Battisti chiede la scarcerazione per paura del coronavirus. Avanti un altro

BATTISTI

Battisti torna a farsi vivo. Non ne sentivamo la mancanza, a dire il vero. Lo fa con un’istanza presentata al magistrato di Sorveglianza. E’ preoccupato, il pluriomicida. La salute viene prima di tutto, del resto. L’ex terrorista dei Pac – mai pentito – chiede al Tribunale di beneficiare delle misure alternative alla detenzione in carcere. Cesare teme il contagio del coronavirus.

Vorrebbe stare dai parenti nel Lazio. Oristano non lo aggrada, a Cesare. La primula rossa del terrorismo ha paura di contrarre il Covid-19. E’ delicato di bronchi. Poverino.

Battisti e la solitudine dei numeri primi

Nell’istanza, tanto che c’è, fa presente pure che soffre un po’ di solitudine. Brutta bestia, la solitudine. D’accordo, ha fatto fuori 4 cristiani innocenti, poi ci ha preso per il culo per trentotto anni, ma ora si sente solo. Non siate insensibili. Per uno che a Parigi era una star del crimine rosso, tanto da meritare anche il passaporto francese (poi revocato), Oristano da solo non è vita. In Brasile, poi, tra una caipirinha e l’altra, il compagno Lula lo aveva blindato tanto da farlo finire paparazzato in brindisi da festa di laurea. Poi in galera c’è finito Lula. E per Battisti si sono spente le luci.

La memoria gioca brutti scherzi

Per 40 anni ci ha rifilato la versione del perseguitato politico innocente. Nel 2019, rientrato in Italia, l’amnesia è scomparsa. Strani, i giochi della mente. Sarà mica stato un caso di rimozione freudiana? Freddare qualcuno è stressante del resto. Pensarci troppo crea disagio. Dopo un paio di mesi in isolamento finalmente Battisti si è ricordato che se gli avevano rifilato l’ergastolo forse un motivo c’era, in effetti.

Scusate, mi ero dimenticato. Sono colpevole. Chiedo scusa alle famiglie delle vittime. Si vede che è sincero, Cesare. I salotti radical chic parigini e le bellezze brasiliane distraggono. In 38 anni evidentemente non aveva avuto un attimo per riflettere, poveretto.

A Oristano non c’è nessuno con la sua stessa classificazione

Insomma, ora che si è ricordato come sono andate le cose, si sente solo. Il suo difensore ci spiega che «è di fatto da un anno e mezzo in isolamento. Ben più dei sei mesi previsti senza contatti con altri detenuti. Perché in quel carcere non c’è nessuno con la sua stessa classificazione».

Sai Cesare, di terroristi pluriomicidi latitanti per mezzo secolo non è così facile trovarne. Non ce ne volere. Porta pazienza se non ci sono tuoi simili con cui giocare a briscola. Consolati con il pensiero che, essendo in isolamento, il covid-19 non te lo può attaccare nessuno. Pensa che fortuna Cesare. Stai bene dove sei.

Restaci.

 

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