• Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
oAdHoc News Quotidian
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
AdHoc News Quotidiano
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home Firenze

Sovranismo responsabile: l’Europa dei patrioti contro l’Europa delle zucchine

di Simone Margheri
25 Ottobre 2026
In Firenze
0
Sovranismo responsabile: l’Europa dei patrioti contro l’Europa delle zucchine
15
VISITE
CondividiTwitta

Sovranismo responsabile: l’Europa dei patrioti contro l’Europa delle zucchine

Ieri, a Scandicci, si è parlato di politica con la P maiuscola. Per la presentazione del libro “Appunti per un sovranismo responsabile” di Alessandro Scipioni, consigliere della Città Metropolitana di Firenze per Fratelli d’Italia, si sono ritrovati il consigliere comunale Kishore Bombaci, che ha moderato, il consigliere regionale Claudio Gemelli e il senatore Paolo Marcheschi.

Ne è uscito un dibattito di alto livello sulle sfide di un’Europa che cambia pelle e di un’Italia chiamata a difendere interessi e identità.

Dalla protesta al governo

La domanda di partenza, posta da Bombaci, è stata se il sovranismo possa davvero passare da cultura della protesta e dell’opposizione ad alternativa di governo credibile. Il quadro tracciato è questo: decenni di globalizzazione serrata hanno ridotto le distanze tra persone, paesi e continenti, ma hanno eroso i legami con le comunità.

Hanno promesso benessere e partecipazione democratica, ma hanno prodotto disuguaglianze e un progressivo svuotamento democratico degli organismi che prendono le decisioni

Chi denunciava queste contraddizioni è stato liquidato con etichette come “sovranista” e “populista”, usate per delegittimarlo nel dibattito pubblico. Poi quelle forze hanno cominciato a vincere le elezioni, e la distanza tra promesse e realtà è diventata evidente anche per gli elettori.

L’Europa e il merito del governo Meloni

Gemelli ha sottolineato che nessuna forza politica seria, nemmeno quelle un tempo definite antisistema, pensa oggi di uscire dall’euro.

Ciò che si contesta è la crisi di legittimità di un’Europa in cui il popolo sovrano non decide più davvero. Il merito del governo Meloni, è stato detto, è aver spostato l’asse della maggioranza europea, con una componente conservatrice che pesa e che oggi riesce a far passare ricette considerate fino a ieri utopie:

– il regolamento europeo sui rimpatri, approvato da Parlamento e Consiglio, nel quale è stata riconosciuta la linea italiana sull’immigrazione;
– il modello dei centri in Albania, che ha attirato l’attenzione di altri governi europei, tra cui quello britannico e quello tedesco;
– il superamento dell’ideologia della scorsa legislatura, quella del Green Deal che vedeva l’agricoltore come nemico della natura anziché come suo custode.

Gemelli ha poi ricordato i “cortocircuiti di Bruxelles”: la sala del Parlamento europeo intitolata a San Benedetto da Norcia, considerato tra i primi teorici dell’idea europea, e subito dopo l’ennesima polemica sulle radici cristiane.

Identità nazionale e integrazione

Terzo tema: come si difende oggi l’identità nazionale in un mondo complesso. Non bastano slogan e bandierine, e non basta il culto nostalgico del passato, che non funziona soprattutto con i giovani.

Servono un progetto e un’interpretazione nuova dei valori e delle tradizioni, senza svenderli e senza ridurli a reliquie. Interesse nazionale, è stato precisato, non significa egoismo nazionale

Su questo terreno sono stati citati la crescita di quartieri dove si parla un’altra lingua e dove non c’è integrazione (l’esempio è un quartiere di Bruxelles), la “camera arbitrale islamica” nata a Padova e la riflessione di Benedetto XVI su un’Europa che arretra come se avesse rinunciato a se stessa.

Si è parlato anche del decreto del governo che prevede un tetto agli studenti non italofoni nelle classi e il divieto di velo integrale a scuola

Per i relatori, quella è vera integrazione, mentre la falsa integrazione è quella di chi relega le persone nelle periferie, magari vivendo in un attico in ZTL. Gemelli ha ricordato anche l’iniziativa del giorno prima a Campi Bisenzio e le battaglie degli anni passati per difendere il Crocifisso nelle scuole.

Sovranismo di destra o di sinistra?

