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Home RIFLESSIONE

Aborto e Stato laico: libertà, ideologia e rimozione della realtà

di Redazione
22 Gennaio 2026
In RIFLESSIONE
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Aborto
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Aborto e Stato laico: libertà, ideologia e rimozione della realtà

Il luogocomunismo dei pro aborto
L’iniziativa delle Campane per i Bambini non nati ha suscitato numerose voci dissenzienti che fanno leva su alcuni denominatori comuni: la vita delle donne, l’autodeterminazione del corpo delle donne, l’ingerenza della Chiesa nello stato laico, ma tutte dimenticano il convitato di pietra per eccellenza, ovvero, i bambini soppressi tramite procedure abortive.

Leggendo le numerose dichiarazioni di privati cittadini o rappresentanti di qualche movimento in cui si afferma che la legalizzazione dell’aborto è un atto di civiltà, in quanto ha salvato numerose vite dalla morte causata dall’aborto clandestino, è inevitabile avvertire lo stridore semantico e l’ossimoro tra il contenuto omicidiario della legge 194 e l’attribuzione alla stessa legge della salvezza di vite umane

Solo un distacco dalla realtà può far coesistere aborto e tutela della vita, attribuendo un grande valore alla tutela della vita (madre) nell’atto in cui si sopprime una vita (figlio). In genere, le argomentazioni a favore dell’aborto ricorrono alla svalutazione del concepito a cui è negata la natura umana ed è considerato a livello di mero materiale biologico che può essere sacrificato in nome dell’autodeterminazione. Se così fosse, bisognerebbe chiedersi il motivo per cui queste persone percepiscano il suono della campana come un giudizio, una pressione psicologica, sentimenti che non hanno ragione di essere se si ritiene che quello che viene eliminato con l’aborto è un pezzo di tessuto biologico.

Nello stesso tempo, alcune persone che hanno manifestato la loro contrarietà all’iniziativa del vescovo Suetta nelle interviste dichiarano: “diritto intimo e doloroso”, “enorme dolore, è un diritto anche scegliere di non soffrire”, “la chiesa non si chiede quanto dolore ogni singolo rintocco può portare alle menti”, “quei rintocchi sono un giudizio nei confronti di chi ha preso una decisione delicata e difficile”, “siamo scese in piazza perché siamo contro…una campana che suoni per i bambini morti per l’aborto.-… siamo donne …. Vogliamo far sapere che anche solo sentire …. Una campana che rappresenti i bambini morti per aborto può far male”

Queste frasi svelano la verità negata, quella verità che un certo progressismo vuole che si taccia e del quale non si prenda coscienza: che l’aborto è la soppressione di un bambino, altrimenti cadrebbe il mito dell’autodeterminazione e il senso di tante battaglie ideologiche senza le quali alcuni movimenti non avrebbero motivo di esistere.

Se chi abortisce è convinto di eliminare il classico grumo di cellule non ha proprio motivo di sentirsi toccato né da campane, né da discorsi morali, se invece il tocco delle campane tocca il cuore, allora dovrebbero interrogarsi se il problema è la campana o il cuore di un bambino che non batte più.

Chi ritiene che la legge 194 salvi la vita delle mamme, sappia che si possono salvare insieme due vite, quella della mamma e quella del bambino, ma se si sopprime il bambino, la mamma sopravvive, ma spesso deve fare i conti con sindromi post abortive che non sono una invenzione dei prolife

I movimenti femministi rivendicano il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo sottraendolo al presunto controllo della società maschilista, ma con l’aborto di un bambino cadono nello stesso errore di cui ritengono di essere vittime, in quanto esercitano sul corpo del bambino il diritto di vita e di morte.

