Bersani vergognoso: “Se governava il centrodestra non bastavano i cimiteri”

BERSANI

Bersani – Chiudete gli occhi. Tornate con la mente a quelle fotografie di Giorgo Gori al ristorante, agli apertitivi di Luca Zingaretti, agli hashtag sognanti di Beppe Sala e la sua “Milano-non-si-ferma”. Poi riapriteli, e leggete le frasi choc scagliate da Pier Luigi Bersani dal salotto di Bianca Berlinguer: “Il messaggio che il centrodestra sta dando da fuori e da dentro il Parlamento è una coltellata al Paese.

E questa gente qua, lo lasci dire a uno di Piacenza, viene il dubbio che se avessero governato loro non sarebbero bastati i cimiteri“. Quando il brivido che vi è corso lungo la schiena è passato, chiudete ancora gli occhi e tornate con la mente alla carovana di camion dell’esercito che portano via le salme da Bergamo, perché i forni crematori non riescono a stargli dietro. Ripensate alle 150 candele accese nella chiesa di San Lorenzo per ricordare le anime di Manerbio o all’ultimo saluto di padre Mario alle 45 bare allineate nella sua chiesetta di Seriate. Ora riapriteli e rileggete quanto detto da Bersani. Se l’Italia non fosse un Paese al contrario, uno potebbe pensare ad un macabro scherzo. Invece è tutto vero.

Giorgia Meloni

Il ragionamento di Bersani parte dalla manifestazione dello scorso sabato contro il governo giallorosso. Il centrodestra, che si è presentato compatto in piazza a Roma, è stato accusato di non aver rispettato le regole del distanziamento sociale. Accuse strumentali per cercare di far passare sotto traccia l’allarme lanciato da piazza del Popolo. Da qui l’accostamento strampalato con i cortei dei gilet arancioni guidati dal generale Antonio Pappalardo. Le dichiarazioni, rilasciate due sere fa dal deputato di Liberi e Uguali, sono passate sotto traccia finché Giorgia Meloni, giustamente indignata, non ha denunciato “l’odio ideologico della sinistra che non si ferma nemmeno di fronte ai morti”.

La leader di Fratelli d’Italia parla di parole “vergognose”, ed è difficile darle torto. Non solo, o non tanto, perché rischiano di mandare alle ortiche la sbandierata unità nazionale tra maggioranza e opposizione auspicata ieri dal premier Giuseppe Conte. Ma anche perché dimostrano di dimenticare quanto successo due mesi fa, poco dopo il primo contagio di Codogno.

Attilio Fontana

È forse il caso, allora, di rinfrescare qualche memoria. Quando Attilio Fontana cercava di far capire al Paese (e al governo) la criticità della situazione pandemica, i colleghi di maggioranza di Bersani lo sbertucciavano per aver indossato la mascherina in diretta tivù. Per Matteo Orfini era un “gesto inutile e dannoso per il messaggio che diffonde”, cioè di eccessivo allarmismo. E Maurizio Martina invitava il leghista a non “alimentare panico per non danneggiare ulteriormente i cittadini e il Paese”. Sono solo due esempi, ma ce ne sarebbero a bizzeffe. I primi a minimizzare all’indomani dei primi contagi (e dei primi morti) sono sì gli scienziati, ma i politici non sono certo da meno.

A Milano, per esempio, il sindaco Beppe Sale lancia sui social l’inziativa “Milano non si ferma” e si fa addirittura ricamare lo slogan su una t-shirt bianca. E che dire del segretario piddì, Nicola Zingaretti, la cui gestione dell’emergenza da governatore della Regione Lazio non è stata brillantissima, che posta fotografie sui social mentre brinda alla movida meneghina. “Ho raccolto l’appello di Sala – scrive su Twitter – non perdiamo le nostre abitudini, non possiamo fermare Milano e l’Italia”.

Giorgio Gori

Un’euforia che ha pagato con qualche settimana a letto a causa del virus. E ancora: mentre il Pirellone chiedeva a Conte di estendere la zona rossa alla Val Seriana (e riceveva solo porte in faccia), il sindaco piddì Giorgio Gori cenava con la moglie al ristorante e invitava i bergamaschi a fare altrettanto.

Non saperemo mai quanti morti avrebbe pianto l’Italia in caso di governo di centrodestra. Sappiamo però quanti ne sono deceduti col governo giallorosa: 33.601, almeno quelli certificati fino a oggi. Più di Francia, Spagna, Germania e via dicendo. E conosciamo cos’è successo con la mancata zona rossa in Val Seriana, con i ritardi nell’acquisto delle mascherine, con il caos dei respiratori o con quelle dirette tivù del premier che provocarono una fuga in massa dalla Lombardia. È tutto realmente successo. E in questo caso sì – ma per davvero – a volte i forni crematori non sono bastati.

Giuseppe De Lorenzo Andrea Indini per www.ilgiornale.it

 

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