Camaldoli oggi: tornare a distinguersi

Camaldoli oggi: tornare a distinguersi

Oggi a Camaldoli, alla presenza del Capo dello Stato, si celebra la ricorrenza dell’omonimo Codice, che risale al Luglio 1943.

Sorgono spontanee alcune riflessioni. La prima è di carattere storico e non solo. Nei giorni di Camaldoli l’Italia vide la fine del fascismo, allo stesso tempo l’esaurirsi dell’esperienza monarchico risorgimentale, toccando con mano la distruttività della guerra mondiale anche per la nostra penisola. Nessun tempo poteva essere più propizio, il famoso kairos greco, per un progetto di ricostruzione dell’Italia futura.

Lo portarono avanti giovani intellettuali con biografie diverse e storie non omologhe, ma tutti accomunati da una sorgente comune:la dottrina sociale della Chiesa, una profonda tradizione spirituale che si rifaceva al Card. Montini, una solida base cultura che sosteneva tutte le competenze (giuridica, economica, politica).

È nostra convinzione che senza anima, cultura, e “metafisica” non si dà alcuna classe dirigente.

Sergio Paronetto, uno dei grandi membri del ritiro camaldolese, parlerà apertamente di “rivoluzione cristiana”. Altro che moderatismo o propensione al compromesso.

Dopo il fallimento dello Stato etico portato avanti dal fascismo, la scoperta dell’inganno marxista della “nuova umanità”, la lenta ma inesorabile agonia del vecchio Stato liberale italiano, il gruppo di Camaldoli ripristina il nesso tra antica ispirazione cattolica (mai sopita nella civiltà italiana) e ricostruzione popolare del bene incentrata sul binomio “persona-comunità”.

Non si tratta di enunciazioni teoriche. Il programma di Camaldoli è la via maestra che, attraverso la Democrazia Cristiana, trasformerà profondamente l’Italia, ricostruendone le basi etiche, sociali, economiche e politiche.

Camaldoli fu dunque la coraggiosa scommessa d’amore di un preparato nucleo di cattolici che si fondò su un preciso assunto: la nostra cultura può e deve distinguersi da quella degli altri.

Solo un esempio: in economia non si condivide l’impostazione collettivista, ma neppure quella liberista pura. Il mix di economia di mercato e di ruolo statale di indirizzo (correttivo ed integrativo, non dirigistico ed impositivo) è volto ad una più equa ripartizione dei redditi, alla ricerca dell’equilibrio tra libertà d’impresa e giustizia sociale.

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