La società attuale non contrasta l’autodeterminazione delle donne che sono libere anche sessualmente, ma se nella loro autodeterminazione escludono la maternità, dovrebbero mettere in atto uno di quei dispositivi che preventivamente evitano il concepimento; nulla impedisce che l’autodeterminazione sui corpi sia esercitata a priori piuttosto che a posteriori con decisioni difficili e dolorose, come affermano nelle interviste rilasciate in questi giorni gli appartenenti a collettivi femministi o movimenti politici

Non è inutile ricordare che la legalizzazione dell’aborto ha aperto la strada all’aborto selettivo, praticato anche in Italia da certi gruppi etnici che culturalmente prediligono una prole di sesso maschile; questa pratica impedisce l’autodeterminazione delle donne in radice, in quanto le elimina prima ancora della nascita e costituisce il fondamento del femminicidio.

Per censurare l’iniziativa del vescovo Suetta, si invoca il principio dello Stato laico che deve essere libero o liberato dalle ingerenze della Chiesa, i cui principi non devono interferire con le scelte o conquiste di civiltà della politica, lo Stato laico sarebbe garanzia di libertà

Anche nel caso di queste affermazioni ci si dimentica qualcosa di fondamentale, lo Stato laico è composto da uomini, una percentuale dei quali è credente e vorrebbe che i principi della propria fede fossero rispettati dalla società in cui vive, e si auspica che la Chiesa difenda questi principi anche nei confronti dello Stato, tra i quali il più importante è sicuramente il non uccidere.

In molti hanno rinfacciato al vescovo Suetta di non occuparsi di altri bambini la cui vita è minacciata da guerre e genocidi, ma in realtà è proprio quello che sta facendo sulla strada indicata da madre Teresa di Calcutta, della cui santità di vita credo nessuno possa dubitare, la quale ricevendo il Nobel per la Pace ha affermato che le guerre non cesseranno finché non cesseranno gli aborti, finché le madri avranno il coraggio di uccidere i figli nel proprio grembo, l’uomo non smetterà di uccidere l’uomo

Il vescovo Suetta sta mettendo in pratica quanto detto dalla Santa di Calcutta, le iniziative contro l’aborto servono a salvare i bambini non ancora nati e una volta tolto il desiderio di aborto dal cuore delle madri si potranno salvare anche i bambini già nati.

Nonostante certi interventi livorosi contro la Chiesa e i suoi Pastori, accusati di invasione di campo laico, in realtà non è in discussione solo la libertà di espressione della Chiesa verso le leggi dello Stato ritenute inique, ma perfino qualsiasi intervento della politica che anche solo indirettamente possa tentare una via alternativa all’aborto.

Lo si è sperimentato alla Regione Piemonte, dove l’assessore alle Politiche sociali, Marrone, è riuscito ad aprire la Stanza dell’ascolto nell’ospedale S. Anna di Torino dopo aver recepito le eccezioni sollevate dal TAR circa i requisiti dei volontari che vi debbono operare, il cui compito è di offrire un supporto alle donne con gravidanze indesiderate e aiutarle a superare le cause che portano alla decisione di abortire

Questa iniziativa prettamente politica, attuata da un assessore regolarmente eletto e quindi espressione della volontà di una parte consistente di cittadini piemontesi, non solo è lecita, ma è garante dell’attuazione integrale della legge 194, dove questa si propone di tutelare la maternità riconoscendone il valore sociale e garantendo il sostegno per il superamento delle difficoltà.

Come per il vescovo Suetta, anche per l’assessore Marrone sono piovute acerbe critiche dal mondo politico, sindacale e dell’associazionismo femminista ed affini, da cui si evince che il messaggio di morte della 194 non deve essere messo in discussione da nessuno, deve essere accettato senza riserve come un dogma laico.

A questo punto viene da chiedersi il motivo di questa difesa dogmatica dell’aborto che certamente ha risvolti di interesse economico, ma anche aspetti spirituali e politici, i più reconditi forse sono la volontà di togliere potere alle donne, una potenza biologica e naturale data dalla capacità di generare figli e una potenza sociale per il valore che la maternità assume come futuro del bene comune

L’inganno è servito, autodeterminazione e aborto servono ad annichilire menti e corpo delle donne.

Brescia 20.01.2026
Mara Colonello
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it

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Tags: ABORTOCOMUNISMOIN EVIDENZAITALIALEGGE 194
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