel 2014 la società Pegaso ottiene la concessione ventennale dell’area, ma sin da subito iniziano i problemi: canoni non versati, inadempimenti contrattuali, contenziosi amministrativi a catena, fino al sequestro giudiziario di porzioni dell’area in stato di abbandono

Nel 2016 il Comune dichiara la decadenza della concessione, ma Pegaso vince prima al TAR e poi al Consiglio di Stato. Solo nel marzo del 2025 Palazzo Vecchio avvia formalmente il procedimento di revoca definitiva. Nel marzo del 2026 il TAR della Toscana respinge il ricorso della società, confermando la legittimità del rientro del Comune in possesso dell’area.

Eppure, nonostante gli sgomberi e la battaglia legale, le vecchie scuderie continuano a essere rifugio di senza fissa dimora e teatro di intrusioni e illegalità.

Una vicenda che attraversa quindici anni di amministrazioni diverse e che racconta una verità semplice: ogni giunta ha trovato una giustificazione, nessuna ha trovato una soluzione

Eppure proprio le Mulina rappresentano oggi un’occasione irripetibile. L’area dell’ex ippodromo, con i suoi spazi aperti e la vicinanza al Fosso Macinante, potrebbe diventare il cuore di una vera riqualificazione: un parco acquatico pubblico con laghetto ornamentale, un bacino navigabile con barche a remi sul modello del Retiro di Madrid, percorsi ciclabili, aree picnic, spazi sportivi leggeri e attività per le famiglie.

Non uno studentato privato travestito da interesse pubblico, ma un polo capace di generare presenza costante di cittadini. E dove ci sono famiglie, bambini, sport e socialità, diminuiscono inevitabilmente degrado e criminalità.

Il modello che esiste e che non si vuole vedere

C’è un modello che funziona e che nessun amministratore fiorentino sembra voler prendere in considerazione.

Il parco del Retiro di Madrid chiude i cancelli ogni notte. In inverno alle 22, in estate a mezzanotte. Dopo quell’ora il perimetro viene chiuso e controllato.

Non è una limitazione della libertà. È la tutela del bene pubblico

Le Cascine possiedono già una conformazione che renderebbe possibile una chiusura notturna controllata. Cancelli, recinzioni e orari di accesso non rappresentano una misura eccezionale: rappresentano la normalità in molte grandi città europee.

L’area delle Mulina potrebbe diventare il fulcro di un grande parco urbano protetto, vivo durante il giorno e difeso durante la notte.

I soldi c’erano. Li si è usati altrove

Resta il tema delle risorse.

Negli ultimi anni decine di milioni di euro sono stati destinati alla complessa e controversa operazione di riqualificazione dello stadio Franchi, mentre il più grande parco urbano della città continuava a perdere pezzi.

Immaginare un progetto integrato Cascine-Mulina con recinzioni perimetrali, cancelli automatizzati, illuminazione professionale, videosorveglianza avanzata, recupero degli spazi verdi e nuove attrazioni familiari non sarebbe stato un esercizio di fantasia.

Sarebbe stata una scelta politica

Invece Firenze continua a mantenere aperto ventiquattro ore su ventiquattro il principale epicentro dello spaccio cittadino, inseguendo un’idea di accessibilità assoluta che produce l’effetto opposto: l’esclusione delle persone perbene.

La signora Mezzanotte chiede di poter tornare a passeggiare alle Cascine come un tempo. La signora Verdi vorrebbe assistere nuovamente a un concerto serale senza paura. Barbara Venturi vorrebbe poter lasciare la finestra aperta come accade in tante città europee.

Non chiedono privilegi.

Chiedono normalità

Ed è forse questo il dato più inquietante: nella Firenze del 2026 la normalità sembra diventata un obiettivo troppo ambizioso per chi governa la città.

Leggi anche:

https://www.adhocnews.it/

www.facebook.com/adhocnewsitalia

SEGUICI SU GOOGLE

Tags: CASCINECOMUNE DI FIRENZEDEGRADOInsicurezzaPRIMO PIANO
Articolo precedente

Il tramonto del Capitano e lo sbarco del Generale: la Lega rischia il ritorno al passato

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Contatti e informazioni AdHoc News
  • Partners & Advertising
  • Privacy policy
  • Cookie policy

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.