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ADESSO I CENTRI IN ALBANIA COMINCIANO A FUNZIONARE

di Simone Margheri
1 Marzo 2026
In Attualità
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ADESSO I CENTRI IN ALBANIA COMINCIANO A FUNZIONARE

Per le opposizioni i centri per migranti allestiti dall’Italia in Albania sono stati l’emblema di un progetto avviato a grandi annunci e poi impantanato in un ginepraio di difficoltà legali, in alcuni casi sospette di politicizzazione.

Sono stati costruiti dal Governo italiano con accordi con quello Albanese tra Shëngjin e Gjader per accogliere e trattenere chi tenta di entrare irregolarmente in Europa, le strutture hanno visto per lungo tempo poche presenze, spesso rimandate indietro dalla magistratura italiana che non convalidava i trattenimenti in mancanza di un quadro giuridico ritenuto però conforme alle direttive europee

Ma negli ultimi mesi spinti anche da queste difficoltà il governo italiano ha varato dei provvedimenti correttivi che a loro volta si inseriscono nelle nuove politiche migratorie europee, cambiando di fatto la situazione che ha registrato un cambiamento significativo.

Negli ultimi mesi il centro di Gjader infatti, ha visto crescere il numero dei migranti trattenuti in vista di rimpatrio: circa 90 persone erano presenti nella struttura alla fine di febbraio, il numero più alto dall’apertura dell’impianto

Questo aumento, sebbene ancora distante dalle previsioni originarie che parlavano di migliaia di posti attivi, indica una reale attivazione delle procedure di trasferimento a partire dai centri italiani verso l’Albania.

Infatti, gli ospiti dei CPR albanesi non sono migranti appena sbarcati o richiedenti protezione in fase iniziale. Si tratta principalmente di persone già destinatarie di provvedimenti di espulsione, di migranti trattenuti nei CPR italiani in attesa di rimpatrio e di richiedenti asilo le cui domande sono state respinte e i cui mezzi legali per rimanere in Italia si sono esauriti.

Il loro trasferimento serve a rendere più efficiente la gestione dei rimpatri, ridurre la pressione sulle strutture italiane e garantire il rispetto delle procedure amministrative, pur rimanendo il trattenimento temporaneo e finalizzato all’espulsione

Una delle ragioni principali di questa evoluzione è legata alle modifiche normative introdotte dal governo italiano nel corso del 2025. Con un decreto-legge, l’esecutivo ha ridefinito il ruolo dei centri, trasformandoli formalmente in centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) per persone già destinatarie di provvedimenti di espulsione o con procedure di allontanamento avviate sul territorio nazionale.

Questa trasformazione ha consentito una lettura diversa delle norme sui trasferimenti e ha attenuato gli argomenti giuridici che in passato avevano portato i tribunali italiani a ribaltare i provvedimenti

Accanto alle iniziative nazionali, anche il quadro europeo sta evolvendo in modo favorevole a modelli simili.

Nel maggio 2024 il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, il quale entrerà in vigore nell’estate 2026 e introduce una serie di novità rilevanti: regole più rigide per i controlli alle frontiere esterne, procedure di esame delle richieste più rapide, meccanismi di solidarietà obbligatoria tra gli Stati membri e una lista comune europea dei paesi sicuri di origine

Questa revisione normativa rende strutturalmente più coerente l’idea di centri esterni per la gestione delle domande e dei rimpatri, riducendo alcune delle obiezioni sollevate in passato su incompatibilità con il diritto comunitario sollevate dalle opposizioni italiane che forse contavano nell’inerzia comunitaria.

Dal punto di vista delle istituzioni europee, il protocollo Italia‑Albania è stato recentemente valutato in linea con le regole dell’Unione, secondo dichiarazioni della Commissione europea, che ha dichiarato di monitorarne l’attuazione in stretto contatto con le autorità italiane, includendo i trasferimenti di migranti nelle rispettive strutture

Per molti anni i tribunali italiani avevano ritenuto problematiche le condizioni di trattenimento e la sussistenza di un quadro giuridico adeguato, rinviando più volte la questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Con il nuovo assetto delle norme nazionali e il progressivo adeguamento delle regole europee, questi argomenti giuridici hanno perso parte della loro forza inibitoria, permettendo un’applicazione più stabile delle procedure di trasferimento verso Albania

Nel complesso il quadro attuale non può essere descritto come un trionfo pieno e senza criticità: le strutture non sono ancora saturate nelle proporzioni annunciate, ma la tendenza sembra essere quella di un rapido riempimento pur restano questioni aperte sui diritti di difesa e sulle condizioni di vita nei centri.

Tuttavia, il fatto che i CPR albanesi stiano vedendo un uso più consistente, che gli ordini di trattenimento non vengano più annullati dai tribunali italiani e che la cornice giuridica europea stia orientandosi verso una maggiore sistematizzazione dei rimpatri e delle procedure ai confini esterni indica un cambio di fase rispetto alle difficoltà iniziali: non più un progetto fermato da ostacoli legali isolati, ma una componente effettiva — e sempre più strutturata — dell’architettura migratoria europea in costruzione

Il dato di fatto è che le strutture cominciano a funzionare e per alcuni dell’opposizione sono già dei lager, il loro cambio narrativo ci fa pensare male ma come disse qualcuno tal volta a pensare male si fa peccato ma ci si indovina.

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Tags: Centri in AlbaniaCentro di accoglienzaIMMIGRAZIONE CLANDESTINAIN EVIDENZASBARCHI
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