A  trentadue anni dalla strage di Capaci resta il dovere della memoria e della ricerca della verità

A  trentadue anni dalla strage di Capaci resta il dovere della memoria e della ricerca della verità

A trentadue anni dalla strage di Capaci, il ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti della scorta continua a intrecciarsi con la domanda di verità che ancora attraversa il Paese.

Una ferita mai rimarginata, che non riguarda soltanto la memoria di una delle pagine più drammatiche della storia italiana, ma anche la necessità di fare piena luce su tutto ciò che ruotò attorno alla stagione delle stragi mafiose del 1992

Il sacrificio di Falcone segnò uno spartiacque nella coscienza civile dell’Italia. Pochi giorni dopo, il clima di paura e tensione culminò con la strage di via D’Amelio, nella quale persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Due attentati che colpirono al cuore lo Stato e che ancora oggi interrogano istituzioni e cittadini.
Nel corso degli anni, processi, inchieste e testimonianze hanno restituito molte verità giudiziarie, ma restano ombre, interrogativi e zone grigie che continuano ad alimentare il bisogno di chiarezza.

Depistaggi, omissioni e responsabilità mai del tutto chiarite rappresentano una ferita aperta nella storia repubblicana

La ricerca della verità non può fermarsi davanti al trascorrere del tempo, perché la memoria autentica non si esaurisce nelle commemorazioni ufficiali.
Ricordare Capaci significa allora rinnovare un impegno collettivo contro ogni forma di mafia, illegalità e compromesso morale. Significa custodire l’eredità di uomini e donne che hanno pagato con la vita la difesa della giustizia e della libertà. Ma significa anche continuare a chiedere che venga fatta piena luce su una stagione che ha segnato profondamente la democrazia italiana.

A distanza di trentadue anni, il bisogno di verità resta vivo

Ed è proprio nella memoria attiva, nella partecipazione civile e nella difesa quotidiana della legalità che il sacrificio delle vittime delle stragi continua a trovare senso e forza.

Leggi anche:

SEGUICI SU GOOGLE

Exit mobile version