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Home Politica

Antisemitismo, ha ragione Ottolenghi: questa legge serve. E la piazza contro il ddl sbaglia bersaglio

di Kishore Bombaci
9 Settembre 2026
In Politica
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israele
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Antisemitismo, ha ragione Ottolenghi: questa legge serve. E la piazza contro il ddl sbaglia bersaglio

Ha ragione Livia Ottolenghi, che oggi sulla stampa lamenta il fatto che gli oppositori al DDL sull’antisemitismo farebbero bene, tanto per cominciare, a leggersi il testo e possibilmente comprenderlo

Una delle obiezioni più surreali che provengono da diversi ambienti è quella per cui il DDL limiterebbe la libertà di espressione, peccato che nel testo «non vengano introdotti nuovi reati d’opinione». Davvero difficile dichiararsi contro i reati di opinione avverso una legge che non ne contiene.
Non è un dettaglio. È la risposta alla principale accusa rivolta al provvedimento, quella secondo cui il Parlamento starebbe tentando di introdurre un “bavaglio” per impedire di criticare Israele.

Basta leggere l’articolo 1 del testo approvato dal Senato per accorgersi che è vero esattamente il contrario

La Repubblica si impegna a contrastare l’antisemitismo «ferme restando la libertà di critica politica e di espressione del pensiero e la libertà di riunione e di associazione». Difficile immaginare una garanzia più esplicita.

E allora contro cosa si manifesta? Per quale motivo ci si oppone?

È questa la domanda che gli organizzatori del presidio dovrebbero avere il coraggio di affrontare, ma naturalmente nella loro smania di strumentalizzare la cosiddetta causa palestinese, non lo fanno.
La notizia è che si potrà continuare a contestare il Governo israeliano, si potrà continuare a criticare Netanyahu, la condotta della guerra a Gaza, le scelte dell’esecutivo israeliano, la politica degli insediamenti, perfino la stessa idea del sionismo. La critica politica, anche durissima, appartiene a una democrazia libera.

Ma altra cosa è l’antisemitismo

Altra cosa è attribuire collettivamente agli ebrei responsabilità per ciò che fa lo Stato di Israele. Altra cosa è riproporre stereotipi sulla presunta doppia fedeltà degli ebrei. Altra cosa ancora è utilizzare paragoni con il nazismo per delegittimare gli ebrei o trasformare il conflitto mediorientale nel pretesto per intimidire studenti, cittadini e istituzioni ebraiche. Il dato del 400% di aumento dei fenomeni di antisemitismo in Italia, dimostra che siamo di fronte a un’emergenza e non a una critica politica sulla situazione di Gaza.

Confondere deliberatamente questi due piani non significa difendere la libertà di parola. Significa rifiutarsi di riconoscere che l’antisemitismo contemporaneo può assumere forme diverse da quello del Novecento

Ed è precisamente qui che le parole di Ottolenghi meritano una piena condivisione.
Il problema esiste. Negarlo non lo farà scomparire

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel fatto che, proprio mentre una parte della comunità ebraica italiana denuncia un crescente senso di insicurezza, la risposta di alcune organizzazioni politiche, sindacali e associative sia organizzare una manifestazione contro uno strumento legislativo destinato alla prevenzione dell’antisemitismo

Manifestare è un diritto, naturalmente. Ma avere il diritto di manifestare non significa avere ragione.
E questa piazza, a mio avviso, sbaglia profondamente.
La comunità ebraica italiana non può essere chiamata a rispondere delle decisioni di Gerusalemme. Un ragazzo ebreo che entra in un’università italiana non è Netanyahu. Una sinagoga italiana non è un ministero israeliano. Un cittadino italiano di religione ebraica non deve dimostrare ogni mattina di aver preso le distanze da questo o quell’atto del governo d’Israele per meritarsi solidarietà quando viene insultato o minacciato.

Dovrebbe essere ovvio. Evidentemente non lo è più

Anche sulla definizione IHRA la polemica è imbarazzante davvero.
Il ddl adotta come riferimento la definizione operativa dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Il testo richiama espressamente la risoluzione del Parlamento europeo del 2017. E l’Italia aveva già recepito politicamente la definizione IHRA nel 2020, durante il Governo Conte II. Il Parlamento europeo ne aveva sostenuto l’utilizzo già nel 2017.
Peraltro il provvedimento arrivato alla Camera non è soltanto una dichiarazione di principio. Prevede una strategia nazionale, attività di formazione, interventi nelle scuole e nelle università, formazione per Forze dell’ordine, Forze armate, prefetture e magistratura, campagne informative del servizio pubblico e iniziative nel mondo associativo e sportivo.

Formare gli insegnanti sull’antisemitismo sarebbe censura?

Raccogliere dati sugli episodi antisemiti sarebbe repressione del dissenso? Preparare le Forze dell’ordine a riconoscere correttamente un crimine antisemita limiterebbe la libertà di criticare Israele?

Ottolenghi poi insiste su un’altra circostanza decisiva: il provvedimento non costruisce un nuovo apparato penale per punire le opinioni. Il suo baricentro è soprattutto la prevenzione

Ed è proprio ciò che emerge dal testo parlamentare: scuola, università, monitoraggio, formazione, strategia nazionale, informazione e coordinamento istituzionale.
È forse questo il bavaglio?

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Tags: ANTISEMITISMOEBREIIN EVIDENZAISRAELERAZZISMO
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