Benvenuti nel Neofeudalesimo Digitale: Non Avrai Nulla, Pagherai per Tutto.
“Non avrai nulla e sarai felice”.
Questa frase, più che una promessa, suona oggi come il manifesto di un futuro che stiamo costruendo a nostra insaputa.
Nata negli ambienti del World Economic Forum e spesso associata alla visione dell’Agenda 2030, questa profezia descrive un mondo basato sull’accesso e non sulla proprietà
Un mondo dove tutto, dalla musica che ascoltiamo al software con cui lavoriamo, è a noleggio. Conveniente? Forse. Ma a quale prezzo?
Mentre ci godiamo la comodità del “tutto e subito”, potremmo non accorgerci che le fondamenta della nostra autonomia si stanno sgretolando, lasciando il posto a una nuova, invisibile servitù
Dalla Proprietà all’Abbonamento
Fino a pochi anni fa, il modello era chiaro: compravi un bene, era tuo. Acquistavi una licenza di Microsoft Office o di Windows e ne eri il proprietario a vita. Potevi usarla sul tuo computer, offline, senza dover chiedere il permesso a nessuno.
Oggi, Microsoft stessa ci spinge con forza verso un altro paradigma: l’abbonamento. Con Office 365, non compri più il software, ma il diritto temporaneo di usarlo. Smetti di pagare? I tuoi strumenti di lavoro vengono disattivati, i tuoi documenti diventano ostaggi digitali
Questo modello, inaugurato dai giganti del software, si è esteso a macchia d’olio in ogni settore. Non compriamo più CD o DVD, ma paghiamo un canone mensile a Spotify o Netflix. Le auto stesse si stanno trasformando in servizi in abbonamento. Il messaggio è subdolo e martellante: perché possedere, quando puoi semplicemente usare?
Perché sobbarcarsi l’onere della proprietà, quando puoi avere accesso a tutto con un click?
I Nuovi Nobili e le Terre Reali
È qui che prende forma la struttura di un moderno sistema feudale. Da un lato, una nuova aristocrazia, i “nobili digitali”. Sono le Big Tech: Google, Amazon, Apple, Microsoft. La loro signoria inizia nel mondo virtuale: possiedono i “terreni” digitali – i server cloud – e i “mulini” a cui tutti dobbiamo portare il grano: i loro sistemi operativi e le loro piattaforme.
Ma c’è un paradosso cruciale che svela il vero disegno. Mentre spingono le masse verso un futuro di noleggi immateriali, questi nuovi signori usano i loro profitti stratosferici per fare l’esatto contrario: accumulare beni reali e tangibili
Lo stesso Bill Gates, co-fondatore di Microsoft, è diventato uno dei più grandi proprietari terrieri d’America. Le loro aziende acquistano immobili, si accaparrano risorse essenziali come l’acqua dolce per i loro data center e investono in infrastrutture fisiche. Loro predicano l’accesso, ma praticano la proprietà.
A noi l’abbonamento mensile, a loro il controllo delle risorse fondamentali per la vita. La loro nobiltà non è solo digitale, sta diventando spaventosamente reale.
La Servitù Digitale
Dall’altro lato, ci siamo noi: i “servi della gleba digitali”. Non possediamo più gli strumenti della nostra produttività, ma li noleggiamo dai signori del cloud. La nostra vita digitale non ci appartiene realmente; è una concessione temporanea, revocabile in qualsiasi momento.
Ogni mese paghiamo il nostro tributo per continuare a lavorare, a comunicare, a intrattenerci. Siamo legati a questi ecosistemi digitali proprio come i servi della gleba erano legati alla terra del loro signore. Liberi di andarcene, certo, ma a costo di perdere tutto ciò che abbiamo costruito
Questa transizione non è un caso, ma il punto d’incontro tra un’ideologia globalista che promuove un futuro collettivista e gli interessi economici di poche, immense corporazioni. Sotto la bandiera della sostenibilità e della “sharing economy”, si nasconde un’agenda di controllo e dipendenza.
L’idea di “non possedere nulla” non porta a una felicità condivisa, ma a una fragilità permanente, dove la nostra capacità di vivere e prosperare dipende dal beneplacito di un algoritmo o dalla decisione di un consiglio di amministrazione a migliaia di chilometri di distanza
Stiamo barattando la sovranità individuale con la comodità.
Stiamo accettando di diventare affittuari a vita in un mondo che non ci apparterrà mai.
È tempo di aprire gli occhi su questa nuova realtà e porci una domanda fondamentale, prima che sia troppo tardi: siamo sicuri che la comodità di oggi non sia il prezzo della nostra libertà di domani?
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