Scipioni ha richiamato la definizione della Treccani, cioè la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo. In questo senso, ha osservato, anche la Cina è un paese sovranista, perché non riconosce un’autorità superiore allo Stato. Nel suo libro rilancia una provocazione: “i no global siamo noi”, perché fare la globalizzazione significa abbattere le frontiere, e l’internazionalismo nasce a sinistra.

Il confronto con la storia è stato uno dei passaggi più densi. Scipioni ha portato l’esempio della Cina, che pur dopo Mao non ha demonizzato la propria storia, e ha ricordato Montanelli sul crollo del blocco sovietico dopo la destalinizzazione. Il punto è che un paese che demonizza sistematicamente se stesso si indebolisce

In Italia, a ottant’anni dalla Liberazione, il 25 Aprile continua a essere una ricorrenza divisiva, senza una memoria condivisa. Non si tratta di nostalgia del Fascismo, ma di maturità: la storia nazionale è fatta di pagine belle e brutte, e a nessuno serve cancellarle, come dimostra la polemica sull’obelisco del Foro Italico.

Anche l’elettorato si è ribaltato: i ceti popolari e i lavoratori votano sempre più a destra, mentre la sinistra radical chic ha perso il contatto con chi un tempo rappresentava

I no global degli anni Novanta erano di sinistra, oggi la difesa dell’identità contro la globalizzazione è bandiera della destra.

Sovranismo irresponsabile: lira e fantasie

Scipioni ha tracciato una linea netta tra due sovranismi. Quello responsabile non sogna di buttare l’Europa “nello scarico del water”, e non ha mai fatto proposte come il ritorno alla lira, che equivarrebbe a pagare con soldi del Monopoli sul mercato internazionale.

Chi propone queste cose danneggia proprio il sovranismo serio

Fratelli d’Italia, hanno ricordato i relatori, è stata per anni descritta come estrema destra, salvo poi dimostrarsi forza di governo stabile e istituzionale, come è accaduto con Vox in Spagna.

Politica estera e difesa comune

Sul fronte internazionale la diagnosi è netta: l’Europa è la grande assente. Non è né protagonista né mediatrice nei conflitti, in un mondo di guerre ibride fatte di intelligenza artificiale e social, mentre Stati Uniti, Cina e Russia giocano la loro partita. Servono un esercito europeo, una politica estera comune e un rappresentante unico che parli davvero a nome dell’Unione.

http://www.adhocnews.it/wp-content/uploads/2026/10/VID-20261024-WA0072.mp4

Scipioni ha usato l’esempio degli Stati Uniti: se ogni governatore facesse la propria politica estera, a Washington nessuno conterebbe nulla. Ha ricordato che i partiti nazionali, a sinistra come a destra, difendono l’interesse del proprio paese, come i socialisti tedeschi del 1914 che si dicevano prima tedeschi e poi socialisti. Anche per questo sperare in un leader socialdemocratico europeo “più buono con l’Italia” è un’illusione.

I giovani, i social e la disinformazione

Marcheschi ha affrontato il tema del rapporto con le nuove generazioni, partendo da ciò che ha visto a Firenze con manifestazioni segnate da vetrine blindate con paratie di legno, e dall’attesa di nuovi cortei. Il problema, ha spiegato, è un’informazione ridotta a scroll di cinque o sette secondi, che premia la rissa e non l’approfondimento. In Senato il lavoro vero si fa in commissione, tra audizioni ed emendamenti (sul decreto scuola ne sono arrivati centinaia), lontano dalle telecamere, dove il confronto tra idee è reale. Fuori, invece, si plasma l’opinione di ragazzi che a scuola ascoltano quasi sempre una sola campana.

Ha anche difeso la capacità di giudizio dell’elettorato di centrodestra, fatto di persone che vogliono capire e verificare, e ha raccontato come gli interlocutori europei e i capi di Stato abbiano accolto con sollievo il ritorno dell’Italia al tavolo, dopo anni di governi a durata breve

Ha poi avvertito sul rischio di un’America che potrebbe spostarsi su un asse economico con la Cina, lasciando l’Europa marginale. Con lucidità ha rivendicato però il valore della democrazia, che ha tempi lenti ma garantisce pace e stabilità da quasi un secolo, e ha chiuso denunciando la disinformazione di matrice russa, che alimenta divisioni interne e indebolisce i governi.

