Capodanno di violenza a Firenze: tra rissa in Duomo e scontro politico sulla sicurezza
La notte di Capodanno a Firenze si è chiusa con un episodio che va ben oltre la semplice cronaca.
L’Onorevole Torselli di Fratelli d’italia, infatti, via social ha prontamente denunciato una violenta rissa scoppiata in Piazza del Duomo, nel cuore monumentale della città, con tavolini e sedie usati come armi improprie, un giovane accoltellato e il suo trasferimento d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Santa Maria Nuova
Il tutto divenuto virale grazie a dei video postati in rete. Secondo le prime ricostruzioni, riportate anche dagli organi di stampa, la rissa avrebbe coinvolto gruppi di cittadini extracomunitari, per cause ancora in fase di accertamento.
Le immagini del caos, diffuse rapidamente sui social, hanno fatto il giro del web e hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza urbana e sulla gestione dell’ordine pubblico in una delle zone più frequentate da residenti e turisti.
Mentre in Piazza Duomo si consumava la violenza, a poche centinaia di metri di distanza, nelle piazze istituzionali dedicate ai festeggiamenti, la sindaca di Firenze Sara Funaro pronunciava il tradizionale discorso di fine anno.
Dal palco, Funaro ha descritto una Firenze “bella, accogliente, viva”, richiamando i valori della comunità, dei diritti e dell’inclusione, e augurando alla città un futuro di convivenza e speranza
Un racconto che, però, entrava in evidente contrasto quasi già nelle prime ore del 2026 con quanto è accaduto nel centro storico. Da una parte la narrazione di una città ordinata e solidale, dall’altra una rissa culminata con un accoltellamento. Un cortocircuito che ha alimentato polemiche e critiche nelle ore successive.
La distanza tra narrazione e realtà
Non si tratta soltanto di una coincidenza infelice, ma di una fotografia politica
La distanza tra la narrazione istituzionale e la realtà dei fatti appare sempre più marcata. Mentre l’amministrazione comunale insiste sull’immagine di una città accogliente, la gestione concreta della sicurezza urbana mostra criticità evidenti, soprattutto nelle aree più esposte alla movida notturna e al turismo di massa.
L’episodio di Capodanno ha riaperto il confronto sulla linea seguita dal Comune di Firenze in materia di accoglienza e sicurezza
Una politica che una parte dell’opinione pubblica e dell’opposizione giudica eccessivamente permissiva, non sempre accompagnata da strumenti adeguati di controllo, prevenzione e integrazione. In assenza di regole chiare e di una loro effettiva applicazione, l’accoglienza rischia di trasformarsi in un fattore di disordine anziché di inclusione.
La risposta dell’assessore Giorgio
Solo dopo le accuse dell’onorevole Francesco Torselli è arrivata la risposta dell’assessore comunale alla sicurezza Andrea Giorgio, risposta stizzita che fa trapelare un irritazione di fondo e che l’assessore cerca di derubricare come ” strumentalizzazione” ma che in realtà è solo ciò che è in dovere delle opposizioni, cioè rilevare e denunciare ciò che non funziona e ciò che accade di grave in città, anche se come ovvio ciò può dare fastidio a chi si trova nella scomoda posizione di governare una città diventata ingovernabile con mezzi ordinari e che forse a questo punto meriterebbe di applicare l’art 54 del Tuel
Comunque è staya una risposta che, secondo il nostro modesto parere, sembra seguire uno schema già visto ormai troppe volte: attribuire la responsabilità dell’accaduto quasi esclusivamente al governo nazionale, chiamato in causa per le presunte carenze di organico e di risorse delle forze dell’ordine.
Secondo questa impostazione, le colpe della sicurezza ricadrebbero interamente sugli ultimi tre anni di governo, come se quanto accaduto fosse slegato dalle scelte politiche e amministrative locali portate avanti negli anni, durante i quali Firenze ha fatto dell’accoglienza e dell’inclusività uno dei cardini della propria azione politica
Una lettura che l’opposizione contesta, parlando di uno “scaricabarile” istituzionale che solleva l’amministrazione comunale e regionale da qualsiasi responsabilità nella gestione quotidiana dell’ordine pubblico e del presidio del territorio.
CPR e scontro ideologico
Il dibattito si intreccia inevitabilmente con il tema dei rimpatri e dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). Il governo sostiene che, senza strutture adeguate e la possibilità di trattenere gli irregolari fino a 18 mesi, risulti impossibile evitare che soggetti pericolosi restino a piede libero, alimentando una percezione diffusa di impunità.
Su questo punto, però, l’amministrazione fiorentina e la Regione Toscana mantengono una posizione fortemente critica
L’assessore Giorgio, la sindaca Funaro e il presidente della Regione Eugenio Giani hanno più volte definito i CPR come “lager”, una definizione che, secondo i detrattori, chiude ogni spazio di confronto pragmatico e impedisce di affrontare il problema con strumenti concreti, nel rispetto dei diritti ma anche delle regole.
Negazione e sfiducia
A rendere il quadro ancora più complesso è la reazione di una parte dell’opinione pubblica, che sui social è arrivata a mettere in dubbio la veridicità delle immagini della rissa, parlando di video generati dall’intelligenza artificiale o addirittura di un presunto complotto delle forze dell’ordine, accusate di non intervenire per danneggiare il governo nazionale.
Una deriva che contribuisce ad alimentare sfiducia e polarizzazione, mentre una parte dei residenti fiorentini denuncia un progressivo allontanamento della politica dai problemi concreti di chi vive e lavora in città.
Una contraddizione irrisolta
La notte di Capodanno a Firenze resta così il simbolo di una contraddizione ancora aperta. Da un lato i discorsi ufficiali e la narrazione di una città accogliente e inclusiva, dall’altro la realtà di episodi di violenza che mettono in discussione la gestione della sicurezza urbana.
Tra il palco dei festeggiamenti e l’ambulanza diretta al pronto soccorso emerge una distanza che difficilmente può essere colmata con slogan o rimpalli di responsabilità
Servono politiche più equilibrate, capaci di tenere insieme accoglienza, sicurezza e rispetto delle regole, restituendo credibilità alle istituzioni e fiducia ai cittadini.

