Carola Rackete e le ombre sul padre consulente di fabbricanti d’armi

Il caso Sea Watch continua a riservare ancora colpi di scena e notizie inaspettate. La capitana tedesca dell’imbarcazione umanitaria, Carola Rackete, si trova attualmente agli arresti domiciliari sull’isola di Lampedusa perché colta in flagranza di reato a fare resistenza contro una nave da guerra, la motovedetta della Guardia di Finanza che ha rischiato di schiacciare mentre forzava il blocco per attraccare in porto. Lei parla di un errore di manovra e chiede scusa ai militari.

ntanto, i suoi sostenitori italiani, soprattutto il Pd e i movimenti politici di sinistra, l’hanno già incoronata nuova eroina della lotta al sovranismo di Matteo Salvini, per di più, pacifista e vegana. Un mix perfetto per i cantori del progressismo pro migranti che però sembra andare a cozzare con la lunga carriera lavorativa del padre Ekkehart Rackete: ex militare e attualmente consulente di aziende che si occupano di armi.

Se Carola Rackete è stata eletta, suo malgrado, a simbolo del pacifismo internazionale ed eroina dei porti aperti ai migranti in contrasto con le politiche adottate dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, non si può certo inquadrare anche il suo papà, Ekkehart Rackete, come un pacifista a tutti gli effetti.

 

Anche se, dunque, non si può certo affermare, come hanno fatto alcuni siti online, che Ekkehart Rackete venda armi all’Africa mentre la figlia cerca di salvare gli africani, il suo mestiere di ex militare esperto nel settore delle armi fa letteralmente a pugni con le scelte di vita compiute dalla figlia Carola, la quale tra l’altro non risulta affatto aver preso le distanze dalle scelte del ‘cattivo’ genitore.

Restando a parlare di militari, però, c’è da aggiungere che la capitana della Sea Watch 3, come detto arrestata per resistenza ai ‘colleghi’ italiani del padre, tramite i suoi legali ha fatto sapere di aver semplicemente sbagliato manovra nel porto di Lampedusa. Le sue intenzioni non erano certo quelle di speronare la motovedetta della GdF rischiando di far del male a qualcuno. Le scuse fornite ai militari italiani le varranno probabilmente una maggiore clemenza dei giudici e, forse, anche il ringraziamento del papà.

 
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