A margine: una considerazione personale

Da quanto esposto, non si può non condividere con gli intervenuti che il sovranismo del governo Meloni, in questi tre anni, ha dimostrato di essere responsabile.

L’Europa ne ha apprezzato la correttezza, la stabilità di governo e la capacità di adattamento pragmatico di un conservatorismo europeista, che si contrappone all’europeismo di maniera di radice socialista che abbiamo conosciuto fino a oggi.

Quell’europeismo che tutti abbiamo imparato a riconoscere nell’eccesso di burocrazia, quello delle quote latte, delle dimensioni di telline e zucchine, dell’arcatura delle banane

Quell’europeismo sfociato nella deriva wokista del New Deal verde, con la tentazione socialisteggiante di imporre auto elettriche e case green prima di assicurarsi della sostenibilità industriale, lavorativa ed economica di queste scelte, non solo per gli italiani ma anche per i lavoratori stranieri, come i dipendenti di Audi e Volkswagen, messi in crisi dalla data del 2035.

Dal dibattito è emerso con chiarezza che esiste anche un sovranismo irresponsabile: quello nichilista che un tempo veniva attribuito, erroneamente, a Fratelli d’Italia e che oggi ha trovato un coagulo nel generale Vannacci

È un sovranismo che propugna l’uscita dall’euro e dall’Europa senza curarsi di conseguenze, costi e sacrifici, e che finirebbe per favorire soltanto altri sovranismi, di natura imperialista, già in azione sullo scacchiere internazionale: quello trumpiano, quello cinese e soprattutto quello putiniano, con il quale l’Europa è ormai in una guerra ibrida non dichiarata, come fu la Guerra Fredda.

È questo, a mio avviso, il punto più interessante della presentazione

La Guerra Fredda fu condotta dall’Occidente, con gli Stati Uniti alla guida, contro le mire egemoniche dell’URSS. Oggi che gli Stati Uniti conducono una guerra economica non solo egemonica, l’Europa si trova di fatto isolata e accerchiata: da un ex alleato, ancora tale in ambito militare ma divenuto avversario sul piano economico; da un’ex potenza che vive di nostalgia per un prestigio perduto e di una mai sopita volontà espansionista, la Russia a est; e da sud, da un mondo musulmano che non sembra disposto a scendere a patti né ad adattarsi alle radici cristiane, giudaiche e liberali della nostra accogliente Europa.

Se una cosa insegna il sovranismo responsabile, è proprio il non potersi fidare di chi non ha i tuoi stessi interessi economici

Alla luce di questo scenario, il sovranismo del generale Vannacci servirebbe soltanto gli interessi dei nemici e dei detrattori dell’Europa e, di riflesso, dell’Italia, perché un’Italia fuori dall’euro e dall’Europa è inimmaginabile oltre che impraticabile. Su questo, autore e relatori concordano.

Il pregio del governo Meloni è stato mostrare all’Europa che esiste un sovranismo responsabile, e che la difesa degli interessi nazionali ne è la manifestazione più coerente

Per Fratelli d’Italia non servono meno Europa né un’Europa più debole, ma un’Europa con un esercito comune, una politica estera unica e un rappresentante eletto direttamente dai cittadini, non da una commissione, capace di fare davvero l’interesse di tutti gli europei, senza imporre misure su zucchine, auto elettriche o cappotti alle case.

Forse serve una presa di coscenza della necessità di un sovranismo europeo 2.0 che dia coscenza agli europei come ha detto il Presidente Donald Tusk di essere la più grande potenza economica e commerciale del mondo, ma non quella militare e politica e per farlo servono esercito e politica estera comuni in due parole Sovranismo responsabile Europeo e di tutti i paesi europeo.

Leggi anche:

https://www.adhocnews.it/

www.facebook.com/adhocnewsitalia

SEGUICI SU GOOGLE

Tags: Alessandro ScipioniAppunti per un Sovranismo ResponsabileClaudio GemelliFRATELLI D'ITALIAIN EVIDENZASCANDICCIVANNACCI
Articolo precedente

La Domenica dell’Arte

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Contatti e informazioni AdHoc News
  • Partners & Advertising
  • Privacy policy
  • Cookie policy

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Attualità
  • Cultura
  • Cronaca
  • Relax
  • Sport

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.