Le colpe di Macron della situazione francese
Il tanto decantato laboratorio politico di Emmanuel Macron è naufragato sugli scogli della realtà, ridotto a un simulacro di potere chiuso a chiave nelle stanze dorate, mentre fuori il Paese reale va a fuoco.
Non serve scomodare le cronache parigine per capire che il sistema è imploso;basta osservare il copione stantio di un’oligarchia che scambia la sordità istituzionale per stabilità di governo
Il peccato originale risale all’accordo d’apparato ad excludendum, quel cartello di palazzo pensato per blindare i vecchi equilibri e soffocare la naturale polarizzazione democratica, penalizzando sistematicamente le istanze popolari. Macron è nato politicamente da questo artificio, spacciato per rottamazione e svelatosi invece come la peggiore conservazione. La sua è stata una finta soluzione, un maquillage tecnocratico che ha continuato a calpestare i bisogni quotidiani dei francesi per inseguire dogmi rigoristi e ricette di un’austerità fallimentare.
Quando un governo sceglie volontariamente di non ascoltare, le piazze non sono un incidente di percorso, sono il palese indicatore di una democrazia in stato crisi. Se si tratti di una crisi irreversibile o terminale, dipende dalle risposte che sanno dare la classe politica ed il sistema per rinnovarsi
Certamente, la violenza va condannata senza se e senza ma; però attribuire a pochi facinorosi la responsabilità del caos significa guardare alla minuzia e lasciarsi sfuggire la sostanza. La colpa principale è di chi ha eretto un muro di gomma tra le istituzioni e il Paese, preferendo governi di transizione privi di qualsiasi prospettiva pur di non cedere un centimetro di poltrona.
Ora si è giunti ad un bivio. Se l’establishment continuerà a confidare nei soliti compromessi di palazzo, il conto arriverà e sarà insostenibile per la Repubblica. Una nazione ridotta allo stremo non tollererà all’infinito il rinvio dei problemi.
La radicalizzazione delle frange più vive della protesta è il preludio naturale all’ascesa, tra cinque anni, di un presidente espressione di una deriva insurrezionalista, che sia di destra o di sinistra
L’alternativa esiste ed è l’unica via d’uscita. Avere il coraggio istituzionale di voltare pagina adesso, intercettando il cambiamento reale prima che le macerie diventino l’unico paesaggio rimasto. Tutti quelli che si definiscono responsabili, dovrebbero rendersi conto che Marine Le Pen, è l’ultimo asso nella manica della Repubblica prima del caos.
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